In un clamoroso ribaltamento politico, il Partito Liberale canadese, guidato dall’ex governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney, ha trionfato alle elezioni federali del 2025, conquistando 169 dei 343 seggi parlamentari e superando il Partito Conservatore, fermo a 144.
A sole tre settimane dal voto, i Liberali sembravano destinati a una disfatta, schiacciati dal malcontento per l’inflazione e dal declino di popolarità dell’ex premier Justin Trudeau. Tuttavia, le provocazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha attaccato l’economia e la sovranità canadese, suggerendo persino che il Canada diventasse il 51° stato USA, hanno riacceso un sentimento patriottico, spingendo i Liberali a un recupero di oltre 20 punti nei sondaggi e assicurando loro il quarto mandato consecutivo.
Il ruolo di Trump: un boomerang nazionalista
Le intemperanze di Trump hanno involontariamente galvanizzato l’elettorato canadese, trasformando la campagna elettorale in una difesa dell’identità nazionale. Nel suo discorso di vittoria a Ottawa, Carney ha mandato un messaggio inequivocabile al presidente USA: “Trump vuole piegarci e annetterci all’America: non accadrà mai”. Promettendo di “lottare con ogni mezzo per il miglior accordo possibile per il Canada”, Carney ha segnato una svolta epocale, dichiarando la fine della storica integrazione economica con gli Stati Uniti e del sistema commerciale globale aperto, dominato dagli USA dalla Seconda Guerra Mondiale. Questo discorso ha sancito un cambio di paradigma: la sinistra globale, spesso accusata di cosmopolitismo e di sostenere politiche “open borders”, riscopre con Carney l’importanza della patria come baluardo contro le minacce esterne e le derive globaliste. La sua leadership pragmatica, radicata in una visione economica solida ma ora intrisa di orgoglio nazionale, offre un modello per le sinistre progressiste in cerca di risposte ai sovranismi e populismi di destra.
Il crollo dei Conservatori e l’errore di Poilievre
Il Partito Conservatore, guidato da Pierre Poilievre, ha impostato la campagna come un referendum su Trudeau, capitalizzando il malcontento per l’inflazione e i dieci anni di governo liberale. Con toni trumpiani e la promessa di essere “il primo ministro anti-woke del Canada”, Poilievre sembrava destinato alla vittoria. Tuttavia, la sua strategia è implosa sotto il peso delle interferenze di Trump, che hanno alienato l’elettorato nazionalista. Poilievre, pur avendo chiesto a Trump di non intervenire, non è riuscito a dissociarsi dalla retorica divisiva, subendo un’umiliante sconfitta. Persino il suo seggio nel distretto di Carleton a Ottawa è stato conquistato dall’outsider liberale Bruce Fanjoy, un simbolo del tracollo conservatore.
Lo scenario politico: una nuova era per il Canada
Secondo Elections Canada, i Liberali di Carney hanno ottenuto 169 seggi, a un passo dalla maggioranza assoluta (172). Il Bloc Québécois separatista ha conquistato 23 seggi, i Nuovi Democratici (NDP) sette e i Verdi uno. Senza maggioranza, i Liberali dovranno negoziare alleanze, con l’NDP come partner naturale, forte della precedente collaborazione con il governo di minoranza liberale fino al 2024. Questo risultato segna un punto di svolta per il Canada, con Carney chiamato a guidare il paese in un contesto internazionale turbolento. Dovrà rafforzare l’identità nazionale, mantenere le promesse elettorali in un’economia segnata da investimenti privati bloccati e gestire una diplomazia complessa con Trump, soprattutto in vista del vertice G7 di giugno 2025, dove la sua capacità di confrontarsi con i leader mondiali sarà cruciale.
La sinistra globale e la lezione canadese
La vittoria di Carney non è solo un trionfo locale, ma un segnale per la sinistra globale. In un’epoca di polarizzazione e crisi delle narrazioni cosmopolite, il richiamo alla patria e alla sovranità economica si rivela una strategia vincente. Carney, con la sua credibilità di economista e il suo inedito fervore patriottico, ha dimostrato che un progetto vincente - anche a sinistra - deve archiviare l’utopia di un mondo senza confini, sposando altresì un progetto radicato nell’orgoglio nazionale e nella difesa degli interessi collettivi. La sua leadership sarà un banco di prova per capire se questa nuova sintesi tra progressismo e patriottismo possa diventare un modello esportabile, capace di ridefinire il futuro della sinistra globale.