Il coronavirus causa danni permanenti in 3 pazienti su 10: l’avvertimento dei medici

Fiammetta Rubini - Martino Grassi

26/05/2020

27/05/2020 - 12:28

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Il coronavirus può causare dei danni permanenti nel 30% dei pazienti, i maggiori problemi riscontrati sono a carico dei polmoni, cervello, cuore e fegato. Cosa dicono i medici.

Il coronavirus causa danni permanenti in 3 pazienti su 10: l'avvertimento dei medici

Il coronavirus può causare danni permanenti ai polmoni, cervello e ad altri organi. Nel corso dell’ultima conferenza dalla Società Italiana di Pneumologia, svoltasi il 26 maggio, è emerso che 3 pazienti su 10 manifesteranno dei danni permanenti ai tessuti polmonari.

Molti pazienti ricoverati con gravi sintomi, alcuni dei quali hanno trascorso settimane a respirare con l’aiuto di un ventilatore meccanico, rischiano di portarsi dietro gli effetti collaterali del virus e dei trattamenti di emergenza a cui sono stati sottoposti per sopravvivere.

Coronavirus, danni permanenti a polmoni e altri organi

Il virus SARS-CoV-2 colpisce l’organismo anche in modo violento ed esteso. Dall’analisi dei dati forniti dai follow-up raccolti da medici italiani e cinesi è stato notato che il coronavirus ha degli esiti simili a quelli dei pazienti affetti dalla SARS nel 2003. Secondo gli esperti il 30% dei pazienti potrebbe non recuperare mai le piene funzionalità polmonari. Ad oggi si stima che per il pieno recupero possano volerci dai 6 ai 12 mesi, ma in alcuni soggetti potrebbe non avvenire mai, e molti pazienti potrebbero continuare a manifestare dei danni cronici a livello polmonare.

Quello che temono maggiormente i medici è il rischio di fibrosi polmonare cronica, che causa l’irrigidimento dei tessuti polmonari e la perdita della funzionalità, rendendo necessaria, in alcuni casi, l’ossigenazione domiciliare.

Luca Richeldi, membro del Comitato Tecnico e Scientifico, presidente della Società Italiana di Pneumologia (SIP) e Direttore del Dipartimento di Pneumologia, al Policlinico “Gemelli” di Roma afferma che “il 30% dei pazienti guariti mostrava segni diffusi di fibrosi polmonare, cioè grosse cicatrici sul polmone con una compromissione respiratoria irreversibile: in pratica potevano sorgere problemi respiratori anche dopo una semplice passeggiata”.

La mancanza di ossigeno e l’infiammazione diffusa, inoltre, possono danneggiare anche altri organi come reni, fegato, cuore e cervello. Molti medici delle unità di terapia intensiva sostengono che i pazienti anziani gravi che guariscono dal coronavirus sono a maggiore rischio sia di malattia grave che di compromissione a lungo termine.

“È presto per dire quali disabilità a lungo termine dovranno affrontare i sopravvissuti della COVID-19, e per il momento ci basiamo sui danni permanenti causati da una polmonite grave”, spiega la dottoressa Ferrante, pneumologa e medico di terapia intensiva presso la Yale School of Medicine. “Alcune infezioni come quella della COVID-19 che possono trasformarsi in sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), con le sacche d’aria nei polmoni che si riempiono di liquido, si portano dietro delle cicatrici che possono causare problemi respiratori a lungo termine”, continua l’esperta.

Può causare delirio e perdita della memoria

“Dopo un caso di polmonite grave una combinazione di malattie croniche preesistenti e un’infiammazione prolungata possono aumentare il rischio di malattie future tra cui infarto, ictus e patologie renali”, ha detto Sachin Yende epidemiologo e medico di terapia intensiva del Medical Center dell’Università di Pittsburgh.

Un altro rischio per i pazienti ospedalizzati è il delirio, un ostato di confusione mentale che può portare a deficit cognitivi a lungo termine, come perdita della memoria. Gli esperti sospettano che il virus della COVID-19 sia in parte responsabile poiché, come già visto con i virus della SARS e della MERS, questo coronavirus può infiltrarsi e danneggiare le cellule del cervello.

Ma non è finita qui, perché gli esperti si stanno preparando anche a un’ondata di problemi di salute mentale, tra cui ansia, depressione, insonnia e disturbo da stress post-traumatico a seguito dello stress psicologico della malattia grave. Uno studio condotto su persone ricoverate in ospedale per la SARS ha rilevato che oltre un terzo presentava sintomi di depressione e ansia da moderati a gravi a un anno dalla guarigione.

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