Nel 2022 Joe Biden aveva definito l’offensiva russa in Ucraina un colpo devastante per l’economia della Russia. Due anni più tardi, e cioè oggi, si prevede che quella stessa economia crescerà nel 2024 più velocemente di Stati Uniti, Germania, Francia o Regno Unito. Certo, gli Usa hanno annunciato nuove sanzioni contro Mosca, ma è difficile che l’ennesimo pacchetto punitivo possa in qualche modo cambiare una realtà ormai già consolidata, data la resilienza mostrata dal Cremlino.
La tattica adottata da Vladimir Putin per resistere alla pressione occidentale è stata più semplice di quanto non si possa pensare. Il presidente russo si è limitato ad aumentare le spese per la Difesa, puntando così su una sorta di “economia di guerra”, e a trovare clienti e fornitori in Asia che fossero propensi a sostituire i partner commerciali perduti (leggi: Usa e Ue). Al momento, almeno nel più stretto presente, la missione di Putin è riuscita. Al contrario, gli sforzi americani ed europei volti a paralizzare la Federazione Russa sembrerebbero falliti, ha scritto il Washington Post.
Per capire il motivo in maniera più approfondita basta dare un’occhiata ai dati raccolti dall’Atlantic Council. Innanzitutto le relazioni commerciali esterne della Russia si sono stabilizzate. In seguito al drastico crollo di oltre il 50% delle importazioni subito dopo l’attacco in Ucraina, l’import russo è tornato più o meno alla media del 2019. Parte integrante di questa ripresa, ha spiegato il think tank, è dovuto al rafforzamento delle relazioni commerciali tra Mosca e Pechino.
L’importanza della partnership tra Cina e Russia
Se dal 2021 ad oggi le esportazioni cinesi verso il resto del mondo sono cresciute del 29%, quelle dirette in Russia, sempre nello stesso arco temporale, sono schizzate alle stelle superando il 121%. Pechino è ora un fornitore chiave di Mosca, sia per quanto riguarda i beni industriali che quelli di consumo. Il Dragone sta sostanzialmente aiutando il Cremlino a mantenere a galla la sua economia interna.
Negli ultimi mesi del 2023, le esportazioni del G7 verso la Russia rappresentavano il 28% della media del 2019. Da allora, tuttavia, Mosca è stata in grado di sostituire le sue relazioni commerciali di lunga data con il G7, e soprattutto con l’Unione europea, con la Cina. La Repubblica Popolare Cinese esporta nell Federazione Russa più di quanto non facesse l’intera Ue, l’ex principale partner commerciale della Russia, prima della pandemia di Covid.
I funzionari cinesi hanno gradualmente intensificato gli acquisti di petrolio russo a prezzi scontati e aumentato le spedizioni nel Paese partner di grandi quantità di componenti industriali, beni di lusso e prodotti tecnologici. “Questa è la prima crisi geopolitica senza che tutte le principali economie asiatiche siano a bordo. L’Occidente non ha più un potere economico decisivo. L’India e la Cina sono sufficienti per tenere a galla la Russia”, ha tagliato corto lo storico ed esperto di sanzioni Nicholas Mulder della Cornell University.
“Per pagare questa guerra brutale, il Cremlino sta ipotecando il futuro del popolo russo”, ha dichiarato il vice segretario al Tesoro americano Wally Adeyemo in un discorso al Council on Foreign Relations di New York. Tuttavia, la situazione attuale non è quella che la Casa Bianca o i suoi alleati europei si sarebbero aspettati.
Il ruolo di Pechino
Prima del conflitto, la Russia forniva la metà del carbone dell’Unione Europea, il 40% del gas naturale e circa un quarto del petrolio greggio. Tutto, o quasi, evaporato. Adesso le nuove esportazioni cinesi verso la Russia hanno sostituito le importazioni perdute dell’Ue. Mentre l’export dell’Ue verso la Federazione Russa è diminuito a poco meno di 5 miliardi di dollari al mese dal 2019 al 2023, quello cinese è aumentato di poco più di 5 miliardi di dollari al mese, passando da 3,9 miliardi di dollari a 9 miliardi di dollari mensili nello stesso lasso di tempo preso in esame.
Dalla Cina sono aumentate le esportazioni di materie prime e prodotti industriali finiti, come gomma, prodotti chimici e plastica. Ma la Cina è diventata anche il principale fornitore russo di macchinari, con un aumento delle esportazioni di quasi il 129% nei primi nove mesi del 2023 rispetto allo stesso periodo del 2019. Come se non bastasse, quasi la metà delle merci spedite dalla Cina in Russia nel 2023 sono beni di consumo.
Proprio come le fabbriche russe dipendono ora dagli input cinesi, ha commentato il citato Atlantic Council, le famiglie russe dipendono sempre più dall’abbigliamento, dai giocattoli e persino dalle apparecchiature per ufficio di produzione cinese. Molti russi sono stati costretti a sostituire le case di moda occidentali di Parigi, Londra e Milano con gli abiti di Shanghai e le calzature del Fujian. E adesso guidano anche auto cinesi: nel 2023 le esportazioni di veicoli cinesi saranno superiori del 900% rispetto allo stesso periodo del 2019.
La schiacciante dipendenza della Russia dalle importazioni industriali e di consumo cinesi sta proiettando la relazione Russia-Cina verso una dimensione ben precisa: il Cremlino è sempre più una sorta di vassallo economico del Dragone.