Anche durante un mercato rialzista, gli investitori devono affrontare dubbi e preoccupazioni.
Uno dei dilemmi più frequenti riguarda la gestione della liquidità in attesa di un momento favorevole per investire.
Questo interrogativo si intensifica quando le valutazioni di mercato sono elevate, alimentando il timore di un’imminente correzione.
Chi dispone di una somma da investire, magari proveniente da una vendita immobiliare, da un’eredità o semplicemente da risparmi accumulati, si trova di fronte a un bivio: entrare subito sul mercato o attendere una correzione?
I timori più diffusi sono che le valutazioni di mercato siano eccessive, quindi una correzione sembra inevitabile, oppure che l’incertezza domini lo scenario economico, suggerendo un approccio prudente. Queste preoccupazioni sono legittime, soprattutto dopo un lungo periodo di mercato rialzista. Tuttavia, analizzando i dati storici, emergono sorprese inaspettate.
Secondo l’analisi di Charlie Bilello, Chief Market Strategist di Creative Planning, solo nel 20% dei casi attendere una correzione permette di acquistare a prezzi migliori. In altre parole, aspettare rischia di tradursi in una mancata opportunità nel 4 casi su 5. Un caso emblematico è quello del 2009.
Dopo il minimo di marzo, l’S&P 500 iniziò una risalita inarrestabile. Quando finalmente arrivò una correzione nel 2010 (-15%), i prezzi erano comunque superiori del 50% rispetto ai minimi iniziali. Chi avesse atteso un momento migliore per entrare sarebbe rimasto escluso da gran parte dei guadagni.
Le valutazioni elevate dei mercati azionari, misurate con l’indicatore CAPE di Robert Shiller, suggeriscono teoricamente prudenza. Tuttavia, Bilello ha confrontato due strategie dal 1928: la prima, Buy & Hold, consiste nell’investire e mantenere l’investimento senza tentativi di market timing; la seconda, il Market Timing Basato sulle Valutazioni, prevede lo spostamento tra azioni e titoli di stato a seconda delle valutazioni. Il risultato? La strategia Buy & Hold ha offerto rendimenti superiori nel lungo termine.
Una ricerca di JP Morgan mostra come investire anche ai massimi di mercato, dal 1998 al 2024, abbia portato rendimenti positivi. Questo accade perché i mercati tendono a salire nel lungo periodo, indipendentemente dai livelli iniziali di valutazione. Due esempi significativi lo confermano: il periodo 1994-2000, con un rendimento annuo del 16% nonostante valutazioni già elevate all’inizio, e il periodo 2014-2021, con un rendimento annuo del 14%, partendo anch’esso da valutazioni alte.
Se l’idea di investire ai massimi ti mette in ansia, la soluzione è una strategia d’ingresso graduale e ben strutturata. Un approccio efficace prevede di investire subito il 75% del capitale disponibile nel portafoglio scelto, dilazionando il restante 25% seguendo un piano di accumulo dinamico.
Se l’S&P 500 cresce meno del 10% o registra una perdita nei 12 mesi precedenti, il 25% restante sarà investito in 18 mesi, con rate mensili di circa il 2%. Se l’S&P 500 cresce oltre il 10%, si investirà in 18 mesi con rate dell’1,4%. In caso di calo di almeno il 5%, la rata mensile sarà raddoppiata fino al recupero del precedente massimo.
Attendere il momento “perfetto” per investire è spesso una strategia fallimentare. I dati dimostrano che investire subito, anche ai massimi, è più efficace di aspettare una correzione che potrebbe non arrivare. La vera chiave per il successo è diversificare il portafoglio in base ai propri obiettivi e alla tolleranza al rischio. Un portafoglio bilanciato permette di cavalcare i trend rialzisti e attenuare le perdite durante i ribassi. In definitiva, il tempismo è meno importante di quanto sembri: ciò che conta davvero è costruire una strategia solida e mantenerla nel tempo.