L’incontro tra Donald Trump e il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman ha segnato molto più di un semplice vertice diplomatico: è stato l’ennesimo promemoria che Trump, prima ancora di essere un politico, è e rimane un uomo d’affari.
La visita in Arabia Saudita e l’accordo da 600 miliardi di dollari ne sono una prova concreta. E i mercati non possono permettersi di ignorarla.
Un patto strategico con ricadute concrete
Il patto siglato questa settimana tra gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita prevede un impegno di oltre $600 miliardi. Una cifra che da sola rappresenta più di metà del PIL annuale dell’Arabia Saudita e che testimonia la volontà di costruire una partnership economica di lungo periodo, molto più profonda delle tradizionali relazioni energetiche.
Trump, da uomo d’affari, ha impostato l’accordo su molteplici livelli, rendendolo multidimensionale: dalla difesa all’aerospazio, dalla tecnologia all’AI, passando per mobilità, data center, semiconduttori e persino robotica. È la firma di un’alleanza sistemica tra due economie fondamentali per la geopolitica globale.
Difesa e aerospazio: tra entusiasmo e freddezza
Il comparto più discusso, e per certi versi controverso, è stato quello della difesa. È stato firmato un maxi accordo da oltre $140 miliardi che riguarda la vendita di armamenti, missili e sistemi di addestramento. In molti si aspettavano un rally di mercato nei settori interessati, e in effetti l’attenzione si è subito rivolta al comparto aerospazio e difesa.
Il colosso Lockheed Martin (LMT) ha registrato una serie di giornate negative a Wall Street, per poi però recuperare terreno, dimostrando che il mercato accoglie con interesse le trattative avvenute in questi giorni.
Ancora più positivo è stato il riscontro da parte del mercato nei confronti di Boeing. Sono stati venduti 30 aerei passeggeri, e pare che i dettagli e le clausole di questo segmento abbiano colpito positivamente gli investitori.
Quindi, primo punto da monitorare: aerospazio e difesa, con particolare riguardo nei confronti del titolo BA. In questo senso, un ETF ampiemante utilizzato da monitorare è iShares U.S. Aerospace & Defense ETF (ITA).
AI, tech e semiconduttori: il nuovo asse USA-Saudi
Una parte dell’accordo che è passata inizialmente in secondo piano, ma che potrebbe avere un impatto strategico molto più profondo nel tempo, riguarda l’ambito tecnologico e dell’intelligenza artificiale.
La saudita DataVolt ha annunciato l’intenzione di investire in data center negli Stati Uniti, coinvolgendo indirettamente aziende come Google, Oracle, AMD e Uber. In parallelo, si parla di investimenti congiunti in tecnologia tra i due Paesi, con focus su semiconduttori e AI. Qui entra in gioco un nome centrale nella geopolitica tecnologica: Nvidia.
L’accordo prevede che chip avanzati prodotti da Nvidia vengano distribuiti in Arabia Saudita e negli Emirati, rappresentando una svolta rispetto al passato. In precedenza, gli USA erano reticenti a concedere tecnologie così sofisticate ad alleati percepiti troppo vicini alla Cina o potenzialmente instabili.
Questa apertura, figlia dell’accordo firmato da Trump, mette in discussione le rigidità della guerra commerciale con la Cina, apre nuove rotte di cooperazione e ridisegna gli equilibri nel blocco occidentale, con effetti diretti sul posizionamento dei capitali in settori chiave.
Anche Tesla ha avuto un ruolo non marginale: Elon Musk ha partecipato al forum, parlando di robotizzazione e robot umanoidi, rilanciando una narrazione visionaria. Non è un caso che anche il mercato abbia premiato le aziende coinvolte in queste dinamiche più futuristiche, nonostante l’andamento laterale dell’indice generale.
Quindi, in questo caso, focus sul segmento dei data-center, e sulla robotica, due settori ben rappresentati dal Global X Data Center REITs & Digital Infrastructure ETF (VPN) e Global X Robotics & Artificial Intelligence ETF (BOTZ).
Le parole di Larry Fink e la vera chiave di lettura
A margine dell’incontro, uno degli interventi più significativi è stato quello di Larry Fink, CEO di BlackRock, che ha messo in prospettiva l’intero evento. Fink ha sottolineato come i prossimi 90 giorni, durante i quali si prevede una pausa dai dazi tra USA e Cina, rappresentino un momento delicato per i mercati. Tuttavia, ha anche invitato a guardare oltre, a osservare i cicli più lunghi.
In sostanza, ha lasciato intendere che le mosse di Trump, per quanto spesso spiazzanti nel breve termine, potrebbero produrre benefici nel lungo periodo, riorientando i capitali e favorendo la crescita americana.
È interessante notare che, nonostante gli annunci, l’S&P 500 è rimasto laterale, come se il mercato volesse prendersi del tempo per valutare la reale portata dell’accordo.
Nel frattempo, il mercato obbligazionario ha mostrato segnali di tensione: i Treasury hanno continuato a scendere, con i rendimenti in aumento, segno che gli investitori percepiscono rischi geopolitici crescenti e minor domanda di titoli di Stato.
In questo senso, un focus particolare potrebbe invece andare sulla Cina, che in borsa è rappresentata dall’indice Hang Seng; un ETF che monitorarla molto usato potrebbe essere l’iShares MSCI Hong Kong ETF (EWH)
Più di un viaggio, una dichiarazione di intenti
L’incontro tra Trump e Mohammed Bin Salman non è stato un semplice evento diplomatico, ma una dichiarazione di intenti sul futuro dell’economia globale. Con un approccio da businessman, Trump ha aperto nuovi canali economici, stretto alleanze e rilanciato la centralità americana in settori chiave.
Per i mercati, la sfida ora è capire quanto di tutto ciò si tradurrà in risultati concreti. Ma una cosa è certa: l’incontro ha riscritto le coordinate strategiche dell’investimento globale. E per chi guarda con attenzione ai trend di lungo periodo, potrebbe essere stato uno dei momenti più importanti del 2025.