Controlli regime forfettario: a cosa devono fare attenzione le partite IVA

Rosaria Imparato

6 Dicembre 2021 - 12:18

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I controlli sul regime forfettario verificano il rispetto dei requisiti e dei parametri di accesso: vediamo a cosa devono fare attenzione le partite IVA.

Controlli regime forfettario: a cosa devono fare attenzione le partite IVA

In cosa consistono i controlli del Fisco sul regime forfettario? Soprattutto a fine anno, le partite IVA devono fare attenzione a limiti e parametri, per essere sicuri di rientrare nella flat tax del 15% (o 5% per le start up) anche l’anno seguente.

Si è quasi in dirittura d’arrivo con la Legge di Bilancio 2022, ma visto che non sono previsti grandi cambiamenti nella normativa che regola il regime forfettario, i titolari di partita IVA devono fare riferimento ai requisiti attualmente in vigore.

Vediamo quindi a cosa fare attenzione per superare i controlli fiscali e approfittare dei vantaggi del regime forfettario anche nel 2022.

Controlli regime forfettario: a cosa devono fare attenzione le partite IVA

Il regime forfettario consente alcune semplificazioni fiscali e contabili, oltre all’applicazione di un’aliquota fissa al 15% (che diventa del 5% nel caso delle start up, per i primi 5 anni di attività) per le partite IVA con ricavi e compensi annui fino a 65.000 euro.

È stata la Legge di Stabilità 2015 (legge 190/214) a introdurre il regime forfettario, i cui parametri sono stati riformati da:

  • la legge di Stabilità 2016 (legge 208/2015);
  • la legge di Bilancio 2020 (legge 190/2019).

Proprio la manovra 2020 ha cambiato i requisiti di accesso, e da allora sono rimasti gli stessi. Le partite IVA che vogliono accedere al regime forfettario il prossimo anno, o rimanere nel regime agevolato anche nel 2022, devono quindi rispettare i parametri che seguono:

  • avere ricavi o compensi che non superino i 65.000 euro all’anno, e in caso si svolgano più lavori corrispondenti a diversi codici ATECO bisogna considerare la somma dei ricavi e dei compensi relativi alle diverse attività esercitate;
  • non aver sostenuto spese superiori a 20.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori, anche assunti per l’esecuzione di specifici progetti;
  • non aver percepito oltre 30.000 euro di redditi da lavoro dipendente o da pensione.

Quest’ultima soglia non si applica ai lavoratori licenziati o che si sono dimessi, che quindi hanno libero accesso al regime agevolato. Inoltre, non sono previsti limiti di spesa per i beni strumentali.

Inoltre, bisogna tenere i considerazione che le partite IVA escluse dal regime forfettario sono quelle:

  • titolari di quote in società di persone in qualsiasi percentuale;
  • titolari di quote srl e associazioni che permettono il controllo;
  • chi ha avuto una partita IVA negli ultimi 2 anni per la stessa tipologia di attività.

Controlli regime forfettario: come calcolare ricavi e compensi

Per essere certi che non cambino i parametri di accesso al regime forfettario bisogna attendere il testo della Legge di Bilancio 2022, tuttavia nulla finora fa presagire a novità di carattere strutturale. Se per le spese per lavoro accessorio e i redditi da lavoro dipendente è semplice capire se si è dentro o fuori il limite consentito, il calcolo per ricavi e compensi può risultare più complicato.

Il limite va calcolato applicando lo stesso criterio previsto dal regime fiscale e contabile (competenza o cassa) applicato nel periodo d’imposta. Qual è la differenza? Il principio di competenza prevede di registrare le transazioni nel periodo di imposta a cui queste si riferiscono, indipendentemente dal momento in cui i pagamenti si verificano. Invece il principio di cassa include nel calcolo solo i costi e i ricavi per cui ci sia stata manifestazione finanziaria.

I professionisti dovranno considerare solo il regime di cassa. Quindi, indipendentemente dall’ammontare delle fatture emesse, dovranno controllare gli incassi del 2021. Se non si superano i 65.000 euro, allora si può accedere al regime forfettario nel 2022.

Visto che si tratta di regime naturale, il titolare di partita IVA può entrare e uscire dal forfettario in base agli anni. Per esempio, se un professionista è entrato nel regime forfettario nel 2018, ma nel 2020 ha superato la soglia dei 65.000 euro per ricavi e compensi, ha dovuto applicare il regime ordinario. Nel 2021 è potuto ritornare nella flat tax, se non ha superato la soglia dei 65.000 euro. Bisogna anche fare attenzione all’aliquota da applicare: una volta uscito dal forfettario, infatti, non si può più applicare l’aliquota al 5%, ma si va direttamente al 15%.

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