Il 2024 sarà un anno chiave per la Cina, o meglio per la sua economia, chiamata a districarsi in mezzo a non pochi ostacoli. C’è la crisi del settore immobiliare, con sempre più ex colossi cinesi del mattone vicini al punto di implodere. Ci sono dati demografici sfavorevoli e un rallentamento della crescita del pil.
Inizia poi a pesare anche la timida concorrenza dell’altro gigante asiatico, l’India, desiderosa di rosicchiare investimenti esteri al rivale e vicino di casa. Non mancano, infine, le tensioni internazionali che potrebbero costringere Pechino a rivedere i propri piani. Non è un caso che il governo cinese abbia, ad esempio, iniziato a corteggiare i Paesi in via di sviluppo e il Sud del mondo, in risposta al gelo mostrato da vari Paesi appartenenti al blocco occidentale.
In questa sorta di Guerra Fredda 2.0, dicevamo, la Cina si trova di fronte ad un bivio. Lo si è capito seguendo le Due Sessioni, un appuntamento annuale fondamentale per comprendere l’orientamento politico ed economico della nazione asiatica.
Lo scorso 5 marzo, la Cina ha pubblicato un nuovo rapporto sul bilancio governativo che ha, di fatto, definito la traiettoria della seconda economia più grande del mondo. Pechino ha inoltre pubblicato nuovi dati sulla spesa nel 2023, che forniscono preziose informazioni sull’evoluzione delle priorità di spesa del Paese e sulla sua situazione fiscale complessiva. Ecco quali sono le priorità di Xi Jinping.
Le priorità della Cina
Il think tank China Power ha evidenziato come al centro del bilancio del governo cinese ci sia il bilancio pubblico generale. Comprende, per l’esattezza, le entrate e le spese del governo centrale e dei governi locali, nonché i trasferimenti dal governo centrale ai governi locali.
Ebbene, il bilancio pubblico generale per il 2024 prevede entrate pari a 3,4 trilioni di dollari, con un aumento del 4,8% rispetto al 2023. La spesa è invece fissata a 4 trilioni di dollari, con un aumento dell’1%, lasciando la Cina con un deficit previsto ufficialmente di quasi 564,9 miliardi di dollari, in calo del 16,8% rispetto al 2023.
È interessante dare un’occhiata alla ripartizione dettagliata della spesa, a livello centrale, tra i vari settori disponibili. La maggior parte dei media, in Occidente, si è concentrata soltanto sulla Difesa, il cui bilancio è stato fissato per il 2024 a 231 miliardi di dollari, con un aumento nominale del 7,2% rispetto al budget del 2023.
C’è però altro da analizzare, come i 108 miliardi di dollari destinati agli interessi sul pagamento del debito, gli 8,4 miliardi per la diplomazia e gli affari esteri, i quasi 23 miliardi per l’istruzione, i 31,6 miliardi per la pubblica sicurezza, i 19,5 miliardi per lo stoccaggio di cereali e altre risorse strategiche e i 51,5 miliardi per scienza e tecnologia.
La Cina ha dunque concentrato la propria spesa negli affari esteri, in modo tale da rafforzare la propria rete diplomatica mondiale, oltre che nel settore tecnologico, così da attuare lo sviluppo economico di qualità richiesto da Xi in persona. Di pari passo, Pechino ha intenzione di blindare il discorso della sicurezza alimentare ed energetica, ma anche di neutralizzare eventuali minacce interne.
Dove va la Cina di Xi
La pubblicazione dei dati del 2023, e il confronto con quelli relativi al 2024, fornisce un quadro più completo di come si è evoluto il bilancio del governo cinese durante gli 11 anni in cui Xi Jinping è stato alla guida del Paese. Sostenuto dalla rapida crescita economica della Cina, il bilancio pubblico generale cinese è aumentato in modo significativo da quando Xi è salito al potere nel 2013. Dal 2013 al 2023, infatti, la spesa totale è cresciuta del 95,8% e le entrate dell’80,8%.
In ogni caso, l’obiettivo del pil recentemente annunciato dalla Cina per il 2024 rimane invariato rispetto allo scorso anno: 5%. Foreign Policy ha scritto che, per decenni, la Cina ha fatto affidamento su un tasso elevato di investimenti fissi lordi per alimentare la propria economia, ma che ha assistito a un loro declino prolungato sotto Xi. Il tasso di crescita degli investimenti fissi lordi negli ultimi 9 anni (2014-22) è stato in media del 6,7% rispetto al 13% dei 21 anni precedenti (1994-2014). Negli ultimi nove anni ha superato il 10% solo in quattro occasioni, una volta nel 2021.
La maggior parte di questi investimenti, inoltre, proveniva dal richiamato settore immobiliare, che costituiva un quarto degli investimenti totali della Cina nelle immobilizzazioni. Certo è che Pechino, al netto di stime e previsioni, ha stilato la sua personale agenda economica e stabilito dove allocare le risorse. Non resta che attendere di toccare con mano lo sviluppo di qualità proposto dalla leadership del Paese. Potrebbe essere quello il nuovo motore dell’economia cinese.