Leonardo Maria Del Vecchio sarebbe vittima di un ricatto con foto compromettenti. Nell’inchiesta spunta il nome di Francesco Milleri, presidente di Delfin, la holding che controlla Luxottica.
Leonardo Maria Del Vecchio, erede del fondatore di Luxottica, sarebbe vittima di un ricatto basato su materiale fotografico compromettente. La vicenda emerge dagli atti di due inchieste parallele: quella della Procura di Roma sulla cosiddetta Squadra Fiore, un gruppo di presunti “spioni” che include ex appartenenti ai servizi segreti, e quella della Procura di Milano sull’affare Equalize.
Al centro dello scenario compare il nome di Francesco Milleri, presidente di Delfin - la holding della famiglia Del Vecchio - accusato da un consulente privato di aver commissionato il dossieraggio ai danni dell’imprenditore e leader di LMDV Capital. Milleri respinge ogni addebito e gli stessi inquirenti nutrono seri dubbi sulla veridicità dell’accusa.
Le indagini sul dossieraggio ai danni di Leonardo Maria Del Vecchio
Il punto di svolta dell’inchiesta è arrivato dopo il sequestro di una pen drive da 64 gigabyte trovata in possesso di Vincenzo De Marzio, ex ufficiale del Ros noto con il nome in codice “Tela” e già appartenente ai Servizi di sicurezza italiani, oggi imputato a Milano nell’ambito di Equalize. Nella copia forense del dispositivo i carabinieri del Ros hanno trovato undici file video e una registrazione audio che documentano un incontro del 1 ottobre 2024 negli uffici milanesi della Neis Agency, la società investigativa di De Marzio, alla presenza di De Marzio stesso, Mario Cella, Del Vecchio e Milleri.
Nei file analizzati dai carabinieri, De Marzio raccontava a Milleri di avere un contratto di due diligence con Del Vecchio, stipulato dopo che l’imprenditore gli aveva riferito di sentirsi pedinato. Con l’aiuto di Cella avrebbe verificato il sospetto, individuando nei pressi dell’abitazione di Del Vecchio soggetti riconducibili ad altre agenzie investigative. Questa ricostruzione trova eco parziale nelle dichiarazioni rese ai pm dall’hacker Samuele Calamucci, il quale riferisce di un dossieraggio attribuito alla Squadra Fiore, appreso dal militare Francesco Renda, vicino agli ambienti dei servizi segreti.
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Gli accertamenti illegali e il presunto ruolo di Milleri
De Marzio ha affermato di essere stato contattato da appartenenti ai Servizi di sicurezza italiani che, a suo dire, svolgevano accertamenti illegali su Del Vecchio e sulle sue frequentazioni dietro compenso in contanti, documentando il tutto con fotografie scattate all’interno di Luxottica e in altri luoghi. A un certo punto Del Vecchio interrompe il racconto per spiegare il vero motivo per cui aveva ingaggiato la Neis Agency: doveva neutralizzare materiale compromettente che lo riguardava.
Il passaggio più delicato riguarda un viaggio a Roma compiuto da De Marzio, dove ha incontrato due soggetti presentatisi come appartenenti alla Presidenza del Consiglio. Questi gli avrebbero rivelato che il mandato di spiare Del Vecchio proveniva da Milleri, esibendo a sostegno un documento intestato a una società lussemburghese con firma attribuita al presidente di Delfin, documentazione di pagamenti e di uno schema societario che coinvolgeva veicoli inglesi e francesi.
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Milleri nega, gli inquirenti dubitano
La reazione di Milleri, immortalata nell’audio, è immediata e categorica. Secondo quanto riportano i carabinieri, l’imprenditore ha ripetuto più volte di essere pronto a recarsi in Procura, affermando di non possedere alcuna società o conto corrente in Lussemburgo e che le firme contestategli non fossero le sue. Gli accertamenti degli inquirenti hanno confermato che la società lussemburghese citata nei documenti non risulta esistente.
Anche De Marzio, in dichiarazioni successive, ha ridimensionato la sua versione, ammettendo che l’intera storia gli era stata riferita da un altro membro dei Servizi. Nel novembre 2024 Del Vecchio è stato ascoltato dai pm come indagato per accesso abusivo a sistema informatico, pur essendo parte lesa per lo spionaggio che lo riguarda, confermando l’incontro e la nettezza con cui Milleri aveva respinto ogni accusa.
La direzione verso cui si orientano le procure di Roma e Milano è dunque quella di una messa in scena orchestrata da soggetti vicini ad Equalize. L’ipotesi è che il riferimento alla Squadra Fiore fosse strumentale e che il nome di Milleri sia stato inserito nella vicenda per intimidire Del Vecchio e creare pressioni negoziali, senza che l’imprenditore fosse realmente coinvolto. Gli accertamenti sono ancora in corso.
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