Covid, la vitamina D previene l’infezione? Cosa dicono gli esperti

Martino Grassi

8 Dicembre 2020 - 10:58

28 Dicembre 2020 - 09:06

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La vitamina D è davvero in grado di prevenire o trattare la Covid-19? Ecco cosa dicono gli esperti.

Covid, la vitamina D previene l'infezione? Cosa dicono gli esperti

La vitamina D può prevenire l’infezione da coronavirus? Sebbene il ministero della Salute abbia ribadito ancora una volta che al momento non ci sono studi scientifici che dimostrino questa tesi, due scienziati italiani Università di Torino, Giancarlo Isaia ed Enzo Medico, hanno voluto approfondire il ruolo preventivo e terapeutico della vitamina D nella pandemia da COVID-19.

Il focus della ricerca riguarda in realtà l’aiuto che fornisce la vitamina al sistema immunitario e la possibilità di scongiurare, in alcuni casi, malattie respiratorie. La prevenzione patologie croniche legate alla carenza di vitamina D, inoltre, può evitare complicazioni ulteriori in caso d’infezione. Ma vediamo cosa dicono gli esperti.

Vitamina D utile contro il coronavirus?

Al momento esistono più di 300 studi che illustrano un possibile legame tra la Covid-19 e la vitamina D, i quali evidenziano una carenza di questa sostanza (ipovitaminosi D) nei pazienti che hanno manifestato forme gravi dell’infezione causata dal Sars-CoV-2 e in quelli deceduti.

Il professor Giancarlo Isaia, docente di Geriatria e presidente dell’Accademia di Medicina di Torino, e il professor Enzo Medico, ordinario di Istologia all’Università di Torino, hanno pubblicato uno studio dal titolo “Possibile ruolo preventivo e terapeutico della vitamina D nella gestione della pandemia da COVID-19”. All’interno del documento è stato messo in evidenza un possibile legame tra l’ipovitaminosi D riscontrata nella popolazione italiana e le complicanze dell’infezione da coronavirus.

Riequilibrare i livelli di vitamina D sarebbe “necessario anzitutto per prevenire le numerose patologie croniche che possono ridurre l’aspettativa di vita nelle persone anziane” e verosimilmente, con “minore evidenza scientifica”, per provocare una “maggiore resistenza all’infezione COVID-19 ”, hanno precisato i due scienziati.

I loro risultati trovano conferma anche in numerosi altri studi tra cui quello condotto da Anshul Jain, del dipartimento di Anestesiologia del M.L.B Medical College, in India, che ha coinvolto 154 pazienti, nel quale è stato evidenziato che il 31,86% delle persone asintomatiche e il 96,82% dei ricoverati in terapia intensiva mostravano livelli bassi di vitamina D.

Sebbene non esistano ancora degli studi clinici controllati diversi scienziati dunque sostengono che questa sostanza possa ridurre la possibilità di sviluppare forme gravi di infezione e addirittura prevenirla, tanto che il Regno Unito, che ha già dato il via alle vaccinazioni, ha deciso di distribuire gratuitamente la vitamina D a più di due milioni di cittadini, in forma preventiva.

Come combattere la carenza di vitamina D

Nello documento dell’Università di Torino si evidenzia come l’Italia sia uno dei Paesi europei, insieme a Spagna e Grecia, in cui si registrano i maggiori casi di ipovitaminosi D. Nei Paesi nordici l’incidenza sembrerebbe minore per “l’antica consuetudine di addizionare cibi di largo consumo - latte, formaggio, yogurt - con vitamina D”.

Come si può rimediare a una carenza? Il consiglio è quello di esporsi il più possibile alla luce solare. Per questo periodo di misure restrittive andranno bene anche balconi e terrazze. In aggiunta vanno consumati cibi ricchi di vitamina D come lo sgombro, il tonno, il salmone, i formaggi grassi, il burro, il tuorlo d’uovo, i funghi e la carne di fegato. In alcuni casi, espressamente sotto controllo medico, si possono anche assumere farmaci specifici.

Va ricordato che non si tratta di una misura preventiva comprovata ma solamente di un’ipotesi ancora al vaglio degli esperti. Come tale va presa con le pinze, anche perché un eccesso di vitamina D può causare calcificazioni diffuse negli organi, fino ad arrivare a contrazioni e spasmi muscolari, vomito e diarrea.

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