Dal 15 al 19 giugno sarà possibile sottoscrivere il nuovo BTP Italia Sì, il titolo di Stato indicizzato all’inflazione italiana pensato principalmente per i piccoli risparmiatori e per il quale è stato appena comunicato il tasso minimo garantito all’1,60%. L’emissione arriva in una fase in cui i rendimenti obbligazionari restano elevati e molti investitori si chiedono se abbia ancora senso proteggersi dall’inflazione oppure se sia preferibile acquistare uno dei BTP tradizionali già quotati sul mercato.
La risposta dipende soprattutto da una variabile: l’andamento dell’inflazione nei prossimi cinque anni. Con le ipotesi attuali, il nuovo BTP Italia Sì appare molto più competitivo rispetto a quanto si potesse immaginare nelle settimane precedenti. Con un tasso reale minimo garantito dell’1,6%, infatti, il titolo diventa interessante già con un’inflazione media di poco superiore all’1,5% annuo. Se l’inflazione dovesse invece mantenersi vicino o sopra il 2%, il vantaggio rispetto ai principali BTP tradizionali potrebbe diventare significativo.
È proprio questo il punto centrale dell’analisi. Per capire quale soluzione possa risultare più conveniente occorre confrontare il nuovo titolo con alcuni dei BTP oggi disponibili sul mercato e stimare quale potrebbe essere il comportamento dell’inflazione italiana fino al 2031.
Come funziona il nuovo BTP Italia Sì
Il nuovo titolo avrà una durata di cinque anni e riconoscerà cedole semestrali indicizzate all’inflazione italiana. A queste si aggiungerà un premio fedeltà dello 0,6% per coloro che lo acquisteranno durante il periodo di collocamento e lo manterranno fino alla scadenza.
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha fissato il tasso reale minimo garantito all’1,6% annuo. Questa rappresenta la componente fissa del rendimento, alla quale si aggiunge la rivalutazione collegata all’andamento dell’inflazione misurata dall’ISTAT.
Il rendimento finale del titolo dipenderà quindi dall’evoluzione dei prezzi al consumo. Se l’inflazione dovesse restare elevata, il risparmiatore beneficerebbe di cedole rivalutate. Se invece dovesse rallentare sensibilmente, anche il rendimento complessivo del titolo ne risentirebbe.
Un elemento particolarmente interessante riguarda la protezione dalla deflazione. Qualora l’inflazione diventasse negativa, il tasso minimo garantito continuerebbe comunque a essere riconosciuto e il capitale nominale investito verrebbe rimborsato integralmente alla scadenza.
Perché l’inflazione è tornata al centro dell’attenzione
Negli ultimi mesi il mercato obbligazionario ha registrato un aumento dei rendimenti e una diminuzione dei prezzi dei titoli. Quando gli investitori iniziano a ipotizzare tassi più elevati o un’inflazione più persistente, le obbligazioni già emesse tendono infatti a perdere valore e i rendimenti salgono.
Questo fenomeno ha riportato l’attenzione su tutti gli strumenti capaci di proteggere il potere d’acquisto del capitale. Per chi investe nel lungo periodo, infatti, non conta soltanto ottenere un rendimento nominale, ma riuscire a preservare il valore reale del patrimonio.
Da questo punto di vista il nuovo BTP Italia Sì si presenta come uno strumento pensato proprio per affrontare eventuali sorprese inflazionistiche nei prossimi anni.
Il confronto con i BTP già quotai sul mercato
Per valutare la convenienza del nuovo titolo è utile confrontarlo con alcuni BTP aventi una durata residua molto simile.
Tra le alternative più interessanti figura il BTP 0,90% aprile 2031, che quota intorno a 90 e offre un rendimento effettivo lordo vicino al 3,18% (3,06% netto). La cedola è contenuta, ma il titolo beneficia del progressivo recupero del prezzo verso quota 100 alla scadenza.
Molto simile è il BTP 2,85% febbraio 2031, che presenta un rendimento lordo di circa il 3,19% (2,82% netto), ma distribuisce cedole più elevate nel corso della vita residua del titolo. Per chi apprezza flussi periodici più consistenti può rappresentare una soluzione particolarmente interessante.
Esiste poi il BTP 6% maggio 2031, caratterizzato da una cedola molto generosa ma anche da una quotazione superiore a 112 (rendimento del 2,47% netto). In questo caso una parte significativa dei flussi futuri viene di fatto anticipata nel prezzo di acquisto e il rendimento effettivo risulta inferiore rispetto agli altri titoli considerati.
Il confronto evidenzia un aspetto spesso sottovalutato dai risparmiatori. Non è la cedola a determinare la convenienza di un investimento obbligazionario, ma il rendimento complessivo ottenibile mantenendo il titolo fino alla scadenza. Una cedola elevata può risultare psicologicamente più gratificante, ma non sempre coincide con il miglior rendimento finale.
Cosa insegna l’inflazione degli ultimi dieci anni
Per capire quali prospettive possa avere il nuovo BTP Italia Sì è utile osservare quanto accaduto ai prezzi al consumo nell’ultimo decennio.
L’inflazione italiana ha registrato una crescita cumulata superiore al 20%, ma il dato nasconde fasi molto diverse tra loro. Tra il 2015 e il 2020 l’aumento dei prezzi è stato spesso inferiore all’1%, mentre gran parte della crescita si è concentrata tra il 2021 e il 2023, quando la crisi energetica e le tensioni sulle materie prime hanno provocato uno shock inflazionistico senza precedenti recenti.
Negli ultimi anni l’inflazione si è ridimensionata, ma non è tornata ai livelli estremamente bassi osservati prima della pandemia. Proprio questa incertezza rende particolarmente difficile prevedere quale sarà il comportamento dei prezzi da qui al 2031.
Lo scenario più probabile per i prossimi cinque anni
Nessuno può conoscere con precisione quale sarà l’inflazione media dei prossimi anni. Tuttavia, partendo dai dati storici e dal contesto economico attuale, è possibile formulare alcune ipotesi ragionevoli.
Per formulare una stima dell’inflazione futura non ci si può limitare a osservare l’ultimo dato disponibile. È più utile analizzare l’andamento dell’inflazione nell’arco di un intero ciclo economico.
Considerando gli ultimi dieci anni, l’inflazione italiana ha registrato una media annua vicina al 2%. Tuttavia questa media è stata fortemente influenzata da due periodi eccezionali: gli anni compresi tra il 2015 e il 2020, caratterizzati da un’inflazione molto bassa, e il triennio 2021-2023, durante il quale i prezzi sono cresciuti a ritmi eccezionalmente elevati.
Per questo motivo non è sufficiente guardare alla sola media aritmetica. Occorre valutare anche la dispersione dei dati, cioè quanto i singoli valori si siano allontanati dalla media. In statistica questa variabilità viene misurata attraverso la deviazione standard.
Nel caso dell’inflazione italiana degli ultimi dieci anni la deviazione standard risulta relativamente elevata proprio a causa delle forti oscillazioni osservate tra il periodo pre-pandemia e quello successivo alla crisi energetica. Ciò significa che la semplice media del 2% potrebbe sottostimare i rischi di nuove accelerazioni dei prezzi.
Per costruire uno scenario centrale si possono quindi escludere gli eventi più estremi e attribuire maggiore peso ai valori registrati negli anni più recenti, che riflettono un contesto economico caratterizzato da prezzi energetici più elevati, tensioni geopolitiche persistenti e politiche monetarie meno accomodanti rispetto al passato.
Da un lato appare infatti difficile immaginare un ritorno duraturo all’inflazione prossima allo zero che ha caratterizzato gran parte del periodo precedente alla pandemia. Dall’altro sembra altrettanto improbabile una ripetizione dello shock registrato tra il 2021 e il 2023.
Seguendo questo approccio, l’inflazione media dei prossimi cinque anni può essere ragionevolmente collocata intorno al 2,2% annuo, un valore leggermente superiore alla media storica dell’ultimo decennio ma molto inferiore ai picchi osservati nel 2022.
In tale ipotesi il rendimento lordo medio del nuovo BTP Italia Sì, grazie al tasso reale minimo garantito dell’1,6%, si avvicinerebbe al 3,8% annuo. Si tratta di un valore superiore a quello oggi offerto dai principali BTP tradizionali con scadenza nel 2031.
La soglia che decide la convenienza
Con un tasso reale minimo garantito dell’1,6% (che diventa 1,72% se spalmassimo idealmente in 5 anni il premio fedeltà finale dello 0,6%), il punto di equilibrio rispetto ai principali BTP tradizionali si abbassa sensibilmente.
Per eguagliare un rendimento lordo vicino al 3,2%, offerto oggi dal BTP 0,90% aprile 2031 e dal BTP 2,85% febbraio 2031, è infatti sufficiente che l’inflazione media dei prossimi cinque anni si collochi intorno all’1,6%-1,7% annuo.
Se l’inflazione media dovesse risultare inferiore a questa soglia, i BTP tradizionali potrebbero mantenere un leggero vantaggio. Se invece dovesse stabilizzarsi sopra tali livelli, il nuovo BTP Italia Sì tenderebbe a offrire rendimenti superiori.
Con un’inflazione media dell’1%, infatti, il rendimento complessivo del BTP Italia Sì si collocherebbe intorno al 2,6% annuo. Con un’inflazione del 2% si arriverebbe intorno al 3,6%. Con un’inflazione del 3%, invece, il rendimento potrebbe avvicinarsi al 4,6% annuo, cui andrebbe aggiunto il premio fedeltà finale dello 0,6%.
Quale scelta appare oggi più razionale?
Alla luce dei rendimenti attualmente disponibili sul mercato, il nuovo BTP Italia Sì appare decisamente più competitivo rispetto alle simulazioni formulate quando il tasso minimo garantito non era ancora noto.
I titoli con scadenza nel 2031 continuano a offrire rendimenti superiori al 3% lordo e restano una soluzione valida per chi privilegia la certezza dei flussi futuri.
Tuttavia il nuovo BTP Italia Sì diventa particolarmente interessante anche in scenari di inflazione relativamente moderata. È infatti sufficiente che l’inflazione media si mantenga poco sopra l’1,5% annuo perché il titolo riesca a competere con i principali BTP tradizionali.
Se invece l’inflazione dovesse avvicinarsi o superare il 2%, la rivalutazione del capitale, delle cedole e il premio fedeltà finale potrebbero consentire di ottenere rendimenti superiori rispetto alle principali alternative presenti oggi sul mercato.
In definitiva, alla luce dei rendimenti oggi disponibili sul mercato, il nuovo BTP Italia non richiede più scenari inflazionistici particolarmente aggressivi per risultare competitivo. È sufficiente che l’inflazione media dei prossimi cinque anni si mantenga su livelli moderati perché il titolo possa confrontarsi con successo con molti BTP tradizionali di analoga durata. La vera scommessa dell’investitore non è quindi sulla cedola, ma sull’evoluzione futura dei prezzi al consumo.