Cosa sta succedendo agli investimenti diretti esteri in Cina

Federico Giuliani

3 Marzo 2024 - 07:29

Nel 2023 gli investimenti in Cina da parte delle aziende con sede all’estero sono scesi al livello più basso degli ultimi 30 anni.

Cosa sta succedendo agli investimenti diretti esteri in Cina

Nel 2023 gli investimenti in Cina da parte delle aziende con sede all’estero sono scesi al livello più basso degli ultimi 30 anni. Nello specifico, gli investimenti diretti esteri (IDE) oltre la Muraglia, un indicatore del flusso di capitale straniero nel Paese, hanno raggiunto la cifra di circa 33 miliardi di dollari, secondo i dati diffusi dall’Amministrazione statale dei cambi.

Si tratta di un calo dell’82% rispetto all’anno precedente e della cifra annuale più bassa dal 1993. Il valore è stato positivo perché i nuovi investimenti hanno superato i deflussi. Ma gli IDE sono diminuiti per il secondo anno consecutivo e sono inferiori al 10% del picco di 344 miliardi di dollari segnato nel 2021.

La Cina aveva lavorato duramente per attrarre investimenti, personale e tecnologie dall’estero nell’ambito della famigerata politica di «riforma e apertura» guidata da Deng Xiaoping a partire dalla fine degli anni ’70. Oggi la situazione è però ben diversa.

Al netto delle tensioni geopolitiche globali, molte compagnie straniere hanno ridimensionato le loro operazioni cinesi dopo che il governo guidato da Xi Jinping ha scelto di concentrarsi sulla protezione della sicurezza nazionale nell’intenzione di reprimere lo spionaggio. Le autorità hanno così rafforzato la loro presa anche sulle società di ricerca che conducono analisi di mercato e altre attività, e sono stati segnalati casi di detenzione di lavoratori di aziende straniere.

C’è poi da considerare il rallentamento della seconda economia più grande del mondo, che ancora adesso fatica a riprendersi del tutto dalle conseguenze della pandemia, mentre svariati investitori sono a caccia di rendimenti più elevati altrove.

Cosa succede in Cina

Nella prima riunione del gabbineto cinese dopo le vacanze del Capodanno lunare, intanto, il premier Li Qiang ha esortato i funzionari a lavorare sul “rafforzamento della fiducia” e a “concentrarsi sulla risoluzione di questioni pratiche che preoccupano le masse e le imprese”, secondo un comunicato diffuso dall’agenzia di stampa statale Xinhua.

Nel frattempo, gli IDE sono diminuiti in un contesto di incertezza geopolitica. Nell’ultimo anno Pechino ha inoltre acceso i riflettori su alcune società di consulenza straniere, temendo che le aziende internazionali che condividono informazioni sensibili con i rispettivi clienti possano rappresentare una minaccia alla sicurezza nazionale.

I calcoli del Financial Times basati sui dati del ministero del Commercio cinese compilati da Wind mostrano che gli investimenti diretti esteri sono diminuiti del 34%, a 72,8 miliardi di Rmb (10 miliardi di dollari) su base annua a settembre, il calo più grande dal 2014. I citati dati del ministero del Commercio rappresentano inoltre un scartamento più ristretto rispetto alla misura SAFE, che copre solo i nuovi investimenti in entrata.

L’ultima lettura SAFE (State Administration of Foreign Exchange) ha offerto alcuni motivi di ottimismo. Nel quarto trimestre del 2023 sono stati investiti 17,4 miliardi di dollari; ciò ha fatto seguito a un deficit, il primo in assoluto, nel terzo trimestre. Come se non bastasse, secondo un rapporto dell’Istituto economico tedesco, lo scorso anno gli investimenti diretti in Cina da parte delle aziende tedesche hanno raggiunto la cifra record di 13 miliardi di dollari. Possiamo quindi affermare che nella Repubblica Popolare Cinese è in corso una drastica ristrutturazione del mosaico IDE.

Il comportamento delle aziende straniere

Le case automobilistiche sono state costrette a cambiare aria man mano che i player cinesi sono diventati più competitivi. Con gli Stati Uniti che stanno limitando l’accesso della Cina ai semiconduttori avanzati made in Usa, le aziende legate ai chip si stanno chiaramente allontanando dal gigante asiatico. Ricordiamo che il Dragone ha rappresentato il 48% degli IDE globali relativi ai chip nel 2018, e che tale percentuale è precipitata all’1% nel 2022, secondo il Rhodium Group.

Le società statunitensi ed europee, inoltre, sono solite condurre spesso ricerche approfondite sulle condizioni commerciali prima di investire, ma hanno dovuto fare i conti con estenuanti ritardi a causa delle revisioni della legge anti spionaggio entrata in vigore a luglio.

Il prolungato rallentamento della crescita economica della Cina, ha evidenziato Nikkei Asian Review, è un altro motivo per cui le società straniere si stanno astenendo dagli investimenti. La domanda interna è debole in parte a causa del crollo del mercato immobiliare e vi sono segnali di avvertimento per la deflazione. I miglioramenti della produttività della Cina potrebbero rallentare se le società straniere dovessero continuare a ritirarsi o ridimensionare le loro operazioni sul territorio cinese. Questo, insieme alla contrazione della forza lavoro, potrebbe danneggiare la crescita economica del gigante asiatico nel medio-lungo termine.

Consapevole di questi rischi, il governo di Xi Jinping ha semplificato la conduzione delle acquisizioni, comprese quelle che coinvolgono società straniere, nella speranza di rendere il mercato cinese più attraente. Vedremo se questo basterà ad invertire il trend sopra descritto.