Il 2024 è stato un anno di straordinaria speculazione sui mercati finanziari, segnato da livelli record di attività nel mercato delle opzioni e una partecipazione senza precedenti da parte degli investitori retail.
Questo contesto di euforia, alimentato da strumenti ad alto rischio e da un mercato azionario in forte rialzo, solleva interrogativi cruciali sul futuro: un anno di speculazione estrema potrebbe preludere a un anno di contrazione?
Record di speculazione e leva finanziaria
Secondo i dati dell’Options Clearing Corp. (OCC), nel 2024 il volume d’affari del mercato delle opzioni ha raggiunto un record assoluto da quando sono iniziati i rilevamenti nel 1973, con un aumento del 9% rispetto al 2023.
Questo segna il quinto anno consecutivo di nuovi massimi storici, un evento senza precedenti. Sebbene le opzioni siano tradizionalmente strumenti usati dagli investitori professionali per finalità di copertura, oggi vengono ampiamente adottate dai trader retail per amplificare le proprie scommesse sulle azioni. La dimensione del mercato delle opzioni generato dai retail ha raggiunto livelli straordinari: secondo Bloomberg Intelligence, circa il 29% dell’attività complessiva nel mercato statunitense delle opzioni è attribuibile a loro. Questa crescita è accompagnata da un uso significativo della leva finanziaria, che espone il mercato a una vulnerabilità crescente.
Il rischio di un panic selling
Uno dei fattori più preoccupanti è che il 97% degli investitori che hanno partecipato al mercato nel 2024 si trova attualmente in guadagno. Considerando l’ampia esposizione rialzista del pubblico retail attraverso il mercato dei derivati, tra opzioni e strumenti a leva, una significativa riduzione di questa percentuale potrebbe scatenare un’ondata di vendite forzate. Non è un’ipotesi da escludere, soprattutto alla luce del crescente utilizzo di sistemi algoritmici basati sull’intelligenza artificiale, che gestiscono in modo passivo i portafogli.
Questi sistemi, progettati per ottimizzare le operazioni in condizioni normali, rischiano di amplificare le fasi ribassiste reagendo rapidamente ai segnali negativi di mercato. Potrebbe davvero accadere nel 2025? L’S&P 500, che quest’anno ha registrato un incremento del 25%, mostra un rapporto prezzo/utili (P/E) vicino a 30x, nettamente superiore alla media storica e alle medie degli ultimi cinque e dieci anni.
Il mercato si trova chiaramente in una fase di ipercomprato, a meno che gli utili attesi (EPS) dei prossimi trimestri non giustifichino l’attuale livello di prezzi dell’indice. Questo rappresenta un ulteriore incentivo per prendere profitto, anche da parte degli investitori istituzionali.
Analisi tecnica dell’S&P 500
Dando uno sguardo al grafico dell’indice S&P 500 emergono segnali evidenti di debolezza. Dopo aver raggiunto la zona dei 6.000 punti, un livello numerario e una soglia psicologica rilevante, il prezzo ha prima interrotto la propria crescita per poi iniziare a contrarsi, in concomitanza con la condivisione delle prospettive di politica monetaria per il 2025 da parte di Powell.
Da quel momento, l’RSI, inizialmente in una zona di ipercomprato, è sceso in area neutrale, indicando un indebolimento. Questo movimento è avvenuto in concomitanza con la rottura al ribasso della trendline crescente che aveva definito l’andamento dei prezzi nell’ultimo anno di contrattazione.
S&P500, 1W
Grafico a candele settimanali dell' S&P500. Fonte: baha.com