Il dossier dell’ex Ilva, gestito da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, continua a pesare sui bilanci della siderurgia italiana come una passività potenzialmente miliardaria. La decisione della Corte d’Appello di Milano di ordinare la sospensione dell’area a caldo di Taranto entro la fine di ottobre 2026, motivata dalla presenza di amianto e dalle emissioni di polveri sottili, ha accelerato i tempi e spinto Federacciai a presentare, a metà agosto, una manifestazione di interesse non vincolante insieme a quattordici imprese associate.
Tra queste figura ABS Acciaierie Bertoli Safau, la divisione steelmaking del Gruppo Danieli. L’iniziativa, guidata da Antonio Gozzi, riguarda l’area a freddo di Taranto e gli stabilimenti di Genova, Novi Ligure e Racconigi, con l’ipotesi di una Newco partecipata dalle aziende coinvolte. Si tratta di un passaggio preliminare, subordinato a due diligence, perimetrazione chiara degli asset e scudo ambientale e giudiziario.
Un gruppo solido come pochi
Dal punto di vista finanziario il Gruppo Danieli si presenta in una posizione di forza rara nel settore. Nella semestrale chiusa al 31 dicembre 2025 i ricavi operativi sono scesi a 1,69 miliardi di euro, in calo del 16-17 per cento, ma l’Ebitda è salito a 191 milioni (+17 per cento) e l’utile netto di gruppo ha raggiunto i 131 milioni (+5 per cento). La posizione finanziaria netta resta ampiamente positiva e in miglioramento, con valori che oscillano tra i 900 milioni adjusted e oltre 2 miliardi a seconda delle riclassificazioni, a conferma di una generazione di cassa robusta e di un portafoglio ordini salito a quasi 6 miliardi di euro.
Per l’esercizio 2025-2026 il gruppo conferma target di fatturato tra 4,1 e 4,3 miliardi, Ebitda tra 410 e 450 milioni e backlog superiore ai 6 miliardi. ABS Acciaierie Bertoli Safau sta intanto realizzando un piano di investimenti da 817 milioni di euro fino al 2028, di cui 400 milioni destinati all’Hybrid Digital Green Plant di Pozzuolo del Friuli, un impianto che integra dodici tecnologie Danieli e mira a portare la capacità produttiva oltre i 2,1 milioni di tonnellate annue riducendo le emissioni di CO₂ del 30 per cento entro il 2030.
L’opportunità Ilva
Questa solidità patrimoniale apre opportunità concrete. Un coinvolgimento tecnologico su Taranto, anche solo come fornitore di forni elettrici Digimelter, impianti DRI e sistemi di decarbonizzazione, potrebbe generare commesse di centinaia di milioni, alimentando ulteriormente il portafoglio ordini e migliorando i margini del settore Plant Making, già caratterizzato da elevata redditività.
Per ABS Acciaierie Bertoli Safau la partecipazione a una cordata sull’area a freddo potrebbe tradursi in accesso a semilavorati a condizioni favorevoli o in sinergie di filiera, sostenendo i volumi in un mercato europeo ancora debole e riducendo i costi di approvvigionamento. In un contesto di Carbon Border Adjustment Mechanism e di politiche di salvaguardia europee, catturare quote di produzione “verde” made in Italy avrebbe un impatto positivo non solo sui ricavi ma anche sulla valorizzazione di lungo termine del gruppo, oggi capitalizzato su multipli che premiano già la leadership tecnologica.
Non mancano rischi nell’operazione Ilva
I rischi finanziari, però, non sono trascurabili. Anche limitandosi all’area a freddo, le passività ambientali residue e i contenziosi legali possono emergere in due diligence con cifre difficilmente quantificabili, trasformandosi in oneri straordinari o in richieste di capitali aggiuntivi da parte della Newco. Un ingresso, anche minoritario, esporrebbe ABS Acciaierie Bertoli Safau e il gruppo madre a un possibile lock-up di risorse in un asset a bassa redditività iniziale, in competizione con gli investimenti già impegnati sul proprio piano green.
I ritardi giudiziari legati al ricorso in Cassazione, le tensioni sindacali e la volatilità dei prezzi dell’energia potrebbero dilatare i tempi di ritorno dell’investimento, erodendo il free cash flow. Inoltre, la concorrenza di Jindal e di Flacks Group (con cui Danieli dialoga già come partner tecnologico insieme a Metinvest) mantiene alta l’incertezza sul prezzo di aggiudicazione e sulle condizioni finali.
In questo scenario il posizionamento di Danieli e di ABS Acciaierie Bertoli Safau appare finanziariamente razionale se restasse prioritariamente tecnologico e se, per la divisione steelmaking, si limitasse a un perimetro “freddo” ben definito e protetto da garanzie pubbliche.
La cassa elevata e il backlog in espansione consentono di cogliere le opportunità di commesse senza compromettere la solidità patrimoniale, ma qualsiasi avanzamento richiederà una disciplina rigorosa nell’allocazione del rischio. Il destino dell’ex Ilva non è solo una questione industriale: è un test sulla capacità del sistema italiano di trasformare una passività storica in un’opportunità di valore senza dispersione di capitale.