L’uscita dell’Italia dall’Euro è stato un tema molto caldo lo scorso decennio, a partire in particolare dalla fase in cui l’onda di risacca della crisi del 2008 arrivò a colpire il nostro Paese prima dal punto di vista della produzione economica e poi con una fase di crisi del sistema bancario (risultato inizialmente quasi immune dal contagio finanziario ma travolto poi dalle sofferenze generate della crisi economica e dall’evoluzione delle regolamentazioni).
In quegli anni emersero diverse voci nel dibatitto pubblico, tra cui ricordiamo Alberto Bagnai, Claudio Borghi, Antonio Maria Rinaldi e, appunto, Francesca Donato, che con argomentazioni invero molto solide supporto delle loro tesi, che riuscirono a prendere piede nel dibattito pubblico e politico, raccolte soprattutto ai tempi da Movimento 5 stelle e Lega, senza però arrivare mai neanche lontanamente a una prospettiva di esecuzione concreta. Anzi, dopo la Brexit del 2016 il tema ebbe un piccolo sussulto per poi finire in modo abbastanza silente per diventare irrilevante e persino tabù.
Nel frattempo i paladini dell’uscita dall’Euro sono diventati parlamentari (Borghi, Bagnai) o Eurodeputati (Rinaldi e, appunto, Donato).
Quest’ultima, eletta come candidata della Lega nel 2018 e ora passata alla Nuova Democrazia Cristiana, ha fondato il suo progetto politico sull’associazione Progetto Eurexit, tuttora attiva.
Qualche giorno fa Francesca Donato ha rilasciato un’intervista a Money.it in cui ha risposto alla fatidica domanda: «dall’Euro non si esce più?».
Molto apprezzabile la risposta, almeno per l’onestà nel darla: «Dal 2014 l’integrazione Europea sul fronte delle regolamentazioni e finanziario è aumentata fortemente. Se 10 anni fa quella dell’uscita dall’Euro e della ridenominazione del debito poteva essere una soluzione, oggi non sarebbe più praticabile se non attraverso un default sul debito pubblico».
Le difficoltà per il governo che volesse solcare il percorso dell’uscita sarebbero eccessive, tanto da rendere la prospettiva «impossibile o quasi», neanche passando da un referendum: «al solo annuncio del referendum la pressione finanziaria con lo spread che volerebbe alle stelle renderebbe impossibile lo scenario, l’unica possibilità futura per riprendere il discorso è che si crei una situazione di forte spinta popolare a sostegno di un governo che decidesse di attuale l’uscita attraverso l’articolo 50 che dovrebbe però essere preceduta dall’uscita dall’Euro, quindi... insomma... molto complicato».
Il mandato all’Europarlamento di Donato e Rinaldi sta per terminare (si voterà nel 2024), mentre Borghi e Bagnai hanno già ottenuto una conferma alle scorse politiche.
Tramontato il tema dell’Euro, tutti hanno mantenuto il posizionamento dei «controcorrente» sostenendo posizioni contrarie ai vari governi e a volte all’orientamento dei loro stessi partiti anche durante la «crisi pandemica». Il tutto però rimanendo nell’alveo del partito con un sistematico ritorno nei ranghi.
Così non è stato per Francesca Donato che, in disaccordo con la posizione morbida della Lega sul Green Pass, ha lasciato il partito per avviare un percorso che da indipendente l’ha portata in Italia Sovrana e Popolare e, infine, alla Nuove Democrazia Cristiana. Una scelta che difficilmente le garantirà un posto nel prossimo Europarlamento o altri tipi di posizioni di spicco nelle prossime tornate per la quale a Francesca Donato, al netto dell’evidente sconfitta della linea su cui ha costruito il suo percorso, va riconosciuto certamente un grande rispetto.