Era solo questione di tempo: è iniziata nelle scorse l’offensiva dell’Unione europea verso Elon Musk e la piattaforma social X (ex Twitter). L’Ue ha inviato un avvertimento al Ceo di Tesla per la presunta disinformazione circolata nell’ambito dell’attacco di Hamas contro Israele, che comprenderebbe notizie false e “immagini vecchie” e “riciclate”, dimenticando peraltro che fatti analoghi sono accaduti anche sui più blasonati Telegiornali occidentali durante la guerra in Ucraina. Ma tant’è. La lettera dell’Ue arriva a meno di due mesi dall’entrata in vigore della nuova legge che regola i contenuti dei social nell’Unione Europea, il Digital Services Act. Se Musk non si adeguerà alle richieste dell’Unione, rischia una multa salatissima o l’oscuramento totale della sua piattaforma nei Paesi dell’Unione europea. Thierry Breton, il commissario responsabile dell’atto, ha scritto a Musk per esortarlo a garantire “una risposta rapida, accurata e completa” alla richiesta di contattare Europol, l’agenzia di polizia dell’Ue, e “le agenzie di polizia competenti” entro le prossime 24 ore. Una mossa senza precedenti con una piattaforma social.
Cosa si cela dietro il piano dell’Ue contro la “disinformazione”
Come spiega in un thread su X il giornalista Glenn Greenwald, la mossa dell’Ue rappresenta l’ultima escalation di “un regime di censura statale sempre più dispotico” che ha messo radici non solo in Europa, ma in tutto l’Occidente. Lo stesso Greenwald, proprio su X, sottolinea come l’Unione europea abbia, nei mesi scorsi, assunto una società finanziata dal noto imprenditore e “filantropo” fondatore di eBay Pierre Omidyar (la “Reset”, organizzazione che afferma di essere “esperta in disinformazione”. Quest’ultima ha pubblicato uno studio che accusa le piattaforme Big Tech – in particolare X – di non censurare sufficientemente la «propaganda filo-russa». Omidyar è anche il fondatore di First Look Media, la società proprietaria del sito di giornalismo investigativo The Intercept e della società di intrattenimento Topic Studios. Attraverso la sua rete Omidyar, lanciata nel 2004, come ricorda Forbes l’imprenditore liberal ha investito oltre 1,5 miliardi di dollari in investimenti “a impatto sociale e organizzazioni no-profit” che affrontano i problemi globali. Tra questi c’è anche la cosiddetta “disinformazione”.
Un piano che fa acqua da tutte le parti
Come ha ampiamente dimostrato Greenwald nel suo programma in onda su Rumble, System Update, il piano redatto da “Reset” e adottato dall’Ue è estremamente lacunoso e ideologico, e non presenta fatti ma una visione del tutto pregiudiziale e ideologica di cos’è la “propaganda russa” sui social. “La fraudolenta industria della disinformazione è stata inventata dopo la Brexit e la vittoria di Trump nel 2016 perché le élite occidentali hanno concluso che la libertà di parola online è troppo pericolosa” accusa Greenwald, autore della storica inchiesta sulla sorveglianza di massa nel 2013 con Edward Snowden. “Questo studio dell’Ue — progettato per costringere legalmente X a censurare di più — è estremamente fraudolento” aggiunge. C’è inoltre organizzazione che si occupa di “disinformazione” sui social e che accusa X di diffondere “propaganda russa” e disinformazione diffusa: si tratta dell’Institute for Strategic Dialogue finanziato, guarda un po’, da Facebook, Google, dalla stessa Commissione europea, dal governo norvegese, dalla rete di Omidyar, e dall’Open Society Foundations di George Soros, oltre che da tutta un’altra serie di fondazioni. “È chiarissimo come funziona questa truffa” conclude Greenwald. “Gli Stati Uniti, l’Ue, le Big Tech e lo stesso piccolo gruppo di miliardari neoliberisti (Gates, Omidyar, Soros) finanziano ‘esperti di disinformazione’ per denigrare tutti i siti che non possono controllare o che non censurano a comando, definendoli vettori di odio e disinformazione”. Da qui la crociata dell’Ue - senza precedenti - contro X, Elon Musk e la libertà d’informazione.