Una mossa geopolitica riaccende il rischio sul petrolio, ma le conseguenze potrebbero essere l’opposto di ciò che il mercato si aspetta. Inflazione, tassi e volatilità tornano al centro.
Non passa nemmeno una settimana dall’inizio dell’anno e già Donald Trump torna a occupare il centro della scena. Questa volta lo fa con una mossa che, almeno a livello di propaganda, viene presentata come un’azione di protezione degli Stati Uniti nella lotta contro il narcotraffico, con la Venezuela finita nuovamente sotto i riflettori. Ma al di là delle letture geopolitiche e ideologiche, che per un investitore di lungo periodo dovrebbero contare relativamente, la domanda vera è un’altra: cosa cambia davvero sui mercati? E soprattutto, cosa potrebbe cambiare nelle aspettative che oggi guidano prezzi, volatilità e tassi?
Perché, come spesso accade, non è tanto l’evento in sé a muovere i mercati, quanto il modo in cui questo evento viene incastrato dentro una narrativa già fragile, fatta di inflazione incerta, catene di approvvigionamento sensibili e banche centrali in equilibrio precario.
La mossa di Trump e la narrativa sulla droga
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