Con l’accordo con Teréga, Snam diventa il gigante europeo dell’idrogeno. Cosa cambia per gli investitori?

Redazione Money Premium

23 Luglio 2026 - 10:56

L’accordo su Teréga come un tassello coerente con la strategia di gestione attiva del portafoglio di Snam, capace di rafforzare le sinergie sul fronte dell’idrogeno e della sicurezza energetica.

Con l’accordo con Teréga, Snam diventa il gigante europeo dell’idrogeno. Cosa cambia per gli investitori?

L’approvazione da parte della Commissione europea dell’acquisizione del controllo congiunto di Teréga da parte di Enagás e di Snam rappresenta un passaggio significativo nella strategia di consolidamento infrastrutturale del gruppo italiano e, più in generale, nel processo di integrazione delle reti gas europee verso la transizione energetica.

L’operazione, esaminata secondo la procedura semplificata di controllo delle concentrazioni, non ha sollevato problematiche concorrenziali poiché le società non operano negli stessi mercati geografici né in segmenti verticalmente correlati.

I dettagli dell’operazione

Snam conferma così la propria partecipazione del 40,5 per cento nella società francese, secondo operatore nazionale nel trasporto e nello stoccaggio di gas naturale, mentre Enagás entra con una quota del 31,5 per cento acquisita dal fondo sovrano singaporiano GIC per un corrispettivo di 573 milioni di euro, posizionandosi come secondo azionista davanti a EDF con il 18 per cento e a Crédit Agricole con il 10 per cento.

Teréga gestisce circa 5.100 chilometri di gasdotti e due siti di stoccaggio sotterraneo nel sud-ovest della Francia, pari a circa il 16 per cento della rete di trasporto e al 27 per cento della capacità di stoccaggio nazionale. La sua rete è già interconnessa con quella di Enagás attraverso due punti di scambio internazionale, e l’ingresso dello spagnolo rafforza la cooperazione su progetti strategici come il corridoio H2Med e la dorsale BarMar, destinati al trasporto di idrogeno tra Spagna e Francia.

Per Snam l’accordo non comporta un esborso finanziario aggiuntivo, ma consolida un’alleanza industriale che lega più strettamente le reti italiana, francese e spagnola, amplificando le potenzialità di sviluppo congiunto in un contesto in cui la sicurezza degli approvvigionamenti e la decarbonizzazione restano priorità assolute a livello europeo.

Cosa cambia per il titolo Snam?

Il quadro delle valutazioni espresse dalle principali case di investimento sul titolo Snam appare oggi articolato e riflessivo, con un consensus complessivo che si colloca su una posizione di neutralità o hold, basato sulle indicazioni di una ventina di analisti che coprono regolarmente la società. Il prezzo obiettivo medio si attesta intorno ai 6,50-6,56 euro, a fronte di una quotazione corrente prossima ai 6,19-6,22 euro, implicando un potenziale di apprezzamento contenuto nell’ordine del 5 per cento circa, mentre l’intervallo complessivo dei target oscilla tra un minimo di 5,40 euro e un massimo di 7,30 euro.

All’interno di questa forchetta emergono posizioni più assertive da parte di alcune case che valorizzano la solidità della crescita regolata e il contributo delle partecipazioni internazionali, tra cui quella in Teréga consolidata dall’ingresso di Enagás. Deutsche Bank, per esempio, mantiene da marzo 2026 una raccomandazione di acquisto con un target portato a 7,20 euro dai precedenti 7 euro, sottolineando la capacità del gruppo di espandere la base di asset regolati e di generare valore attraverso le alleanze transfrontaliere senza incrementare in modo significativo il profilo di rischio finanziario.

In modo analogo, Equita SIM ha confermato più volte nel corso del 2026 il giudizio di buy con un obiettivo di 7,30 euro, evidenziando come l’aggiornamento del piano strategico e le operazioni di rotazione di portafoglio, inclusa la gestione attiva della partecipazione francese, offrano un upside non ancora pienamente scontato dalle quotazioni, grazie anche alla visibilità dei flussi di cassa e alla politica di dividendo generosa.

La cautela di alcuni analisti

Altre case di investimento adottano invece un approccio più cauto, concentrandosi sul fatto che gran parte della crescita prevista risulti già incorporata nei multipli attuali e che l’accordo su Teréga, sebbene strategicamente rilevante per il rafforzamento del corridoio europeo del gas e dell’idrogeno, non generi un impatto immediato e quantificabile sui risultati a breve termine. Kepler Cheuvreux ha declassato il titolo a hold nel maggio 2026, elevando però contemporaneamente il target a 6,80 euro dai precedenti 6 euro, motivando la scelta con ragioni di valutazione dopo il rialzo accumulato dal titolo e ritenendo che i benefici derivanti dalle partecipate internazionali, inclusa Teréga, siano già adeguatamente riflessi nel prezzo di mercato.

Posizioni ancora più conservative emergono da Morgan Stanley, che conferma un underweight con target a 6 euro, evidenziando i rischi legati a possibili revisioni del quadro tariffario e alla necessità di mantenere una disciplina rigorosa sul debito in un contesto di investimenti elevati. Anche Berenberg si colloca su hold con un prezzo obiettivo di 6,60 euro, mentre Banca Akros e Intesa Sanpaolo oscillano tra neutral e buy con target rispettivamente a 6,60 e 6,90 euro, riconoscendo il contributo positivo delle attività estere ma sottolineando che il vero motore di valorizzazione resterà la crescita organica della RAB italiana.

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