Pietro Maria Picogna, CEO e founder di Pack, racconta come ha trasformato la passione per le persone e le relazioni in una startup che aiuta le aziende a sviluppare le competenze.
Dalla curiosità per le community online alla guida di una startup che ha raccolto 5,8 milioni di euro in Series A e lavora con oltre 80 clienti multinazionali. Pietro Maria Picogna è il CEO e founder di Pack, una piattaforma nata nel 2021 per aiutare le aziende a sviluppare e valorizzare le competenze delle persone, vincitrice del premio Migliore startup innovativa ai Money Awards 2025.
Il suo percorso è quello di un giovane imprenditore che ha saputo trasformare un’intuizione vissuta in prima persona - la difficoltà di orientarsi e crescere professionalmente senza strumenti adeguati- in un modello di business che oggi sta cambiando il modo in cui le organizzazioni pensano al People Development.
Con un team internazionale e una visione chiara sul futuro del lavoro, Pack si propone come piattaforma end-to-end centrata sulle competenze, non su singole iniziative di formazione. Abbiamo parlato con Pietro per comprendere meglio il suo percorso e la sua visione sul futuro delle competenze in azienda.
Com’è nata l’idea di creare una piattaforma dedicata allo sviluppo delle persone
La storia di Pietro inizia ben prima di Pack, con una passione che lo ha accompagnato fin dall’adolescenza.
“Sono arrivato a Pack partendo da una curiosità molto precoce per le persone e per il modo in cui si creano le relazioni. Da adolescente ho iniziato a costruire community online e, crescendo, questo interesse si è trasformato in esperienze nel volontariato, nel mondo nonprofit e poi nell’imprenditoria, fino a lanciare un primo progetto già durante l’università.”
Ma l’intuizione che ha dato vita a Pack è maturata nel 2021, durante un’esperienza lavorativa in una grande multinazionale, nel pieno della pandemia. Un contesto segnato da turnover, lavoro remoto e poca chiarezza sui ruoli, in cui Pietro si è trovato senza strumenti né supporto per orientarsi professionalmente.
“L’incontro con un mentore ha cambiato radicalmente la mia esperienza e mi ha fatto capire quanto lo sviluppo delle persone sia un fattore chiave, ma spesso lasciato al caso.”
Da quella consapevolezza è nata l’idea: creare una piattaforma dedicata allo sviluppo delle competenze.
“Il futuro del lavoro passa dalla capacità delle aziende di capire davvero le competenze delle persone, svilupparle in modo mirato e valorizzarle nel tempo. Pack nasce proprio per rendere questo processo strutturato, scalabile e accessibile.”
I risultati raggiunti e la chiave della crescita
In pochi anni, Pack ha raggiunto traguardi significativi: oltre 80 clienti multinazionali e una Series A da 5,8 milioni di euro con fondi internazionali per sostenere la crescita e l’espansione europea.
Pietro sottolinea che ciò che conta veramente va oltre i numeri.
“I risultati più rilevanti non sono solo i numeri, ma l’impatto che stiamo generando. Lavorare oggi con oltre 80 grandi aziende internazionali significa essere entrati in organizzazioni complesse, dimostrando che il nostro approccio funziona davvero su larga scala. La Series A da 5,8 milioni di euro è stata una conferma importante, perché ha validato non solo il prodotto, ma anche la visione di lungo periodo.”
Tre scelte strategiche hanno fatto la differenza: partire da problemi vissuti in prima persona, costruire una piattaforma end-to-end centrata sulle competenze (non su singole iniziative di formazione) e formare un team internazionale molto allineato sulla missione.
“Questa combinazione ci ha permesso di crescere velocemente senza perdere focus sul valore per clienti e persone.”
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I trend del futuro: competenze dinamiche, upskilling continuo e il ruolo dell’AI
Il mondo del lavoro sta vivendo una trasformazione profonda: intelligenza artificiale, upskilling continuo e nuovi modelli organizzativi stanno ridefinendo il ruolo delle persone in azienda.
Dal suo osservatorio privilegiato di imprenditore nel settore del People Development, Pietro identifica tre cambiamenti fondamentali per i prossimi 3-5 anni:
“Il primo è il passaggio definitivo da ruoli statici a modelli basati sulle competenze, dove ciò che una persona sa fare conta più del job title. Il secondo è l’upskilling continuo come processo strutturale, non più episodico: le competenze diventeranno un asset dinamico da aggiornare costantemente. Il terzo è una maggiore responsabilità dei manager nello sviluppo delle persone, supportati però da strumenti concreti.”
E l’intelligenza artificiale? Secondo Pietro avrà un ruolo determinante, ma non come molti temono.
“L’AI permetterà di personalizzare i percorsi di crescita su larga scala, collegando bisogni individuali e obiettivi di business. Se usata correttamente, l’AI non sostituirà la centralità della persona, ma la rafforzerà, liberando tempo per le relazioni, il feedback e le decisioni ad alto valore umano.”
L’Italia e la competizione globale nell’HR tech
L’Italia sta crescendo nell’ecosistema delle startup, ma nel contesto europeo e globale si parla spesso di sfide legate a capitale, talenti e scala internazionale.
Pietro riconosce al nostro Paese alcuni asset distintivi per competere nel settore HR tech.
“L’Italia ha alcuni punti di forza molto rilevanti. In primis, una grande profondità di competenze manageriali e industriali, che rende le aziende ottimi contesti di sperimentazione per soluzioni HR tech complesse. C’è poi una crescente sensibilità sul tema delle persone, della cultura e dello sviluppo delle competenze, spinta anche dalla trasformazione digitale e generazionale in corso.”
Ma per competere davvero a livello globale, servono ancora passi avanti importanti.
“Per competere davvero a livello globale serve accelerare su tre aspetti: maggiore accesso a capitali per sostenere la crescita internazionale, una mentalità più orientata alla scala fin dalle prime fasi e una maggiore capacità di attrarre e trattenere talenti internazionali. Il potenziale c’è, ma va accompagnato da ambizione e visione europea sin dall’inizio.”
Il consiglio ai leader del futuro: stare nell’incertezza e costruire relazioni
Chiudiamo chiedendo a Pietro un consiglio per le nuove generazioni che aspirano a costruire una startup o a diventare leader capaci di guidare il cambiamento in azienda.
“A chi vuole diventare un leader o costruire qualcosa di proprio direi di allenare prima di tutto la capacità di stare nell’incertezza. Il mondo del lavoro cambierà ancora molte volte e non vince chi ha sempre risposte, ma chi sa imparare velocemente e rimettersi in discussione.”
Le competenze tecniche sono importanti, aggiunge Pietro, ma non bastano più: servono anche empatia e senso di responsabilità, perché guidare significa prendere decisioni che impattano le persone.
E conclude con il principio che ha guidato personalmente il suo percorso:
“Cercare mentori e, allo stesso tempo, diventarlo per altri. Nessun percorso è davvero individuale, e la qualità delle relazioni che costruisci determina quanto lontano puoi arrivare.”
Un messaggio chiaro, dunque, ossia che il successo non si costruisce da soli, ma attraverso relazioni autentiche e la capacità di imparare continuamente dagli altri.
La storia di Pack dimostra così che innovare nel mondo del lavoro significa saper mettere le persone al centro, valorizzare le competenze come asset strategico e costruire strumenti che permettano a individui e organizzazioni di crescere insieme.
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