In questi giorni di collocamento del neo bond legato all’inflazione nazionale, sulla stampa di settore c’è un susseguirsi di notizie quasi tutte incentrate sui bond. Ossia sulla maggiore o minore convenienza di un’obbligazione o l’altra rispetto all’Italia Sì.
Argomentazioni che non fanno una grinza, ma vi sono altre spendibilità del neo titolo retail spesso dimenticate o non enfatizzate a sufficienza. Ad esempio, conviene e rende di più il Deposito Pensione alle Poste Italiane o il BTP Italia Sì 5 anni?
Per comprendere la ratio del confronto tra due prodotti apparentemente differenti, vediamo le spendibilità del neo bond. A grandi linee, i gestori patrimoniali fanno in genere due ordini di raccomandazioni (tra i vari). La prima riguarda l’evoluzione nel tempo della propria asset allocation che dovrebbe evolvere seguendo il c.d. ciclo di vita. Vale a dire prediligere il rischio (azioni di Borsa) da giovani, quando c’è ancora tanta vita davanti a sé. Da adulti, invece, di consolidare i guadagni conseguiti alleggerendo la componente azionaria a beneficio di quella obbligazionario. In età avanzata, infine, di puntare in assoluto alla protezione dello status quo. È uno stadio in cui la vita si è “contratta” per cui prodotti monetari e obbligazioni a breve/medio termine sono da prediligere.
In merito al BTP Italia Sì, invece, i gestori sostengono di prediligerlo quando si teme una ripresa accelerata dell’inflazione, specie se temuta a lungo termine. In tal caso il tasso fisso spesso genera rendimenti reali negativi. Alternativamente, quando un portafoglio è già composto da prodotti a tasso fisso e sul capitale di rischio. Qui sorge l’esigenza di bilanciare in parte la composizione del giardinetto titoli. Infine, quando si è avanti negli anni e l’obiettivo è di preservare (in termini reali) quanto già si dispone.
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Il Deposito Supersmart Pensione
Tra i prodotti del reddito fisso a garanzia sovrana, e di matrice risparmio postale, c’è il Deposito Supersmart Pensione. È uno dei 7 accantonamenti disponibili per i titolari di libretto di risparmio postale Smart monointestati o cointestati a firma disgiunta. Tra i requisiti, è richiesto che si tratti di clienti che vi accreditino una pensione INPS. Poi funziona al pari di un conto deposito bancario, ma ha natura e garanzia sovrana e non privata come per il prodotto concorrente.
Con quest’ultimo condivide il regime delle spese. Supersmart Pensione non ha costi di attivazione, gestione e chiusura, e non necessita della profilatura Mifid. La ritenuta fiscale sugli interessi è al 26% e non al 12,50% come per i buoni fruttiferi, e l’imposta di bollo è al 2X1.000 annua del capitale.
Altri enormi vantaggi sono il taglio minimo di sottoscrizione di 500 € e relativi multipli, e la facilità di uscire dal vincolo anche prima del termine. In ogni tempo l’emittente (CDP e non Poste Italiane, l’intermediario) ammette lo svincolo totale o parziale (importo minimo di 50 € e multipli), a patto il saldo non scenda sotto i 500 €. Infine il prodotto non conosce il rischio di mercato, dato che non va mai sotto cento al netto di eventuali oneri fiscali.
Invece due aspetti controversi sono la durata e il rendimento annuo lordo a scadenza. Il primo è di soli 364 giorni a partire dal giorno di attivazione, un anno che bene o male passa in fretta. Alla scadenza non si sa se l’emittente lo ripropone o meno alla clientela e a quali condizioni economiche. Il secondo prevede una remunerazione fissa del 2,25%, che scende all’1,66% al netto della ritenuta.
La macro struttura del BTP Italia Sì 5 anni
Ora, per fare un raffronto con il BTP Italia Sì, è “come se” l’1,66% del Deposito Pensione contenesse in sé sia la parte fissa che variabile presente invece sul BTP. Peraltro senza premio fedeltà finale, che invece impreziosisce il guadagno finale del bond retail.
L’obbligazione prevede poi 5 anni di durata e non 1 anno come il Deposito e paga gli interessi ogni 6 mesi e non tutti a scadenza. I suoi rendimenti sono invece variabili, composti da una parte fissa dell’1,60% annuo lordo più una variabile pari all’inflazione di periodo. Dopo 5 anni arriva lo 0,60% di premio per chi non avrà venduto il BTP prima del tempo.
Facciamo 4 esempi e immaginiamo altrettanti tassi medi annui futuri dell’inflazione pari allo 0,50%, all’1,00%, all’1,50% e al 2,00%. I rispettivi guadagni annui (la cedola è semestrale) sarebbero pari a:
- 1,60% di fisso più lo 0,50% di parte variabile, per un totale del 2,10% annuo lordo;
- 1,60% più l’1,00% di inflazione, per un totale del 2,60% p.a.;
- 1,60% e 1,50% di parte variabile, per un totale del 3,10% annuo lordo;
- 1,60% di componente fissa e 2,00% di parte variabile, per un totale del 3,60% p.a.
Se poi prendessimo lo 0,60% finale e lo spalmassimo idealmente per i 5 gli anni di vita del BTP otterremmo dei ritorni, nell’ordine, del 2,22%, 2,72%, 3,22% e 3,72%.
È evidente che al netto di futuri scenari inflazionistici molto risicati, poi gli yield del BTP battono quelli del Deposito.
Conviene e rende di più il Deposito Pensione alle Poste Italiane o il BTP Italia Sì 5 anni?
Rispetto al prodotto del risparmio postale l’obbligazione presenta indubbi vantaggi, ma anche diversi aspetti contro.
I primi due sono di natura tecnica, e cioè il fatto che serve la profilatura Mifid e l’apertura di un conto titoli, di solito oneroso (qualche decina di euro l’anno). La gestione del titolo comporta poi delle spese verso il proprio intermediario finanziario di fiducia. Inoltre c’è il maggior taglio minimo di ingresso pari al doppio (1.000 €) rispetto a quanto serve per sottoscrivere il vincolo Pensione. Infine c’è il rischio di mercato, cioè la non certezza di riavere indietro il nominale sottoscritto prima del 23/06/’31. Prima di allora il titolo sarà tradabile sul MOT alle condizioni di mercato vigenti al tempo della rivendita. Per cui se al tempo X il BTP prezzerà 98, per esempio, si liquiderà in perdita. Tuttavia, passati i primi 20-30 mesi questo pericolo dovrebbe ridursi di tanto, il che non vuol dire che sparirà del tutto.
E i vantaggi? In primis c’è il maggior rendimento a scadenza al netto dei poco probabili scenari di inflazione quasi nulla nei prossimi 5 anni. Anzi, sul BTP si è sicuri al 100% di avere un ritorno reale positivo, visto che nei 5 anni paga sempre il carovita di periodo. Su tutti prodotti a tasso fisso, Deposito Pensione incluso, è da dimostrare che il ritorno reale sia positivo. Non solo, ma i payout arrivano a cadenza semestrale senza necessità di dover rivendere il titolo che continuerà ad essere fruttifero.
Poi si giova della minore aliquota fiscale sugli interessi al 12,50% contro il 26% precedente, compensata però dai maggiori costi di gestione. Ancora, abbiamo le possibili, maggiori opportunità di guadagno prima del termine date dal MOT. Al tempo X, per esempio, il bond potrebbe prezzare 102 e convincere il suo titolare a venderlo, incassare la plusvalenza e reimpiegare il capitale diversamente. Né va dimenticato il discorso dell’esenzione dei titoli di Stato dalle imposte di successione nei casi estremi, beneficio di cui non gode il vincolo Supersmart. Infine c’è la maggiore durata del bond che, in un certo senso, per un lustro toglie il pensiero sul come gestire un capitale. Salvo necessità e/o ripensamenti e/o varie ed eventuali sopraggiunte in corso d’opera.