Il decreto Bollette ottiene in via libera dalla Camera e passa al Senato. Tra bonus da 115 euro e proroghe per le centrali a carbone, vediamo tutte le novità che contiene.
Il decreto bollette è stato approvato dalla Camera dei Deputati, ora l’esame del testo passa al Senato per essere convertito in legge entro il 21 aprile 2026. Prima dello scoppio della guerra in Iran il Governo aveva stanziato 5 miliardi di euro con lo scopo di ridurre le bollette delle famiglie più fragili. Lo stanziamento si tradurrà in un bonus di 115 euro per le famiglie con Isee fino a 9.796 euro.
Il decreto, però, ora deve accogliere anche le misure che servono a fronteggiare la crisi energetica. Vediamo tutte le misure previste.
Bonus da 115 euro
La misura più attesa è forse il bonus sulle bollette dell’energia elettrica che interessa oltre 2,5 milioni di famiglie fragili già beneficiarie del bonus sociale (con Isee entro i 9.796 euro, o 20.000 euro per i nuclei familiari numerosi con almeno 4 figli a carico).
Per queste famiglie il bonus di 115 euro si somma allo sconto già previsto dal bonus sociale e ammonta a uno stralcio totale delle bollette dell’energia elettrica di circa 315 euro nel corso del 2026.
Per le famiglie che non beneficiano dei bonus sociali, ma che hanno Isee entro i 25.000 euro, è previsto un bonus facoltativo di 60 euro che, però, è a discrezione del fornitore di energia elettrica: non tutti coloro che hanno Isee entro la soglia, quindi, potrebbero riceverlo. Questo bonus non è un automatismo statale ma una «misura di cortesia commerciale» regolamentata.
Centrali a carbone
La dismissione delle centrali a carbone, che avrebbero dovuto chiudere nel 2025, viene prorogata al 2038. Le centrali a carbone, quindi, resteranno accese per altri 13 anni rispetto a quando avrebbero dovuto essere spente definitivamente. Il rinvio è stato necessario allo scopo di produrre energia elettrica usando il carbone per cercare di mitigare gli effetti della guerra in Medio Oriente che sta bloccando l’importazione del gas dai paesi del Golfo.
Il rinvio della dismissione delle centrali a carbone, quindi, è un’alternativa al petrolio. In Italia sono attive ancora quattro centrali a carbone, una a Brindisi, una a Civitavecchia, e due in Sardegna. La chiusura delle centrali di Brindisi e Civitavecchia era stata prevista per il 31 dicembre 2025 perché il carbone era considerato troppo inquinante, ma invece di essere dismesse a fine anno, il Governo ha preferito tenerle inattive per essere riaccese in caso di una nuova crisi energetica (come poi è successo).
Le centrali della Sardegna, invece, non dovevano essere dismesse: la chiusura era già stata rinviata al 2028 perché l’isola non è collegata alla rete elettrica italiana e il carbone è la fonte principale dell’energia elettrica.
Stop alle chiamate per i contratti di luce e gas
Un emendamento, approvato, introduce nel decreto bollette lo stop al telemarketing selvaggio. È previsto un intervento che vieta le chiamate indesiderate per offerte commerciali per contratti di luce e gas. Tutti i contratti stipulati con primo approccio effettuato con chiamate indesiderate saranno resi nulli, anche se per il cliente sono vantaggiosi. Le uniche eccezioni al divieto sono previste nel caso il cliente, tramite app o sito, abbia chiesto di essere richiamato o nel caso abbia dato precedentemente il consenso per ricevere chiamate commerciali.
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Le altre misure
Il decreto bollette prevede anche misure:
- risparmi per le imprese: grazie al taglio degli incentivi per gli impianti fotovoltaici e di quelli per biogas o biomassa si potranno ridurre le utenze non domestiche;
- rinnovabili condomini: l’adesione alle comunità energetiche delle persone fisiche sarà consentita anche ai condomini;
- emissioni Ets: per ridurre il costo dell’elettricità, che è legato quello del gas, i costi di tassazione europea per l’emissione di Ets sono scorporati dal gas usato in produzione e spostati nelle bollette dei consumatori finali. Spostare i costi ETS dal gas alla bolletta del consumatore finale è una manovra per proteggere la produzione industriale, ma rischia di pesare sulle famiglie.
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