Condannato a 4 mesi di carcere per aver provato a vendere un cane

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9 Aprile 2026 - 12:56

È successo in Friuli. Un uomo ha tentato di vendere un cane maltese fuori da un supermercato: “peccato” che il cucciolo fosse troppo piccolo d’età

Condannato a 4 mesi di carcere per aver provato a vendere un cane

In carcere per 4 mesi per aver tentato di vendere un cane? Sì, è quello che è successo ad Udine o, meglio, è quello che ha sentenziato il tribunale di Udine, che ha condannato un un uomo di 30 anni per il tentativo di vendita di un piccolo maltese.

Piccolo di razza - il maltese è un cane di piccola taglia - e d’età, considerato che non aveva raggiunto i 75 giorni. D’altronde, la legge esiste ed è chiara, sebbene sia molto frammentata tra diverse norme e diverse ipotesi di reato. In ogni caso, il processo non si è chiuso con una sanzione amministrativa, più o meno importante, ma addirittura con 4 mesi di carcere. Perché? Proviamo a ricostruire la vicenda.

100 euro per un cucciolo di cane? No, 4 mesi di carcere

La scena, stando alle ricostruzioni emerse, è di quelle che potrebbero passare quasi inosservate in una giornata frenetica qualunque; un uomo fermo all’esterno di un supermercato, un cucciolo tra le braccia e una proposta semplice, quasi banale: 100 euro per portarlo via. Eppure, proprio quella semplicità ha attirato l’attenzione di alcuni passanti, che hanno deciso di segnalare la situazione.

Da lì si è messa in moto la macchina dei controlli. Il cane, un maltese, era troppo giovane: non aveva ancora raggiunto un’età compatibile con la cessione - indicativamente sotto i 75 giorni di vita. Un dettaglio solo apparentemente secondario, ma che ha rappresentato il punto di svolta dell’intera vicenda. L’uomo, un trentenne di origine rumena, è stato quindi fermato e arrestato.

Il giudice Daniele Faleschini Barnaba del Tribunale di Udine ha poi pronunciato la condanna: quattro mesi di reclusione, con pena sospesa. Una decisione che, a prima vista, può sembrare sproporzionata rispetto al gesto. Ma la pena detentiva lascia intendere che non si sia trattato soltanto di una violazione formale: nella sentenza, infatti, si parla di traffico illecito di animali. Ed è proprio questo il punto che ha portato alla detenzione.

Cosa dice la legge sulla vendita (e il traffico) di animali? Proviamo a capire la sentenza

In Italia, la vendita di cuccioli è regolata in modo preciso: non è possibile cedere un cane prima dei 60 giorni di vita, soglia minima stabilita per garantire uno sviluppo fisico e comportamentale adeguato - oltre a mantenere il rapporto mamma-cucciolo.

Ma non è tutto. La normativa impone anche obblighi stringenti: il cane deve essere identificato tramite microchip, registrato all’anagrafe canina e accompagnato da certificazioni sanitarie. In assenza di questi requisiti, la vendita non è solo irregolare, ma illegale.

E poi c’è il livello europeo. Se l’animale proviene dall’estero - eventualità tutt’altro che rara nei casi di commercio informale - entrano in gioco regole ancora più rigide: l’età minima per l’introduzione legale sale a 3 mesi e 21 giorni, in relazione ai protocolli sanitari, tra cui la vaccinazione antirabbica (90 giorni + 21 del vaccino).

Comunque non si va in carcere per aver provato a vendere un cane prima dei 111 giorni (se importato) o dei 60 giorni (come da norme italiane) di vita. In tali frangenti, si riceve solitamente una sanzione amministrativa pecuniaria. Ben diverso, invece, se viene accertata la presenza di maltrattamenti o traffico illecito di animali. In quest’ultimo caso, come da sentenza friulana, il reato è punito dal Codice Penale - Art. 544-bis e successivi, integrati dalla Legge 201/2010 - e può prevedere la reclusione da 3 mesi a 1 anno, oltre a una multa salata che può arrivare anche a diverse migliaia di euro.

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