Dall’apice nel 1999 al -98% in Borsa. Ma oggi Pininfarina sorprende con un +6%

Claudia Cervi

2 Febbraio 2026 - 15:14

Pininfarina sale del 6% a Piazza Affari dopo un nuovo accordo da oltre 40 milioni. Ricavi sotto 100 milioni e conti ancora fragili. Tutti i numeri.

Dall’apice nel 1999 al -98% in Borsa. Ma oggi Pininfarina sorprende con un +6%

Pininfarina è stata un simbolo del design automobilistico italiano. Oggi è una penny stock. Eppure, in Borsa, torna improvvisamente a farsi notare.

A Piazza Affari il titolo guadagna circa il 6%, salendo in area 0,86 euro. Un rimbalzo che colpisce, se si considera che dai massimi del 1999 le azioni Pininfarina hanno perso oltre il 98% del loro valore.

Una delle discese più drastiche di Piazza Affari, che racconta meglio di qualsiasi grafico quanto sia stato difficile trasformare un’icona del design in una macchina industriale stabile.

Questa volta, però, il mercato non sta reagendo a un rimbalzo casuale. C’è un annuncio preciso che ha riacceso l’interesse sul titolo.

Quanto fattura oggi Pininfarina (e perché i numeri non raccontano tutta la storia)

Guardando ai conti, Pininfarina oggi è molto lontana dall’immagine che il brand evoca. Nei primi nove mesi del 2025 i ricavi si sono attestati a 67,6 milioni di euro, in lieve calo rispetto ai 69,7 milioni dello stesso periodo del 2024. Un arretramento contenuto, ma sufficiente a pesare su una struttura che resta fragile.

Il risultato operativo è finito in rosso per circa 4 milioni di euro: un peggioramento netto rispetto all’anno scorso quando i conti erano effettivamente in pareggio. Anche la perdita netta è cresciuta, arrivando a 5,5 milioni. Sono cifre che fotografano una situazione ancora complicata e margini ancora sotto pressione.

Guardando poi i dati dell’intero 2024, il quadro non migliora granché. Sì, i ricavi sono saliti del 2% toccando quota 91,9 milioni di euro, ma la perdita netta è schizzata a 4,1 milioni, quasi il triplo rispetto all’anno precedente. Il risultato operativo è passato da un leggero attivo a una perdita che supera i 4 milioni, aggravata anche da accantonamenti e svalutazioni legate a causa legale e crediti da recuperare.

Eppure, fermarsi qui sarebbe riduttivo. Perché il fatturato spiega la fatica industriale, ma non raccontano tutto. Il mercato, oggi, non sta premiando i conti in sé. Sta guardando oltre, alla capacità di Pininfarina di riempire la pipeline con progetti di lungo periodo e di tornare a dare visibilità ai ricavi futuri. Ed è proprio su questo punto che si innesta il movimento in Borsa.

Un contratto da 40 milioni e una domanda aperta sul futuro

Il rialzo di oggi in Borsa ha una spiegazione precisa. Pininfarina ha firmato un nuovo contratto da oltre 40 milioni di euro con una casa automobilistica internazionale per la progettazione e consegna del prodotto finito entro la fine del 2027.

Per una società abituata a ricavi volatili e commesse discontinui, questo accordo introduce un orizzonte di medio-lungo periodo raro.

Il mercato non ha letto l’accordo come una svolta immediata, ma come un segnale di resilienza. I conti restano fragili e la redditività è ancora lontana, ma il mercato sembra guardare oltre l’ultimo bilancio disponibile. La capacità di attrarre progetti pluriennali ad alta complessità tecnica migliora la visibilità sui ricavi futuri e riduce, almeno in parte, l’incertezza che ha caratterizzato il modello di business negli ultimi anni.

Le indicazioni fornite dalla società puntano a una progressiva normalizzazione dell’attività, sostenuta dall’entrata a regime delle commesse avviate nella seconda parte del 2025 e dall’avvio operativo dei nuovi progetti acquisiti. Non una svolta immediata, ma un percorso di maggiore continuità industriale.

A rafforzare questa lettura contribuiscono anche alcuni segnali arrivati dalle divisioni internazionali. Nel 2024 la filiale americana aveva registrato una crescita dei ricavi dell’11,1%, mantenendo un risultato operativo stabile a 1,7 milioni di euro. Ancora più significativa la performance di Shanghai, dove i ricavi erano più che raddoppiati a 6,6 milioni e il risultato operativo era tornato positivo dopo le perdite dell’anno precedente.

Il +6% di oggi non cancella un crollo del 98% dai massimi storici. Ma racconta che, anche dopo anni difficili, il mercato è ancora disposto ad ascoltare la storia di Pininfarina. Non per nostalgia, ma per capire se dietro il mito del design italiano possa esserci, finalmente, una traiettoria industriale più stabile.

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