In borsa c’è un detto: «Acquista quando c’è sangue per le strade». È un’espressione cruda, ma rende bene l’idea di un concetto che sembra banale nei bull market, ma che diventa difficile da applicare nei bear market o nei ribassi: non aver paura durante i crolli.
Durante le fasi di forte ribasso, la paura prende facilmente il sopravvento. Sensazioni che sembravano superate durante i periodi di crescita tornano improvvisamente a farsi sentire. Quindi, ha senso iniziare a comprare in questi momenti?
La risposta non è così semplice.
Il contesto attuale: una settimana difficile per l’S&P 500
Questa settimana, l’S&P 500 sembra avviarsi verso la chiusura di uno dei periodi più difficili degli ultimi due anni. Per trovare un precedente simile bisogna tornare ai crolli di agosto 2024, quando il timore di una recessione negli Stati Uniti si diffuse a causa di un improvviso aumento del tasso di disoccupazione.
Oggi, come allora, il pericolo recessione torna al centro dell’attenzione, dopo essere stato discusso almeno quattro volte negli ultimi cinque anni. A contribuire a questa nuova ondata di timori è stata la revisione al ribasso delle stime di crescita del PIL da parte della Fed di Atlanta, un indicatore considerato piuttosto accurato. Questo modello ha recentemente previsto una recessione, nonostante fino a poche settimane fa stimasse una crescita del 4% entro fine anno. Questo drastico cambiamento ha destabilizzato i mercati, portando a una reazione emotiva significativa.
Cosa ha scatenato il panico sui mercati?
Il mercato ha reagito con un’ondata di vendite, spinta principalmente da due fattori:
- Il sentiment negativo: il Fear & Greed Index della CNN è passato rapidamente da «Greed» a «Fear» nel giro di poche settimane. L’incertezza ha dominato il mercato, con gli investitori che sono passati dalla paura di un’economia surriscaldata alla preoccupazione per una recessione imminente.
- Le vendite algoritmiche: molte delle vendite sono state esacerbate da sistemi di trading algoritmico, che amplificano i movimenti al ribasso in risposta ai cambiamenti di sentiment e ai flussi di notizie negative. Questo ha creato un effetto domino, accentuando il calo dei prezzi. Lo dimostra il fatto che il numero di PUT è aumentato, così come i flussi negativi da ETF da parte di Hedge Fund, che sono soliti mantenere un approccio più quantitativo alle borse.
I ribassi sono un’opportunità?
Da un punto di vista storico, i ribassi hanno spesso rappresentato ottime occasioni d’acquisto. Tuttavia, come riportato nei documenti di qualsiasi fondo di investimento, «le performance passate non sono garanzia di risultati futuri». Potremmo trovarci di fronte a una semplice correzione o all’inizio di un lungo periodo di debolezza economica?
Alcuni analisti ritengono che potremmo essere entrati in un «decennio perso», un periodo caratterizzato da crescita stagnante e rendimenti del mercato azionario limitati. Ma prima di fare previsioni azzardate, è utile analizzare la situazione attuale dal punto di vista tecnico. Ecco alcune considerazioni che possono aiutarsi a orientarsi:
- RSI (Relative Strength Index): su timeframe giornaliero, l’RSI ha raggiunto i minimi degli ultimi sei mesi, segnalando una possibile condizione di ipervenduto. Tuttavia, non ha ancora toccato i minimi di altri crolli recenti, come quelli di aprile e agosto 2024, il che lascia spazio a ulteriori ribassi.
- Media mobile a 200 periodi: questo livello di supporto dinamico è stato toccato e ha fornito una reazione positiva, ma successivamente il prezzo è tornato a testarlo. In passato, questo indicatore ha rappresentato un solido supporto per il mercato.
- Indicatori di breadth: attualmente, circa il 50% dei titoli dell’S&P 500 si trova sotto la media a 50 giorni, mentre il 55% è ancora sopra la media a 200 giorni. Questo suggerisce che la correzione non sta colpendo tutti i settori in modo uniforme, ma si concentra principalmente su alcuni comparti.
Quali settori stanno soffrendo di più?
La recente correzione ha colpito principalmente il settore tecnologico. Questo si riflette in un aumento del rapporto tra titoli value e growth, che indica un ritorno d’interesse verso azioni più difensive. C’è da dire che, in realtà, mentre l’S&P 500 è in rosso sui rendimenti YoY, la componente value dell’indice mostra ritorni positivi, evidenziando un netto distacco fra le due componenti. Un’evidenza che sembra restare valida anche confrontando i settori low beta con i settori high beta: mentre i primi sono positivi, i comparti più vicini all’andamento dell’indice hanno subito ribassi importanti.
Il motivo sta proprio nella volatilità implicita: non a caso, il VIX, l’indice di volatilità, ha superato nuovamente i 24 punti, segnalando un aumento della paura tra gli investitori. Un’evidenza simile si riscontra anche per il MOVE, l’indice di volatilità del mercato obbligazionario.
È il momento di comprare?
Non esiste una risposta univoca. Il mercato sta attualmente reagendo probabilmente in modo eccessivo a una stima economica ancora molto incerta.
Se la recessione non si materializzerà come previsto, questi ribassi potrebbero rappresentare un’opportunità, soprattutto per il settore tecnologico che ha subito le maggiori vendite. Tuttavia, se i dati economici continueranno a peggiorare, la discesa potrebbe essere appena iniziata.