Covid, identificati i super diffusori di virus: ecco chi sono

Fiammetta Rubini

11 Febbraio 2021 - 15:46

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Alcune persone sono responsabili di un più alto numero di contagi rispetto ad altre. Età, peso e carica virale sono tre fattori chiave: ecco cosa sappiamo oggi di questi super diffusori di coronavirus.

Covid, identificati i super diffusori di virus: ecco chi sono

Da inizio pandemia alcune persone si sono rivelate responsabili di una più alta percentuale di contagi rispetto ad altre. Come è possibile? Esistono davvero i super diffusori di coronavirus?

La risposta è sì, e oggi la scienza è in grado di darci maggiori dettagli su questi super untori di Covid-19. Ecco chi sono e da cosa dipende il loro grado di contagiosità.

Covid, chi sono i super diffusori: lo studio

Gli scienziati e gli esperti di salute pubblica indagano da tempo sugli individui definiti super diffusori, in grado di trasmettere il Covid-19 in modo più veloce e devastante.

Ora un nuovo studio americano pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences rivela che obesità, anzianità e carica virale sono alcuni dei fattori chiave che contribuiscono a rendere una persona significativamente più contagiosa di altre.

La ricerca è stata condotta dagli scienziati del MIT, di Harvard, del Massachusets General Hospital e della Tulane University utilizzando i dati di uno studio osservazionale su 194 persone sane e uno studio sperimentale su primati non umani con Covid-19. I ricercatori hanno scoperto che le persone anziane con alti indici di massa corporea e cariche virali più elevate possono produrre una quantità quasi tripla di goccioline respiratorie rispetto ad altri gruppi presi in esame.

“I nostri risultati mostrano che i giovani e i sani tendono a generare molte meno goccioline rispetto ai più anziani e ai meno sani, ma mostrano anche che chiunque di noi, se infettato da Covid-19, può essere a rischio di produrre un gran numero di goccioline respiratorie”, spiegano gli autori dello studio.

Lo studio ha anche confermato quanto già emerso con altre malattie infettive, e cioè che il 20% delle persone sono responsabili dell’80% delle infezioni.

Da cosa dipende la contagiosità

Il dott. Rob Murphy, docente di malattie infettive e di ingegneria biomedica, dice che il modo in cui qualcuno è più infettivo di un altro dipende dall’organismo. “Ogni corpo reagisce al virus e gestisce l’infezione in maniera diversa. Alcune persone hanno quella che noi chiamiamo carica virale alta: c’è chi ha poca quantità di virus nelle goccioline, e chi ne ha 10 0 100 volte tanto”.

Il dottor Jared Baeten, vice preside della School of Public Health e professore di salute globale, medicina ed epidemiologia presso l’Università di Washington, concorda: “Ci sono tante cose che ancora non sappiamo di questo virus, ma in genere nelle infezioni la carica virale può cambiare in base al sistema immunitario o alla genetica”.

E una carica virale più alta può significare che alcuni sono più contagiosi di altri. Influisce, però, anche la durata del contatto. Le persone che parlano ad alta voce, che sbuffano o che cantano rilasciano più goccioline nell’aria.

Anche chi è più espansivo e fisico e tende a passare più tempo in compagnia e a stretto contatto con gli altri. Uno studio ha poi cercato di dimostrare il legame tra diffusione del virus e lingua parlata.

Chiaramente ha un peso anche il contesto: gli esperti hanno individuato i luoghi a maggior rischio contagio, come RSA, campi profughi, dormitori, navi da crociera e ospedali, e in generale gli ambienti indoor piuttosto che all’aperto.

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