La buona notizia è che Geox non sta più precipitando. La cattiva è che il titolo resta lontanissimo dai fasti di un passato che oggi sembra quasi appartenere a un’altra era di Piazza Affari. Per capire cosa è successo alle azioni Geox bisogna tornare indietro nel tempo, a quando era il 2007 e il gruppo delle “scarpe che respirano” arrivava a valere circa 15 euro per azione, cavalcando consumi in crescita e un modello industriale che il mercato considerava vincente. Oggi il confronto è impietoso. Il titolo scambia intorno a 0,3060 euro e continua a muoversi sui minimi storici, in calo anche nel 2025.
Eppure, nel disastro c’è una sfumatura che molti investitori stanno iniziando a notare. Il ribasso da inizio anno, pari a circa il 33%, è pesante ma più contenuto rispetto alle cadute verticali degli anni precedenti. Come se il mercato, dopo aver punito Geox senza sconti, stesse cercando un nuovo equilibrio. Non un vero rimbalzo, almeno per ora, ma una fase in cui la pressione in vendita sembra meno aggressiva.
Perché le azioni Geox sono crollate in Borsa e cosa sta scontando il mercato
Il crollo delle azioni Geox non è figlio di un singolo evento, ma della somma di più fattori che si sono stratificati nel tempo. Il mercato guarda al settore calzature e vede una domanda sotto pressione, compressa da anni di incertezza economica e da un cambiamento strutturale nei consumi. In questo quadro, il titolo ha finito per diventare una delle peggiori performance di Piazza Affari, con una capitalizzazione che riflette aspettative molto basse.
Il budget 2026, approvato nelle ultime settimane, si inserisce in continuità con il Piano Industriale 2025-2029, ma introduce un elemento che il mercato ha colto subito. Più prudenza. Le stime sui ricavi sono state riviste al ribasso per tener conto di uno scenario macro meno favorevole e di una contrazione attesa della domanda di settore. Non si parla di un crollo dei fatturati, ma di una flessione contenuta, nell’ordine di un low single digit, che però assume un valore simbolico. È il segnale che la crescita, almeno nel breve, non è all’orizzonte.
A pesare è anche la scelta di razionalizzare i canali digitali, privilegiando la redditività rispetto ai volumi. Una mossa che guarda alla qualità dei margini più che alla quantità delle vendite, ma che nel breve riduce la spinta sul fatturato. Il mercato, soprattutto in una fase di tassi in discesa dove torna la caccia a storie di crescita, tende a penalizzare chi sceglie la strada della difesa. Non sorprende, quindi, che dopo una reazione tiepida il titolo sia rimasto inchiodato, in attesa di un catalizzatore che ancora non si vede.
Conviene comprare ora le azioni Geox?
Se si va oltre il primo sguardo, il budget 2026 racconta però una storia meno fragile di quanto suggerisca il prezzo in Borsa. Geox punta a difendere la marginalità anche in uno scenario di ricavi più deboli, confermando un EBIT margin rettificato tra il 2 e il 3%. Per il management è meglio crescere poco, o non crescere affatto, ma farlo in modo sostenibile. Le iniziative di efficientamento già avviate dovrebbero portare benefici sui costi per 8-9 milioni di euro, con effetti più visibili proprio nel 2026.
Grafico azioni Geox
Fonte Tradingview
Sul fronte finanziario, la linea resta improntata alla prudenza. L’indebitamento bancario atteso tra 80 e 85 milioni di euro è coerente con il Piano Industriale e con la generazione di cassa prevista. In un’epoca in cui il mercato torna a guardare con attenzione alla solidità dei bilanci, questo è un elemento che non passa inosservato, soprattutto dopo anni di tassi elevati. Il vero nodo, semmai, è la visibilità. Geox è una small cap con poche coperture da parte degli analisti. Intesa Sanpaolo mantiene una posizione “neutral” con target price a 0,33 euro, Mediobanca resta più cauta con un giudizio “underperform” e un obiettivo a 0,45 euro. Segnali che riflettono una mancanza di consenso e, allo stesso tempo, lasciano spazio a letture divergenti.
Il punto, per chi guarda il titolo, non è se Geox tornerà quella del 2007, ma se questi livelli raccontano già il peggio. In tal caso, il forte deprezzamento potrebbe diventare un fattore di interesse in vista dell’aggiornamento del Piano Industriale previsto per la primavera 2026.
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