Che cosa succede alle banche cinesi? Oltre la Muraglia gli istituti stanno scomparendo ad un ritmo senza precedenti principalmente a causa della crisi del mercato immobiliare del Paese, ancora irrisolta, e degli scarsi controlli sui rischi. I numeri, del resto, parlano chiaro.
Nella settimana conclusasi il 24 giugno, 40 banche, piccole o per lo più rurali, sono state assorbite da istituti più grandi in una vicenda quasi senza precedenti in Cina. Alcune sono addirittura crollate, evaporate come neve al sole, sparite nel nulla.
“Nemmeno al culmine della crisi dei risparmi e prestiti i creditori sono scomparsi a un ritmo così veloce”, ha scritto l’Economist. La situazione è abbastanza delicata. I riflettori sono puntati su circa 3.800 istituti di credito della Cina rurale che detengono ben 7.500 miliardi di dollari di attività, pari al 13% dell’intero sistema bancario, e che stanno iniziando a “dissanguarsi” a causa di un eccesso di prestiti inesigibili.
Ebbene, 36 delle 40 istituzioni fallite e sopra citate sono state assorbite da un unico gigantesco istituto di credito: la Liaoning Rural Commercial Bank, creata dagli enti di regolamentazione a settembre per gestire le bad bank. E pensare che negli ultimi 10 mesi sono state create cinque istituzioni simili con lo stesso scopo: assorbire le piccole bad bank. Una soluzione? Forse sì, o forse no. C’è, infatti, chi ritiene che questa decisione genererà soltanto banche più grandi e inefficienti.
Il problema delle banche rurali
Per quale motivo le banche cinesi, soprattutto quelle rurali, si trovano in questa situazione? Molti di questi istituti hanno effettuato prestiti a costruttori immobiliari e governi locali, esponendosi alla crisi immobiliare che avrebbe travolto il Paese. Alcune banche hanno infatti rivelato che il 40% dei loro libri contabili sarebbe costituito da prestiti non performanti.
Per il governo guidato da Xi Jinping risolvere un rebus del genere coincide con un compito delicato. Anche perché una buona parte delle banche finite nelle sabbie mobili era stata istituita per sostenere le piccole imprese, per lo più nelle aree più arretrate e povere della Cina. Risultato: gli istituti che hanno a che fare con debiti tossici non riescono a fornire prestiti alle aziende, creando un cortocircuito che danneggia la crescita economica locale.
L’intervento statale è rischioso perché voci di ristrutturazione o altre indiscrezioni potrebbero innescare una corsa agli sportelli. Una soluzione secondaria ha chiamato in causa una ricapitalizzazione costante ma esigua. I governi locali, non a caso, stanno emettendo obbligazioni speciali, che utilizzano anche per il salvataggio delle banche.
Il rebus del Dragone
Secondo S&P Global, Industrial and Commercial Bank of China Ltd. (ICBC), la più grande banca della Cina, ha mantenuto la sua posizione di banca più grande nella regione Asia-Pacifico nel secondo trimestre del 2024, mentre China Construction Bank Corp, la seconda banca del Paese, ha registrato la maggiore espansione della capitalizzazione di mercato del trimestre, con un aumento del 21,4%.
S&P Global ha inoltre riferito che gli istituti più deboli potrebbero indebolirsi ulteriormente, con le istituzioni più piccole che saranno probabilmente le più vulnerabili a un previsto “prolungato ciclo negativo del settore immobiliare” e ad un governo più selettivo in merito ai salvataggi.
“Altri istituti finanziari potrebbero finire in difficoltà nei prossimi due o tre anni. I fallimenti di due banche rurali nella provincia di Liaoning nel 2022 sono un segnale che il sostegno governativo sta diventando più selettivo. Detto questo, qualsiasi riduzione del sostegno agli istituti finanziari mal gestiti potrebbe essere graduale, dato che il sistema ha molte piccole banche deboli”, ha proseguito S&P Global.
Nel frattempo il Wall Street Journal ha parlato di miliardi di debiti nascosti che in passato hanno guidato la crescita della Cina, ma che adesso minacciano il suo futuro. I governi locali, ha scritto il quotidiano americano, hanno accumulato fino a 11 trilioni di dollari di debiti (in nero) per costruire distretti industriali, resort, sistemi di trasporto e progetti abitativi, molti dei quali sono falliti.