Siamo riusciti nell’inverosimile: ad abbattere nel 1998 il monopolio pubblico nel settore delle telecomunicazioni per aprire finalmente il settore alla concorrenza di mercato ed approdare nel 2024 infine al completo monopolio privato della rete, visto che dopo la cessione a NetCo della rete fissa da parte di TIM insieme a tutta una serie di altri spezzoni già conferiti da parte di altri operatori a FiberCop per avviare un’iniziativa di tipo consortile sotto l’egida della stessa TIM, si profila la ulteriore acquisizione di Openfiber, l’operatore che Enel e CdP, inizialmente partner al 50%, avevano immaginato che sarebbe stato il concorrente di Tim nel settore della fibra ottica nelle aree nere e grigie, quelle dove c’è piena concorrenza ovvero almeno un operatore, oltre che il concessionario di INFRATEL, la società pubblica che ha l’incarico di far realizzare questa nuova infrastruttura nelle aree bianche, quelle a fallimento di mercato.
Il punto non è tanto quello di valutare la ipotetica funzione futura “di garanzia” della partecipazione da parte dello Stato in NetCo, che è del 16%, cui si aggiunge l’11,2% di F2I, quanto di capire che cosa è già stato deciso, e che risulta dalla documentazione ufficiale. Questa operazione ha come unico obiettivo un aumento enorme dei profitti, da realizzare attraverso tre strumenti:
a) l’azzeramento degli investimenti di rete;
b) la riduzione del costo del personale;
c) la chiusura della rete in rame a partire dal 2030.
Ed infatti, non c’è nessuna scommessa sullo sviluppo, visto che si ipotizza una dinamica debolissima del mercato italiano, con i ricavi che passeranno dai 4.138 milioni di euro di quest’anno ai 4.395 milioni del 2034: un incremento di appena 257 milioni in un decennio, una cifra pari al 6,2% che copre il recupero di un tasso di inflazione assai più basso del 2% annuo.
Nel 2039, cinque anni ancora dopo, i ricavi saranno di 4.581 milioni: in pratica, si tira il collo alla rete già esistente, senza nuovi investimenti privati. Nei prossimi quattro anni, fino al 2038, si vive di rendita con i Fondi del PNRR: poi il nulla, come vedremo più avanti.
I proventi da parte di ServCo, la società di servizi che residua a TIM dopo la cessione della rete, passeranno dai 2.088 milioni del 2024 ai 2.296 milioni del 2034, fino ad arrivare ai 2.460 milioni del 2039. Gli altri operatori copriranno la differenza. In pratica, ServCo pagherà 21.327 milioni di euro nel periodo 2024-2034, una somma a cui si aggiungeranno altri 9.592 milioni nel periodo 2035-2039: in totale, sono 30.919 milioni di euro, una somma pari grosso modo al 50% in più rispetto al prezzo pagato per la sua acquisizione, senza tener conto dei proventi che NetCo riceverà da parte di terzi. Una operazione finanziaria davvero spettacolare!
Dal punto di vista industriale e delle prospettive dello sviluppo economico del Paese, che punterebbe tanto sullo sviluppo del sistema delle reti di telecomunicazioni, è invece un fiasco completo per l’Italia.
Dopo l’esaurimento dei fondi del PNRR, con 1.370 milioni di euro nel 2024, 1.419 milioni nel 2025, 1.538 milioni nel 2026 e 1.279 milioni nel 2027 e 736 milioni nel 2028, gli investimenti andranno giù in picchiata. Dopo, infatti, non c’è praticamente nulla: solo 282 milioni nel 2029, 275 nel 2030, 227 milioni nel 2031 e 205 milioni nel 2032. Il tracollo continua, visto che nel 2033 si arriva appena a 171 milioni, poi si scende a 144 nel 2034, ed ancora a 127 milioni nel 2035 ed a 112 milioni nel 2036, per abbattersi a soli 95 milioni nel 2037, a 62 milioni nel 2038 ed a 47 milioni nel 2039.
Il risultato è spaventoso: durante il periodo coperto dagli investimenti pubblici del PNRR, tra il 2024 ed il 2028, si tratta di 6.342 milioni in cinque anni; nel periodo successivo di ben quindici anni, tra il 2029 ed il 2034, gli investimenti arrivano solo a 1,747 milioni. Nemmeno un terzo in valore assoluto, in un periodo tre volte più lungo: il Capex passa dal così 46% in proporzione rispetto alle Revenue all’8%.
Il «miracolo» si compie azzerando gli investimenti: l’EDIBTA After Lease Capex passa infatti dallo 0% del 2024 al 53% del 2039. L’EDIBTA Margin complessivo passa così dal 46% del 2024 al 61% del 2039.
Le spese per il personale per il ramo Business scendono dai 1.066 milioni di euro del 2024 agli 854 milioni del 2034: un buon 20% in meno.
I proventi da “rame” si azzerano nel 2031, data in cui si prevede il completo passaggio alla fibra ottica.
Tutto troppo semplice, tutto davvero troppo facile, fare soldi investendo in una società come NetCo che ha come unico asset una infrastruttura di rete, azzerando gli investimenti.
Nessuna colluttazione in vista con l’Authority circa i prezzi da aumentare, nessun rischio di nuovi debiti per finanziare altri investimenti dopo quelli a carico del PNRR: si tira solo il collo alla rete esistente.
Di sicuro, nessuno del governo ha letto il business plan di NetCo. Se mai lo avesse letto, avrebbe capito che lo Stato farà solo da socio-garante di un monopolista privato che ha come unico obiettivo già dichiarato quello di fare il rentier.
Un risultato, questo sì, davvero inverosimile.