La crescita più scarsa d’Europa. O una non-crescita, per essere più precisi. È quella della produzione industriale italiana, che nonostante abbia di recente interrotto una pesante striscia di risultati negativi che durava da ben 26 mesi consecutivi, adesso è tornata a far registrare il segno meno.
Mentre gli interrogativi sul futuro non mancano, il quadro assume dei contorni più chiari se si guarda indietro agli ultimi venticinque anni. Stando ai dati Eurostat, l’Italia risulta il paese europeo che ha fatto registrare la più forte contrazione dell’industria tra il 2000 e il 2024: superiore a qualunque media europea e anche a quanto fatto da Francia e Germania.
Dove la produzione industriale cresce di più?
Tra il 2000 e il 2024, la produzione industriale dei paesi dell’Ue è cresciuta a un tasso medio annuale dello 0,6%. A spingere sono state soprattutto Irlanda e Polonia, con un tasso di crescita medio annuale rispettivamente del 5,6% e del 4,9%. La Germania, da decenni protagonista nel ruolo di “Locomotiva d’Europa”, nonostante la crisi affrontata negli ultimi anni ha chiuso il periodo con una crescita al ritmo dello 0,3% annuo, quindi sotto la media Ue, ma in linea a quella dell’Eurozona e in ogni caso su valori positivi. Una contrazione c’è stata invece per la Francia (-0,4%, la Spagna (-0,7% e il Portogallo (-0,9%). Tuttavia, nessuno ha fatto male come l’Italia, la cui produzione industriale tra 2000 e 2024 è diminuita in media dell’1,1% all’anno.
Produzione industriale: crescita media annua tra 2000 e 2024
- Irlanda: +5,6%
- Polonia: +4,9%
- Lituania: +4,6%
- Slovacchia: +4,4%
- Estonia: +4,0%
- Ungheria: +2,9%
- Lettonia: +2,8%
- Repubblica Ceca: +2,4%
- Romania: +2,4%
- Belgio: +2,3%
- Austria: +2,2%
- Slovenia: +1,9%
- Danimarca: +1,5%
- Croazia: +1,0%
- Finlandia: +0,6%
- Svezia: +0,6%
- Cipro: +0,5%
- Paesi Bassi: +0,4%
- Germania: +0,3%
- Malta: +0,2%
- Lussemburgo: -0,2%
- Grecia: -0,4%
- Francia: -0,4%
- Spagna: -0,7%
- Portogallo: -0,9%
- Italia: -1,1%
- Bulgaria: n.d.
Nei primi anni 2000, più precisamente fino alla vigilia della crisi finanziaria del 2007-2009, l’industria europea ha vissuto una fase di crescita generale, in media del 2% all’anno. In quegli stessi anni, anche la produzione industriale italiana ha attraversato un periodo di espansione, sebbene a livelli più modesti (+0,2% di tasso di crescita medio annuo). Di fatto, però, gli anni tra il 2000 e il 2007 risultano gli ultimi nei quali l’industria italiana ha vissuto una fase di espansione.
All’origine della crisi italiana
I primi problemi sono si sono manifestati tra 2008 e 2009, con la produzione industriale italiana che ha fatto segnare un calo dell’11,4% nel biennio, superiore alle flessioni medie registrate in Ue e nell’Eurozona (-8,3% e -8,5%). La seconda fase di crisi profonda è arrivata chiaramente con la pandemia: nel 2020 la produzione industriale italiana è crollata anche in questo caso di oltre l’11%, risultando sempre più accentuata rispetto alle medie europee. Infine, arriviamo al periodo tra il 2021 e il 2024, iniziato con un forte rimbalzo nel primo anno, ma in seguito caratterizzato dalla prolungata crisi industriale, iniziata a febbraio del 2023. Tra 2021 e 2024 l’industria italiana ha subito una flessione media dell’1,9% all’anno, facendo meglio, tra le grandi economie, solamente della Germania (-2,3%), alle prese con una crisi ancora più profonda.
Soprattutto grazie ai risultati positivi dell’industria di legno, carta e stampa e della fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria, lo scorso aprile la produzione industriale italiana è cresciuta dell’1% rispetto a marzo e dello 0,3% rispetto ad aprile 2024: il primo confronto positivo anno su anno che ha spezzato la famosa striscia negativa 26 mesi di cui si diceva. A maggio però è tornato il segno meno (-0,9% su base annua), con il settore energetico che si è distinto come l’unico in crescita su base mensile.
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