Quattro mesi fa Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, aveva annunciato l’apertura di un’indagine antidumping sui veicoli elettrici fabbricati in Cina ed importati in Europa, fortemente sostenuta dalla Francia di Emmanuel Macron.
Adesso sembrerebbe essere arrivata la risposta di Pechino, che ha a sua volta avviato un’inchiesta antidumping sulle importazioni oltre la Muraglia dei brandy francesi, alimentando un nuovo capitolo nella complessa disputa commerciale tra il gigante asiatico e Bruxelles.
Il botta e risposta tra Ue e Cina
I funzionari del ministero del Commercio di Pechino hanno spiegato che l’indagine sul brandy importato dall’Ue è motivata da denunce di produttori nazionali. Come ha spiegato la Cnn, quello cinese è un mercato importante per i produttori europei di brandy. La notizia dell’indagine ha fatto crollare le azioni dei gruppi di beni di consumo di lusso come Rémy Cointreau (azioni in calo di oltre il 12%), Pernod Ricard (- 3,6%), Diageo (- 2,1%) e LVMH (- 1,3%), che possiede il cognac Hennessy.
La maggior parte delle società interessate dalla suddetta indagine sono marchi di cognac francesi, a riprova di come la mossa in questione possa rappresentare una sorta di ritorsione contro il pugno duro adottato da Bruxelles sulle auto made in China appoggiato principalmente dai produttori d’auto d’oltralpe.
Nel 2022 la Cina ha importato bevande alcoliche per un valore di circa 4,5 miliardi di dollari, secondo il gruppo di ricerche di mercato Daxue Consulting, tra cui circa 37,5 milioni di litri di brandy francese. I volumi delle esportazioni di cognac sono invece diminuiti del 18,9% tra agosto 2022 e fine luglio 2023, secondo l’UGVC, l’associazione del produttore di cognac.
Per capire da dove arrivi il ruggito del Dragone bisogna tuttavia fare un passo indietro. Da mesi Bruxelles sta lottando per reprimere le importazioni cinesi a basso costo. A novembre, la Commissione europea aveva imposto tariffe temporanee fino al 24% su alcuni prodotti di plastica importati dalla Cina a seguito di un’indagine antidumping. Poi, a dicembre, l’Ue aveva aperto un’altra indagine antidumping sulle importazioni cinesi di biocarburanti, che secondo i produttori europei starebbero “danneggiando seriamente” il settore.
Un equilibrio da ritrovare
Nel 2022 lo scambio di merci tra l’Unione europea (Ue) e la Cina ha raggiunto gli 856 miliardi di euro (in crescita rispetto ai circa 586 miliardi del 2020), una cifra considerevole che basta ad evidenziare l’importanza delle relazioni sino-europee. Anche perché il Dragone è ormai stabilmente il primo partner commerciale del Vecchio Continente, al netto delle varie sfide economiche da esso rappresentate.
Nel corso degli anni, infatti, Bruxelles ha espresso preoccupazione per l’accesso delle aziende europee al mercato cinese, per la parità di condizioni al suo interno nonché per la tutela dei diritti di proprietà intellettuale. L’accordo globale sugli investimenti (CAI), negoziato tra l’Ue e la Cina nel 2020, mira ad affrontare alcune di queste questioni, nonostante la sua ratifica sia stata bloccata a causa di tensioni geopolitiche più ampie.
L’equilibrio tra le parti, di per sé precario, è stato recentemente compromesso dal testa a testa, sempre più duro, tra Pechino e Washington. Un muro contro muro che ha inasprito le relazioni Ue-Cina, ulteriormente danneggiate dal dossier delle auto elettriche e dalla reazione cinese.
Tornando al presente, come spiegato dal sito Politico, è probabile che esista un legame legame tra le pressioni della Francia per l’indagine sui veicoli elettrici di Bruxelles e la decisione di Pechino di prendere di mira ora gli alcolici francesi. Nel segmento del brandy, non a caso, la Francia rappresenta il 99% di tutte le importazioni cinesi.
Come se non bastasse, la tempistica dell’indagine cinese offre a Pechino il tempo sufficiente per attendere il risultato dell’indagine sui veicoli elettrici dell’Ue. Quest’ultima durerà 13 mesi e dovrebbe concludersi a novembre, mentre quella della Cina durerà un anno. “Prevediamo che il 2024 sarà un anno piuttosto teso nelle relazioni Ue-Cina e ci aspettiamo che la Commissione europea avvii potenzialmente ulteriori indagini su alcune esportazioni cinesi”, ha dichiarato Agatha Kratz, direttrice di Rhodium Group.