Dall’Arabia Saudita all’Iran: così i Brics raddoppiano e cambiano forma

Federico Giuliani

7 Gennaio 2024 - 07:05

L’ingresso nei Brics di importanti produttori di combustibili fossili potrebbe dare al blocco concrete possibilità di sfidare il dominio del dollaro (e non solo).

Dall’Arabia Saudita all’Iran: così i Brics raddoppiano e cambiano forma

I Brics hanno cambiato forma. Con l’arrivo del 2024, Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica hanno accolto cinque nuovi membri all’interno del gruppo che riunisce le principali economie emergenti del pianeta. Potevano essere sei, contando anche l’Argentina, ma il nuovo presidente della nazione latinoamericana, Javier Milei, ha bloccato l’adesione di Buenos Aires.

Poco male, perché il club ha comunque visto entrare al suo interno Egitto, Etiopia oltre ai pesi massimi dell’energia Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti (EAU) e Iran. Grazie a questa espansione, i Brics stanno consolidando il proprio status di voce del Sud del mondo e acquisendo maggiore peso sulla politica internazionale.

L’allargamento del gruppo, tra l’altro, è avvenuto mentre il turno di presidenza della piattaforma si trova nelle mani della Russia. Detto altrimenti, quando il prossimo ottobre, a Kazan, Vladimir Putin ospiterà il prossimo vertice Brics, nelle foto di rito troveranno spazio il doppio dei capi di Stato rispetto a quelli visti la scorsa estate a Johannesburg, in Sudafrica. Il messaggio che indirettamente riceverà l’Occidente, a quel punto, sarà abbastanza chiaro: i Brics sono passati da essere un acronimo inventato nel 2001 dai banchieri della Goldman Sachs ad un club che rappresenta uno spaccato del mondo reale. Lo stesso che oggi vuole ottenere maggiore spazio di manovra nella scacchiera globale.

L’evoluzione dei Brics

La crescita dei Brics è stata notevole. È iniziata nel 2001, quando alcuni analisti hanno coniato questo bizzarro acronimo per indicare le economie di quei Paesi che, all’epoca, mostravano interessanti segnali di crescita. Nel 2009 i leader di Brasile, Russia, India e Cina si sono incontrati per la prima volta. Infine, nel 2011, il Sudafrica è diventato il primo Paese africano ad aderire. Il resto è storia recente. Una storia accelerata da molteplici crisi regionali – per ultimo il conflitto ucraino – che hanno spinto sempre più Paesi a smarcarsi dall’alveo occidentale.

A differenza di quanto ipotizzato da alcuni analisti, secondo cui il gruppo si sarebbe presto frammentato poiché i membri, oltre a non avere un programma definito, sono politicamente e ideologicamente troppo diversi tra loro, le democrazie come Brasile, India e Sudafrica hanno continuato a lavorare pragmaticamente con autocrazie come Cina e Russia. Nemmeno gli scontri mortali tra le truppe indiane e cinesi sul confine conteso nel 2020 sono riusciti a spezzare il blocco.

Un blocco che, evidentemente, è più solido di quanto non si possa pensare. A proposito di collante, i Paesi Brics sono concordi nel ritenere che le nazioni occidentali controllino eccessivamente gli organismi internazionali - come il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale - e lavorano per dare forma ad un ordine mondiale che sia meno dominato dall’Occidente.

L’obiettivo del gruppo

Contando i nuovi membri, i Brics abbracciano ora una popolazione complessiva di circa 3,5 miliardi di persone, ovvero il 45% della popolazione mondiale, e un’economia combinata che vale oltre 28,5 trilioni di dollari, e cioè circa il 28% dell’economia globale. Altro aspetto rilevante: i Paesi del club produrranno quasi il 44% del petrolio greggio mondiale. In definitiva, l’abbinamento tra alcuni dei maggiori produttori di energia del globo ad alcuni dei maggiori consumatori tra i Paesi in via di sviluppo potrebbe contribuire a migliorare il peso economico del gruppo in un mondo dominato dagli Stati Uniti.

Secondo quanto evidenziato da Bloomberg, l’aggiunta nei Brics di importanti produttori di combustibili fossili potrebbe dare al blocco concrete possibilità di sfidare il dominio del dollaro nel commercio di petrolio e gas, oltre che negli sforzi dei loro membri di impiegare altre valute nei loro commerci. Più in generale, l’alleanza allargata potrebbe diventare un contrappeso più forte al cosiddetto gruppo dei sette, formato da Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti.

I risultati (economici) ottenuti

I maggiori risultati fin qui ottenuti dal gruppo sono stati finanziari. I Paesi Brics hanno concordato di mettere in comune 100 miliardi di dollari di riserve in valuta estera, da poter prestarsi reciprocamente durante le emergenze. Nel 2014, hanno istituito la Nuova Banca per lo Sviluppo mentre alla fine del 2022 hanno prestato ai Paesi emergenti – per la costruzione di progetti e varie infrastrutture – circa 32 miliardi di dollari.

In ogni caso, se è vero che il minimo comun denominatore del blocco coincide con l’ottenimento di maggiore spazio d’azione nel processo decisionale globale, di pari passo ogni membro sembrerebbe avere un proprio obiettivo parallelo.

La Cina, ad esempio, sta utilizzando il gruppo per accrescere il suo potere e la sua influenza nel Sud Globale, soprattutto in Africa, mentre la Russia, l’altra grande potenza mondiale dei Brics, intende scalfire l’ordine geopolitico occidentale. Anche questo non sembrerebbe essere un ostacolo per il proseguimento del progetto.

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