Così le aziende polacche eludono le sanzioni contro la Russia

Roberto Vivaldelli

12/01/2025

La Polonia è uno dei più convinti sostenitori dell’Ucraina contro la Russia: eppure molte aziende polacche eludono le sanzioni economiche attraverso Paesi terzi.

Così le aziende polacche eludono le sanzioni contro la Russia

A seguito dell’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022, ultima drammatica fase di una guerra iniziata nel 2014, Usa ed Ue hanno imposto dure sanzioni economiche contro il Cremlino, con l’obiettivo di strangolare l’economia russa e costringere l’esercito russo alla ritirata.

L’intento era chiaro: indebolire l’economia russa, privarla delle risorse necessarie per sostenere lo sforzo bellico e porre fine a una guerra che ha causato decine di migliaia di vittime.

Un fallimento, vista la situazione sul campo di battaglia, dove Mosca avanza ovunque nel Donbass. Inoltre, nonostante queste sanzioni, alcune aziende europee hanno trovato modi per eludere le restrizioni, sollevando seri dubbi sull’efficacia di queste misure.

Tra le aziende che continuano a commerciare con la Federazione russa ci sono anche le insospettabili società polacche. Come uno degli alleati più fermamente schierati con l’Ucraina, infatti, la Polonia ha infatti assunto una posizione molto dura nei confronti di Mosca: ma dietro gli slogan bellicisti del governo di Varsavia ci sono decine di aziende che continuano a fare affari con i russi.

Così le aziende polacche eludono le sanzioni

Mentre molti Paesi sono riusciti a diversificare le loro rotte commerciali, sostituendo i fornitori russi con Stati non soggetti a sanzioni, altri – incluse alcune aziende polacche – sono state accusate di aggirare le restrizioni attraverso paesi terzi. Come riportato dal Kyiv Post, alcune aziende polacche starebbero facilitando il commercio con la Russia tramite Paesi intermedi, eludendo le sanzioni pensate per privare il Cremlino di risorse vitali per la guerra. Questo fenomeno è particolarmente evidente nell’export di acciaio e petrolio russi, con i porti polacchi che giocano un ruolo cruciale nel transito di questi beni verso destinazioni finali, talvolta camuffati da prodotti di altri Paesi.

Nonostante la Polonia abbia smesso di importare petrolio e prodotti petroliferi dalla Russia nel 2022, il Paese rimane comunque un attore chiave nel mercato regionale grazie alla sua posizione geografica strategica. I porti polacchi vengono utilizzati per facilitare il transito dell’acciaio russo e di altri prodotti metallurgici diretti verso Paesi come la Repubblica Ceca, dove questi beni vengono lavorati e rivenduti senza implicazioni dirette legate alle sanzioni.

Un esempio di come questi meccanismi stiano funzionando è l’impressionante aumento delle esportazioni polacche verso il Kyrgyzstan, che ha visto un incremento del 1900% dal 2022, suggerendo che queste merci potrebbero finire in Russia dopo un processo di transito. Inoltre, la Polonia rimane uno dei maggiori acquirenti di gas liquefatto (LPG) dalla Russia, con una spesa che ha raggiunto i 710 milioni di euro nel 2023, quasi due terzi di tutte le importazioni dell’UE.

Il flop delle sanzioni

Uno degli ostacoli principali nell’attuazione delle sanzioni in Polonia è emerso con la creazione di una “flotta ombra” di navi cisterna, una rete di imbarcazioni che operano sotto strutture di proprietà opache per eludere le normative marittime occidentali. Secondo stime, questa flotta ombra sarebbe cresciuta fino a comprendere almeno 399 navi, permettendo alla Russia di esportare petrolio tramite rotte complesse che aggirano le sanzioni stabilite.

Le navi di questa flotta non solo minano l’efficacia dei tetti di prezzo fissati dal G7 e dall’UE, ma comportano anche rischi ambientali significativi, considerando che molte di queste imbarcazioni sono obsolete e in cattive condizioni. Come evidenziato dagli esperti di MRS (Members’ Research Service), la flotta ombra russa, composta da navi vecchie e scarsamente mantenute, rappresenta una minaccia per la sicurezza marittima e l’ambiente.

In aggiunta, altre difficoltà sono emerse con casi come l’arresto di un cittadino tedesco, accusato nel novembre 2024 di esportare tecnologia a doppio uso verso la Russia, potenzialmente utilizzabile per la produzione di armi. Questo episodio evidenzia ulteriormente le sfide che le autorità polacche devono affrontare nel prevenire l’esportazione di beni sanzionati verso strutture militari russe.

L’accusa di Kiev

Secondo gli esperti della Kyiv School of Economics (KSE), se la Polonia non adotta misure più severe e trasparenti per prevenire l’evasione delle sanzioni, rischia di minare la propria credibilità e di compromettere l’unità tra gli alleati occidentali. Gli economisti della KSE hanno scritto in un rapporto del marzo 2023: «Le sanzioni più dure abbrevieranno la guerra indebolendo la capacità della Russia di finanziare lo sforzo militare – e, cosa più importante, lo faranno in un modo che causa meno morti e distruzione. Se volete la pace, sanzionate la Russia con maggiore severità».

Le raccomandazioni per migliorare l’applicazione delle sanzioni includono il rafforzamento dei controlli sulle importazioni di prodotti metallurgici da Paesi terzi che potrebbero contenere materiali russi, la maggiore sorveglianza delle pratiche commerciali, e l’introduzione di sanzioni personali contro coloro che continuano a commerciare con la Russia.

Nonostante le evidenti violazioni delle sanzioni da parte di molte aziende polacche e il loro ruolo nel facilitare il commercio di risorse chiave per la Russia tramite Paesi terzi, il governo polacco non sta adottando misure concrete per contrastare queste pratiche, lasciando che la retorica bellicista coesista con un sistema che, di fatto, alimenta l’economia russa.

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