Dal Regno Unito agli Stati Uniti, la stretta sui social è globale

Roberto Vivaldelli

03/09/2024

Nel Regno Unito finisce in manette un’attivista pro-Gaza mentre negli Stati Uniti Kamala Harris attacca il Primo emendamento. E in Brasile si oscura.

Dal Regno Unito agli Stati Uniti, la stretta sui social è globale

Dal Brasile alla Francia passando per la Germania, gli Stati Uniti e il Regno Unito. Le democrazie - guidate da “liberali” e progressisti - sono impegnate in un’azione globale repressiva contro la libertà di parole e di espressione sui social network imponendo bavagli, censure preventive e addirittura arrestando i proprietari delle stesse piattaforme (vedi l’arresto di Pavel Durov in Francia) o oscurando le piattaforme (vedi X in Brasile). Le ultime notizie preoccupanti arrivano proprio dalla Gren Bretagna, dove Sarah Wilkinson, un’attivista britannica per i diritti umani e giornalista, è stata arrestata il 29 agosto 2024 dalle autorità britanniche per contenuti pubblicato online inerenti la guerra a Gaza. La polizia ha fatto irruzione nella sua casa nelle prime ore del mattino, con dodici agenti, alcuni dei quali appartenenti all’unità antiterrorismo, che hanno sequestrato tutti i suoi dispositivi elettronici.

L’incredibile arresto di Wilkinson

Wilkinson è nota per il suo attivismo a favore dei diritti dei palestinesi e per il suo lavoro come reporter per il media «MENA Uncensored», dove ha denunciato le atrocità commesse a Gaza. Le accuse contro di lei rientrano nel quadro delle leggi antiterrorismo britanniche, le stesse utilizzate recentemente contro altri giornalisti e attivisti critici verso la politica del governo britannico nei confronti del conflitto israelo-palestinese. L’arresto ha destato scalpore sui social media, con personalità pubbliche come il musicista e fondatore dei Pink Floyd, Roger Waters, che hanno denunciato l’evento come un attacco alla libertà di espressione e un segnale di crescente autoritarismo nel Regno Unito.

Il governo guidato da Keir Starmer nel Regno Unito ha adottato misure severe per controllare i contenuti online, in particolare dopo un tragico accoltellamento a Southport. La repressione si è concentrata non solo sugli estremisti di destra, ma anche su chiunque abbia diffuso o condiviso contenuti considerati incitanti all’odio. L’Online Safety Act, come hanno annunciato i deputati laburisti, verrà molto probabilmente inasprita, conferendo al governo un potere ancora maggiore di censurare e punire le attività online, sollevando preoccupazioni tra i gruppi che difendono il free speech circa la libertà di espressione e l’abuso di queste normative che, almeno sulla carta, dovrebbero combattere la disinformazione online ma, nei fatti, diventando strumenti al servizio dei governi per censurare le opinioni scomode come quelle di Sarah Wilkinson.

I “liberali” vogliono la censura

Come nota il giornalista Matt Taibbi, i difensori di Pavel Durov e Elon Musk sono stati etichettati negativamente dai media e dai democratici La rivista Rolling Stone ha descritto i sostenitori di Durov come «estremisti di estrema destra» e Musk come un «esibizionista» che cerca di evitare responsabilità. Questi attacchi riflettono le opinioni della vicepresidente Kamala Harris, che sostiene che le piattaforme social devono essere ritenute responsabili per l’abuso della libertà di parola. Harris è in linea con il giudice Ketanji Brown Jackson, che ha criticato il Primo Emendamento, sostenendo che stia «paralizzando il governo», nonostante sia nato per limitare il potere governativo.

Proprio negli Stati Uniti, dopo la rivelazione sulle pressioni ricevute dall’amministrazione Biden, Mark Zuckerberg ha rivelato che Meta sta affrontando crescenti pressioni da parte dei governi per quanto riguarda il controllo e la censura dei contenuti sui social media. Durante un incontro aziendale, Zuckerberg ha discusso come i governi democratici stiano perdendo la pazienza con i leader tecnologici che promuovono una visione libertaria del cyberspazio, spingendoli a prendere misure più severe contro la disinformazione e i contenuti considerati dannosi.

Zuckerberg ha riconosciuto che queste pressioni stanno portando a un cambiamento nell’approccio di Meta, che ora deve bilanciare la promozione della libertà di espressione con la conformità alle normative sempre più rigide imposte dai governi. Questo si inserisce in un contesto più ampio in cui leader politici come Kamala Harris hanno espresso la necessità di responsabilizzare le piattaforme social per prevenire l’abuso dei «privilegi» di parola, un tema che sta diventando centrale nel dibattito sulla regolamentazione dei social media.