Così la «dottrina Donroe» di Trump cerca di influenzare l’emisfero occidentale citando la vecchia politica statunitense

Ilena D’Errico

6 Gennaio 2026 - 18:22

Trump prosegue con la sua dottrina Donroe, citando la vecchia politica statunitense per influenzare ancora di più l’emisfero occidentale.

Così la «dottrina Donroe» di Trump cerca di influenzare l’emisfero occidentale citando la vecchia politica statunitense

Gran parte del mondo è scossa per la piega presa dalle tensioni tra Stati Uniti e Venezuela, ma non Donald Trump, che anzi ha celebrato l’attacco a Caracas e la cattura del presidente Maduro con veemenza durante l’ultima conferenza stampa. Nell’occasione, il tycoon ha fatto proprio un termine coniato dalla stampa tempo addietro, citando la “dottrina Donroe” in riferimento alla politica estera americana e soprattutto ai rapporti con l’America del Sud.

Non a tutti è chiaro dove stia andando a parare la difesa statunitense, visto che il termine originario, la dottrina Monroe, era noto per lo più agli storici finché non è arrivato nel giornalismo. La Casa Bianca, comunque, se n’è appropriata con gioia e l’ha utilizzato anche nel nuovo National strategy security of Usa, il documento programmatico annuale che fissa le priorità di sicurezza nazionale, diplomazia e politica estera. Scelte lessicali a parte, Washington conferma apertamente la volontà di influenzare l’emisfero occidentale, rinnovando una linea interventista mascherata da intenti difensivi, come ha imparato a fare da decenni.

Ma cos’è la dottrina Donroe?

Cominciamo dal principio. La dottrina che l’amministrazione Trump sta dichiaratamente cercando di rinnovare risale al 1823 e prende il nome dalla strategia dell’allora presidente statunitense, James Monroe. Il quinto presidente Usa, in nome dello slogan “l’America agli americani”, ha basato buona parte della strategia difensiva nazionale sul controllo dei Paesi esteri circostanti. In nome di esigenze prioritarie e in una narrazione che è stata ripetuta con poca sottigliezza nel susseguirsi delle amministrazioni statunitensi, Monroe ha deciso che per rispondere alle minacce alla sicurezza nazionale Usa erano dovuti e permessi i più vari interventi in America Latina.

Una strategia di difesa che è ben presto diventata il cuore della politica estera statunitense, fino a trasformarsi in un’autentica base ideologica preconfezionata con cui giustificare azioni politiche e militari persino. In nome di una protezione dal pericolo della colonizzazione o di qualsiasi altro motivo di interferenza europea, gli Stati Uniti si sono fatti forti di confini sempre più alti e un’ingerenza sempre più invadente nell’intera America Latina.

Il dichiarato obiettivo di proteggere la sicurezza nazionale da minacce spaventose, pericoli legati a violenze, stupefacenti e regimi sanguinari, ha concesso un certo margine di discrezionalità agli Stati Uniti. Una certa condivisione di intenti di sottofondo e l’innegabile visione “americanocentrica” hanno fatto il resto, permettendo a Washington di forzare la propria presenza negli affari interni dei Paesi latinoamericani indisturbata.

Che influenzare l’emisfero occidentale abbia ben altri vantaggi è altrettanto evidente, per quanto discorsi di coraggio e patriottismo possano fuorviare leggermente. Arriviamo così ai simili fini di Donald Trump, motivo per cui la sua politica è stata ribattezzata “dottrina Donroe” dall’unione dei nomi dei presidenti, un’espressione coniata per la prima volta dal New York Post e poi ampiamente ripresa, fin dallo stesso Trump.

Trump nell’emisfero occidentale

Con la sua dottrina Donroe, Trump dà un nome alle sue mire piuttosto che tentare di giustificarsi, sempre così manifestamente convinto del fine che giustifica i suoi mezzi. Il dispiegamento militare sempre più massiccio è sfociato in un attacco militare vero e proprio al Venezuela, culminato nella cattura del presidente Maduro e sua moglie. Il tycoon si ostina a definirlo un arresto, non essendo noti presupposti giuridici che permettano di definirlo tale, tant’è che il diritto internazionale non dovrebbe permettere il processo estero di un Capo di Stato in carica.

Per quanto l’escalation sia emergenziale, sembrerebbe essere soltanto l’inizio di una strategia che Trump sta allestendo da tempo. Per impedire ai rivali degli Stati Uniti come Cina e Russia di minacciare il Paese in modo diretto o appropriandosi di risorse strategiche (e questa non è una sintesi, ma un estratto dal documento programmatico ufficiale), l’influenza della Casa Bianca sembra destinata ad allargarsi ancora. Le minacce a Messico, Colombia e Groenlandia non sono un mistero, come neppure le ingerenze in elezioni e governi, partendo dal Brasile. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha ancora una volta evidenziato le intenzioni statunitensi, esaltandone gli aspetti positivi chiaramente, raccontando:

Questo è l’emisfero occidentale. Qui viviamo e non permetteremo che l’emisfero occidentale sia una base operativa per avversari, concorrenti e rivali degli Stati Uniti.

Non resta che da vedere fino a dove gli Stati Uniti vorranno spingersi e sino a quando potranno farlo senza turbare l’ordine mondiale in modo irreparabile.

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