C’era un periodo in cui Panasonic dominava il mercato mondiale dell’elettronica e aveva conquistato i cuori dei consumatori occidentali.
Tra la fine degli anni Ottanta e ai primi del Duemila questa azienda giapponese era al top per quanto riguardava la vendita di televisori, registratori VHS, radio, fotocamere digitali, sistemi audio, batterie e altri dispositivi. È stata anche una delle prime a rendere i lettori CD portatili un prodotto di massa amati e usati da milioni di giovani.
Oggi i tempi d’oro sembrano sempre più appartenere al passato. Il colosso nipponico sta infatti pianificando di ridurre di migliaia di unità alcune linee di business in difficoltà oltre che tagliare la sua forza lavoro. L’obiettivo? Riorientarsi verso un’era tecnologica non più dominata dall’elettronica tradizionale.
In un comunicato ufficiale Panasonic ha spiegato di voler eliminare circa 10.000 posti di lavoro a livello globale, pari a circa il 4% dei dipendenti. Con l’intenzione di rafforzare la redditività, l’azienda ha affermato che “promuoverà la chiusura delle attività in perdita senza prospettive di miglioramento dei profitti”.
La ristrutturazione di Panasonic
Panasonic è stata fondata a Osaka oltre un secolo fa. Ha gestito una vasta gamma di attività, dai televisori e fotocamere digitali ai telefoni cellulari e agli elettrodomestici da cucina. Un tempo leader nell’elettronica di consumo, negli ultimi vent’anni l’azienda ha dovuto confrontarsi con la riorganizzazione delle proprie attività. In particolare, la redditività di Panasonic ha iniziato a calare a metà degli anni 2000, culminando in perdite significative all’inizio del decennio 2010-2011.
Sotto la guida del suo ex presidente, Kazuhiro Tsuga, entrato in carica nel 2012, l’azienda aveva già in realtà tagliato i settori in difficoltà, come quello dei televisori al plasma, riuscendo anche ad uscire dalla crisi nella quale era finita. Nel periodo fiscale conclusosi a marzo 2025, come ha spiegato il New York Times, la società ha registrato una diminuzione del 17,5% degli utili, scendendo a 366 miliardi di yen (circa 2,5 miliardi di dollari), rispetto ai 443 miliardi dell’anno precedente. Le vendite totali sono leggermente diminuite, attestandosi a 8,46 trilioni di yen (circa 58 miliardi di dollari).
Yuki Kusumi, succeduto a Tsuga nel 2021, ha proseguito questa revisione strategica per liberare liquidità da investire in nuove aree di crescita, come in stabilimenti per la fornitura di batterie per veicoli elettrici a case automobilistiche come Tesla, il settore software e l’intelligenza artificiale.
Prospettive future
Panasonic ha fatto sapere di prevedere costi di ristrutturazione pari a circa 895 milioni di dollari per l’attuale anno fiscale e affermato che, attraverso le sue ristrutturazioni, punta a migliorare i profitti di almeno 1 miliardo di dollari. Quasi la metà dei costi di ristrutturazione, ha aggiunto Reuters, sarà contabilizzata nel settore Lifestyle, che comprende elettronica di consumo e sistemi di riscaldamento e ventilazione, e un altro 40% in «altre» attività, inclusa la holding.
Mr. Kusumi è stato chiaro: quattro aree con risultati insufficienti (Tv, elettrodomestici da cucina, dispositivi industriali e meccatronica) stanno affrontando una bassa redditività e prospettive di crescita poco chiare. Panasonic adotterà dunque «misure drastiche» entro la fine dell’anno fiscale 2026, tra cui il ritiro da alcune attività o mercati, la cessazione della produzione di prodotti e il trasferimento delle attività a proprietari più idonei.
L’azienda intende concentrarsi sul suo «business delle soluzioni» - che include i sistemi di intrattenimento e comunicazione in volo, l’accumulo di energia e i servizi IT aziendali - e semplificare la sede centrale e le attività amministrative, puntando a migliorare la redditività di almeno 150 miliardi di yen entro l’anno fiscale 2026. Riorganizzerà poi la Panasonic Corp. in tre società distinte, tra cui una denominata «Smart Life», che si concentrerà sugli elettrodomestici. Se il nome «Panasonic» verrà mantenuto da queste tre nuove entità è ancora oggetto di discussione.