Conviene comprare il bond a 100 anni di Google? Rendimento e rischi del “Matusalemme”

Claudia Cervi

11 Febbraio 2026 - 12:13

Google valuta un bond a 100 anni per finanziare l’AI: cosa significa davvero per chi investe? Un precedente aiuta a capire rendimenti, rischi e scenari.

Conviene comprare il bond a 100 anni di Google? Rendimento e rischi del “Matusalemme”

Un’obbligazione che scade nel 2126. Significa prestare soldi a Google oggi e rivederli tra cento anni. Alphabet sta infatti valutando l’emissione di un bond “Matusalemme” per finanziare la corsa all’intelligenza artificiale. Sui mercati l’attenzione è già altissima.

I bond secolari sono rarissimi e ogni volta che tornano fanno discutere: chi compra non scommette solo su un’azienda, ma su un intero secolo di economia, inflazione, tassi e rivoluzioni tecnologiche. In cambio, però, c’è la promessa di un rendimento stabile per decenni firmato da uno dei colossi più solidi al mondo.

Ma è davvero un investimento intelligente oppure una scommessa troppo lunga?
Prima di lasciarsi sedurre dal fascino del bond secolare, conviene capire quanto potrebbe rendere, quali sono i rischi reali e soprattutto a chi può davvero convenire.

Perché Google vuole davvero un bond a 100 anni (e cosa dice sul futuro dell’AI)

Il possibile “Matusalemme” di Google non è solo una curiosità finanziaria: è un segnale molto più profondo sul momento storico che stiamo vivendo. Le big tech stanno entrando in una fase simile a quella delle grandi utility del Novecento: investimenti giganteschi, infrastrutture fisiche, ritorni diluiti nel tempo. I data center per l’intelligenza artificiale non sono software, ma centrali energetiche digitali che richiedono capitali enormi oggi per generare valore nei prossimi decenni.

Quando un’azienda decide di indebitarsi per 100 anni, sta implicitamente dicendo due cose al mercato. La prima: si sente abbastanza solida da promettere cedole per generazioni. La seconda, ancora più interessante: considera l’AI una trasformazione strutturale, non una moda tecnologica. In altre parole, Alphabet non sta finanziando un prodotto, ma un’infrastruttura destinata a durare quanto l’elettricità o Internet.

E qui emerge il vero motivo per cui il mercato dei bond guarda con interesse a queste emissioni: fondi pensione e assicurazioni hanno bisogno disperato di rendimenti prevedibili e di lunghissimo periodo. Un’obbligazione secolare di una big tech con flussi di cassa enormi è quasi perfetta per chi deve pagare pensioni tra 30, 40 o 60 anni. Per il piccolo investitore, però, il discorso cambia: quello che per un fondo è stabilità, per un risparmiatore può diventare un vincolo difficilissimo da gestire.

Se avessi investito 10.000€ nel bond secolare Motorola nel 1997: quanto varrebbero oggi

Per capire cosa significa davvero investire in un bond a 100 anni, il precedente di Motorola è illuminante. Nel 1997 l’azienda lanciò il suo “century bond” con cedola fissa al 5,22% e scadenza nel 2097. All’epoca dominava il mercato dei cellulari: una leadership che oggi ricorda quella delle grandi Big Tech.

Investendo l’equivalente di 10.000 euro nel 1997, dopo il passaggio da lire a dollari con i cambi dell’epoca, la cifra sarebbe diventata poco meno di 12.000 dollari. Il titolo venne collocato a 75,55 per ogni 1.000 dollari di valore nominale: abbastanza per acquistare circa 15 obbligazioni, per un nominale complessivo di 15.000 dollari.

Da lì sarebbe iniziata la rendita. La cedola del 5,22% ha garantito circa 783 dollari l’anno: in quasi trent’anni significa poco meno di 22.000 dollari incassati, oltre 18.000 euro ai cambi attuali.

Motorola oggi non è più il gigante di allora, ma il bond è ancora in piedi e quota attorno all’80% del nominale. Quelle 15 obbligazioni valgono circa 12.000 dollari, poco più di 10.000 euro. Sommando cedole e valore attuale del titolo, l’investimento iniziale da 10.000 euro avrebbe generato circa 28.500 euro complessivi.

Questa storia spiega bene la natura dei bond secolari: non scommesse sulla crescita infinita di un’azienda, ma sulla sua capacità di restare abbastanza solida da pagare cedole per decenni. Ed è la stessa logica che oggi torna con il possibile “Matusalemme” di Google.