Concordato preventivo, a chi conviene e quanto si risparmia

Patrizia Del Pidio

26 Gennaio 2024 - 11:18

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Parte dal 2024 il nuovo concordato preventivo biennale. Vediamo di cosa si tratta, a chi conviene sceglierlo e quanto si risparmia.

Concordato preventivo, a chi conviene e quanto si risparmia

Il 2024 per chi ha partita Iva, è l’anno del concordato preventivo biennale, un accordo con il Fisco che permette, per un biennio di pagare le tasse non in base agli effettivi guadagni, ma sulla base di quanto preventivato dall’Agenzia delle Entrate. Laddove il lavoratore autonomo, il professionista o l’impresa, infatti, accettasse il concordato preventivo, saprà in anticipo le tasse da versare per il 2024 e per il 2025, indipendentemente da guadagni e ricavi. Quanto previsto nello schema di Decreto Legislativo, che recava le istruzioni per il nuovo strumento, è stato rivisto diverse volte per dare più tempo di riflettere ai contribuenti e per includere una platea più ampia di possibili beneficiari.

Una delle ultime modifiche apportate al concordato prevede che possano accedervi anche coloro che hanno un punteggio Isa inferiore all’8, inizialmente esclusi. In questo caso, però, l’Agenzia delle Entrate potrà valutare una proposta meno conveniente proprio in base alla poca affidabilità del contribuente.

Un altro dei punti critici che ha subito una modifica rispetto alle bozze originali riguarda le scadenze. Solo per questo primo anno il termine ultimo per aderire al concordato preventivo è fissato entro il 15 ottobre 2024 (inizialmente per quest’anno il termine ultimo per aderire era fissato al 31 luglio mentre per gli anni successivi la dta ultima di adesione rimane fissata al 30 giugno).

In questo articolo andremo a vedere come funziona il nuovo istituto per le partite Iva, a chi conviene realmente accettare il patto con il Fisco e chi, invece, si troverà a pagare più del dovuto. Quali vantaggi offre realmente l’accettare la proposta di concordato preventivo biennale?

Si tratta di una sorta di scommessa che potrebbe portare, da una parte a pagare meno tasse, ma dall’altra anche a pagarne di più. Vediamo come funziona il concordato preventivo biennale e come saranno determinate le imposte.

Concordato preventivo biennale 2024: cos’è?

L’Agenzia delle Entrate, sulla base dei dati che ha a disposizione concorderà con il titolare di partita Iva le imposte dovute per i due anni successivi. L’eventuale reddito in più guadagnato non sarà soggetto a imposizione. Solo nel caso di introiti minori superiori al 60% il Ministero dell’Economia e delle Finanze potrà prevedere una revoca del concordato in via straordinaria con altre ipotesi di tassazione.

Il concordato, di fatto, sarà una proposta che l’Agenzia delle Entrate farà al titolare di partita Iva, basandosi sui dati in suo possesso, per stabilire le imposte da versare preventivamente. Coinvolti nella nuova misura di blocco delle tasse per due anni saranno sia le partite Iva soggette agli Isa che i contribuenti forfettari.

Requisiti del concordato preventivo biennale

Si tratta di una misura che può essere attivata in modo molto veloce e, proprio per questo motivo, è una delle prime della riforma fiscale, a entrare in vigore. Inserita nella Legge di Bilancio 2024, è in vigore già da quest’anno.

Si tratta di un vero e proprio accordo che l’autonomo stipula su una proposta dell’Agenzia delle Entrate: le imposte saranno stabilite preventivamente, al di là di quello che poi sarà il fatturato reale.

Le imposte dovute saranno solo stimate sulla base di quanto posseduto dall’Ade. Per chi aderisce, la tassazione, però, sarà bloccata fino al 2025 compreso. Eventuali maggiori o minori redditi incassati saranno irrilevanti al fine della determinazione delle imposte, visto che le stesse saranno concordate preventivamente.

La possibilità prevede, poi, che l’Agenzia delle Entrate possa proporre un nuovo concordato preventivo per i due anni successivi (e, quindi, fino al 2027): il titolare di partita Iva, anche in questo caso potrà accettare o meno l’accordo con il Fisco.

Come funziona il concordato preventivo biennale?

Il contribuente si impegna ad accettare e rispettare la proposta dell’Agenzia delle Entrate sulla definizione delle imposte per il biennio di riferimento (2024 e 2025).
Gli eventuali redditi minori o maggiori saranno irrilevanti così come saranno irrilevanti gli eventuali contributi previdenziali maggiori versati sui redditi imponibili non preventivati (ma vale anche il contrario: se si versano minori contributi per un minor reddito, questo non inciderà sulle tasse da corrispondere).

L’applicazione dell’Iva, invece, resterà operativa secondo le regole ordinarie.

Entro il 15 marzo di ogni anno (per il 2024 la data è fissata al 30 aprile) l’Agenzia delle Entrate metterà a disposizione del contribuente programmi utili all’elaborazione della proposta per acquisire i dati. L’Ade, infatti, terrà conto non solo dei dati in suo possesso ma anche di quanto dichiarato dal contribuente oltre che dell’andamento economico dei mercati.

Per aderire alla proposta il contribuente avrà tempo fino alla fine di giugno (per il 2024, invece, fino al 15 ottobre).

Quando arriva la proposta di concordato preventivo?

Inizialmente era previsto che l’Agenzia delle Entrate formulasse la proposta di concordato entro il 26 luglio (per questo primo anno, per gli anni successivi entro il 25 giugno), visto che il contribuente ha tempo fino al 21 luglio (per il 2024, mentre per gli anni successivi entro il 20 giugno) per inviare i dati in suo possesso.

La novità riguarda proprio le tempistiche di formulazione della proposta da parte dell’Ade. L’Agenzia avrà tempo 5 giorni dal momento che il contribuente invia i dati in suo possesso per formulare la proposta e questo fa si che non ci sia una data uguale per tutti per riceverla.

Il comma 2 dell’articolo 9 dello schema di decreto legislativo, infatti, prevede che la proposta debba essere elaborata entro il quinto giorno successivo a quello di invio dei dati da parte del contribuente. Non c’è più, quindi, un termine fisso entro cui ricevere la proposta ma varierà in base al momento in cui saranno comunicati i dati.

Se, ad esempio, un contribuente invia i dati entro il 2 maggio, avrà la proposta di concordato entro il 7 maggio; se i dati vengono inviati il 25 maggio la proposta sarà formulata entro il 30 maggio e così via. Rimanendo il termine di accettazione della proposta fissato sempre per il 15 ottobre per il 2024 e per il 30 giugno dal 2025 in poi, è chiaro che il contribuente che invia i dati in modo celere avrà più tempo per riflettere sull’accettare il concordato oppure no.

Requisiti per accedere al concordato preventivo biennale

Per poter accedere al patto con il Fisco per le imposte bloccate per un biennio è necessario rispettare precise regole e nello specifico, per quanto riguarda i soggetti Isa, sono:

  • viene meno il limite imposto di avere un punteggio pari ad 8, potranno accedere anche coloro che hanno totalizzato un punteggio inferiore;
  • non avere debiti tributari o aver estinto quelli di importo superiore a 5.000 euro.

Anche se inizialmente era stato previsto di escludere dal concordato preventivo Coloro che avevano un voto inferiore all’8, su richiesta del Parlamento questo limite è stato eliminato e tutti i contribuenti Isa hanno la possibilità di aderire. L’unica elemento di esclusione resta fissato per chi ha debiti tributari superiore ai 5.000 euro.

Esclusione dal concordato preventivo

Le cause di esclusione dal concordato preventivo biennale sono:

  • non aver presentato la dichiarazione dei redditi per almeno uno dei tre anni di imposta precedenti a quelli di applicazione del concordato;
  • essere stati condannati per uno dei reati fiscali previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74, dall’articolo 2621 del codice civile, nonché dagli articoli 648-bis, 648-ter e 648-ter 1 del codice penale nei tre periodi di imposta precedenti.

Effetti del concordato preventivo biennale

Accettare la proposta del Fisco sull’imposizione del biennio in questione, non comporta solo avere le tasse bloccate e preventivate. Chi accetta la proposta, infatti, sarà tenuto, in ogni caso, a dichiarare i propri redditi e a presentare la dichiarazione Irap anche per i periodi concordati.

Gli adempimenti ordinari, sia contabili che dichiarativi, andranno in ogni caso effettuati.

La cifra da pagare è calcolata su un eventuale incremento del reddito rispetto a quello dell’anno di riferimento fino a un massimo del 10% , ma nel testo è stato aggiunto anche che è

fatta salva la facoltà di una proposta difforme a tale limite motivata e sottoposta a contraddittorio con il contribuente prima di essere formalizzata.

Come abbiamo anticipato, il contribuente ha la facoltà di integrare i dati di cui l’amministrazione tributaria è a conoscenza, ma nel caso di contribuenti che hanno omesso di dichiarare più del 30% delle entrate, il concordato decade.
Inoltre, qualora il contribuente ha un crollo del fatturato che arriva al 60%, sarà prevista una sorta di uscita di emergenza volontaria dal concordato biennale.

A chi conviene scegliere il concordato e a chi no?

Il concordato è una scelta ottima per chi prevede che il proprio volume di affari resti stabile o possa aumentare nel prossimo biennio. Scegliendo di concordare le imposte preventivamente e in base ai dati posseduti dall’Agenzia delle Entrate, infatti, la prospettiva di non pagare le imposte sui maggiori ricavi potrebbe essere molto allettante.

Si tratta di una scelta che non conviene, invece, per chi ha un volume di affari incerto e che potrebbe tendere al ribasso: in questo caso, infatti, rimanere nella tassazione ordinaria e pagare effettivamente sui redditi conseguiti potrebbe essere maggiormente conveniente. Il rischio, in questo caso, sarebbe concreto di trovarsi nella condizione di pagare tasse più alte al diminuire dei redditi.

Prima di fare una scelta pro o contro il concordato preventivo, quindi, è bene esaminare le condizioni della propria attività per stimare quale potrebbe essere l’andamento per il 2024 e il 2025. Solo dopo questa valutazione, infatti, è possibile comprendere quale sia la scelta maggiormente conveniente caso per caso.

Da tenere presente che vanno valutati anche possibili scenari che non possono essere preventivati, come ad esempio una malattia lunga che non consente di lavorare o la perdita di clienti o committenti, che potrebbero incidere sul fatturato del biennio in questione.

Quanto si risparmia con il concordato preventivo?

Ovviamente non c’è una cifra univoca uguale per tutti, il risparmio che si può avere con il concordato preventivo biennale dipende dal fatturato del biennio di riferimento rispetto agli anni precedenti.

Giusto per capire come potrebbe funzionare, facciamo un esempio pratico di un autonomo che ha aderito al regime forfettario (aliquota della tassazione al 5%) con fatturato medio, negli ultimi anni, di 30.000 euro. Supponiamo che questo lavoratore abbia la certezza che nel 2024 e nel 2025 il proprio fatturato non scenderà sotto la soglia dei 30.000 euro, ma che anzi potrebbe salire a 50.000 euro, quando potrebbe risparmiare?

Sul fatturato medio di 30.000 euro le tasse da pagare sono pari al 5% del coefficiente di redditività per i forfettari. Supponiamo che il coefficiente sia pari al 78%, la tassazione dovuta è di 1.170 euro l’anno. Allo stesso modo i contributi da versare (supponiamo al 26%) sono pari a 6.084 euro.

Se l’Agenzia delle Entrate proponesse un concordato preventivo su queste cifre e il lavoratore, nel 2024, guadagnasse 50.000 euro, quando andrebbe a risparmiare? La tassazione prevista per questo fatturato sarebbe pari a 1.950 euro e i contributi da versare sarebbero pari a un importo di 10.140 euro.

Accettando il concordato preventivo risparmierebbe, quindi, 4.056 euro di contributi e 780 euro di tasse, per un minor versamento totale di 4.836 euro.

Nel caso della partita Iva in regime ordinario, invece, il risparmio, nella stessa ipotesi, sarebbe anche maggiore visto che è sottoposta a tassazione Irpef ordinaria e anche i contributi vengono versati sul totale imponibile previdenziale (non ridotto in base al coefficiente di redditività).

Decadenza concordato preventivo biennale

Una volta accettato l’accordo con il Fisco, il concordato preventivo biennale potrebbe anche decadere. La cessazione immediata dell’accordo è prevista verificarsi di una delle seguenti condizioni:

  • se nel biennio si modifica l’attività rispetto a quella esercitata nel periodo di imposta precedente (a patto che non sia prevista l’applicazione dello stesso indice sintetico di affidabilità);
  • si cessi l’attività;
  • risultino attività non dichiarate o l’inesistenza di passività dichiarate di valore che superi il 30% di quanto dichiarato;
  • in caso di modifiche o integrazioni della dichiarazione dei redditi che comportino una diversa quantificazione del reddito netto (in base a quelli utilizzati per la quantificazione delle tasse del concordato preventivo).

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