Cos’è Zepeto, l’app più scaricata in Italia

In bilico tra gioco e social network, l’app sta spopolando tra gli adolescenti italiani e di tutto il mondo. Ecco cos’è e come funziona Zepeto

Cos'è Zepeto, l'app più scaricata in Italia

Zepeto è l’app più scaricata in Italia. A metà tra gioco online e social network, viene dalla Corea del Sud e piace per un motivo semplice: permette agli utenti di essere chiunque vogliano. Ma cos’è realmente Zepeto?

Paragonata a Facebook per l’interazione e a Instagram e Snapchat per il dominio delle immagini e delle evoluzioni visive, Zepeto è certamente una commistione di più social insieme, con un’aggiunta di realtà virtuale e gaming che ha riportato alla mente The Sims e l’ormai storico Second Life.

Sta diventando di assoluto dominio tra gli adolescenti di tutto il mondo, e al momento è la prima applicazione in Italia per numero di download. Spopola in oriente e la sua crescita in Sud America ed Europa sta facendo registrare numeri impressionanti.

Cosa c’è di diverso rispetto a tutti i social in voga ora?
L’identità edulcorata che è possibile dipingere con Facebook, Twitter, Snapchat e simili, può diventare finzione al 100% su Zepeto, e proprio da quella finzione creare comunque una base per l’interazione.

Vediamo allora nel dettaglio cos’è Zepeto.

Cos’è Zepeto, app in bilico tra gioco e social

Nata in Corea del Sud, unisce alla sua natura di gioco online una forte componente che la rende a tutti gli effetti anche un vero e proprio social network.

L’utente crea un alter ego in 3D - un avatar - partendo da un proprio selfie, immagine comunque da utilizzare come mera base di partenza, da cui si può poi letteralmente spaziare con la fantasia fino a diventare chiunque si voglia essere.

Il tutto per muoversi all’interno di un mondo virtuale popolato dagli altri avatar/utenti, e da lì costruirsi una vera e propria quotidianità simulata e fantasiosa, che può estendersi e arricchirsi acquistando nuovi oggetti ed accessori messi a disposizione dallo store dell’applicazione.

Una volta scaricata, l’app - facilmente rintracciabile su Apple Store e Play Store: quella giusta ha un avatar dai capelli viola nel logo - chiede di collegarsi a posizione, fotocamera e microfono, elementi indispensabili per l’interazione con gli altri.

Dopodiché, domanderà se l’utente intende registrarsi tramite Facebook o altri social e, al momento della creazione dell’avatar, l’app offrirà la cifra di 1.000 coins per iniziare a usufruire dei servizi messi a disposizione.


L’app crea un avatar a partire da un selfie, che sta poi allo stesso utente personalizzare e modificare in ogni suo aspetto, come si evince dalle schermate in cui è possibile delineare acconciatura e azioni del proprio personaggio.

Il target più conquistato è al momento quello di giovani e giovanissimi, con picchi per quel che riguarda la fascia d’età 14-19 anni. Meno diffusa tra i più grandi, ma comunque in grado di attirare una discreta percentuale di adulti, pronti a concedere a Zepeto una parte maggiore del loro tempo davanti allo smartphone, a discapito di realtà come Instagram, Pinterest o Snapchat.

E per farsi un’idea del volume economico che l’app sta creando, basta citare il forte interessamento manifestato da Mark Zuckerberg, che nel 2016 - agli albori della società tech da cui è poi nato Zepeto, Snow - aveva fatto un’importante offerta al suo fondatore, Hae-Jin Lee. La risposta è stata però un didascalico no.

Zepeto: quali i rischi per i più giovani?

Come app diffusa prevalentemente tra giovani e giovanissimi, Zepeto non ha certo mancato di sollevare polveroni riguardo eventuali problematiche legate al suo utilizzo.

Su tutte, la più attenzionata è quella relativa alla privacy: l’app condivide infatti informazioni degli utenti con numerose aziende.
Indirizzo IP, numero di telefono, indirizzo email e posizione vengono inviate a società di marketing, che a loro volta possono cedere queste informazioni a terzi.

Si tratta di una circostanza per molti inquietante, specie considerando che una larga percentuale di utenti di Zepeto è minorenne.

Altra questione, più ampia e generica, riguarda invece l’utilizzo intensivo che - specie nei Paesi orientali - i ragazzi fanno dell’applicazione, su cui in molti finiscono per riversarsi anche 5 o 6 ore al giorno, quasi fino a renderla un sostitutivo della vita stessa.

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