Controlli conti correnti, cosa farà l’Italia dopo la sentenza UE

Patrizia Del Pidio

5 Febbraio 2026 - 12:29

Dopo la sentenza della Corte europea sui controlli bancari che ledono il diritto di privacy del contribuente, il Ministero dell’Economia prende tempo. Cosa farà l’Italia?

Controlli conti correnti, cosa farà l’Italia dopo la sentenza UE

Cosa succederà ai controlli bancari dopo la recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo? Il Mef dovrebbe provvedere immediatamente con delle modifiche, ma prende tempo anche se interviene in sede parlamentare per parlare dell’argomento.

La pronuncia della Cedu dello scorso 8 gennaio che ha censurato l’assetto italiano sull’accesso ai dati bancari, ritiene incompatibile l’ingerenza dell’Amministrazione finanziaria nella vita privata dei cittadini con il quadro normativo italiano e impone una revisione per sanare le criticità.

Controlli sui conti correnti

I ricorsi su cui si basa la sentenza evidenziano che le disposizioni nazionali lasciano ampia discrezionalità nei controlli all’amministrazione finanziaria con un potere di scelta illimitato, anche se le indicazioni di prassi richiedono la necessità di motivare le richieste di accesso. La Cassazione ha ritenuto l’autorizzazione agli accessi bancari un atto interno non impugnabile dal contribuente, anche quando non motivato che, anzi, non è neanche necessario comunicare al contribuente.

La Cedu, pur ritenendo giustificabile l’assenza di un controllo precedente giudiziario per non compromettere l’efficacia dei controlli, sottolinea che sia necessario tutelare efficacemente i contribuenti. Attualmente l’opposizione all’autorizzazione è possibile solo con l’impugnazione dell’avviso di accertamento, ovvero dopo che i controlli sono stati già effettuati. La tutela, per la Cedu, è tardiva e inefficace e la Corte fornisce all’Italia le indicazioni sulle necessarie riforme per evitare, in futuro, le stesse violazioni.

Cosa fa l’Italia?

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze interviene, il 3 febbraio, per la prima volta sul tema in sede parlamentare rispondendo a un question time del deputato di Fratelli d’Italia Guerino Testa.

Federico Freni, sottosegretario al Ministero, ammette che è necessario valutare la portata della sentenza, ma non anticipa quelli che saranno gli interventi normativi. Si limita a comunicare che sono in corso approfondimenti per la valutazione di eventuali iniziative da adottare.

L’impostazione del Mef è prudente e sottolinea che la giurisprudenza “si riferisce alle cosiddette indagini finanziarie e non anche all’utilizzo dei dati dell’archivio dei rapporti finanziari” e che la pronuncia “non può essere ritenuta applicabile”.

Per il Ministero le indagini finanziarie sono uno strumento fondamentale per il contrasto all’evasione fiscale e che l’accesso ai dati bancari avviene normalmente “previa autorizzazione dei relativi organi di vertice”.

Per quanto riguarda la necessità di puntuale motivazione per i controlli bancari, il Mef sottolinea che la motivazione si fonda su “un’attenta analisi preventiva dei fattori di rischio da cui emergano significative anomalie dichiarative”.

La presa di posizione del Mef non collima con la sentenza della Cedu. La corte di Strasburgo guarda alla qualità del diritto per l’accesso ai conti correnti e afferma che lo stesso, nella maggior parte dei casi oltre ad avere una finalità ai fini fiscali, interferisce con la vita privata del contribuente. Proprio per questo la Corte invita l’Italia ad adottare misure generali con regole specifiche perché la violazione rientra in un problema di carattere sistemico.

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