I BTP hanno già scontato i rialzi BCE? Tra debito pubblico, spread e duration, ecco perché oggi potrebbero essere meno rischiosi di quanto sembri.
Quando si parla di tassi di interesse in Italia, la mente subito va al nostro debito pubblico. Questo è uno dei pilastri, ma anche un’importante fragilità , per molti la vera spada di Damocle, dell’economia del Paese. Oggi vale circa 3.100 miliardi di euro, circa il 135% del PIL, ed è formato soprattutto dai titoli di Stato, BTP, BOT e simili, con una durata media di 7,9 anni. Queste obbligazioni vengono emesse dallo Stato per finanziare la spesa pubblica e rinnovare (quindi, allungare nel tempo) continuamente il debito già esistente.
Questo è un meccanismo semplice: lo Stato prende in prestito dagli investitori e promette di pagare interessi periodici e restituire il capitale alla scadenza. Ma non tutti conoscono un dettaglio: questi titoli non sono garantiti da un bene reale, ad esempio oro, immobili o altro genere di asset similare. Tutto si regge sulla fiducia e sulla capacità dello Stato di pagare, quindi tasse, crescita economica e accesso ai mercati.
Molti credono che qui entri in gioco la Banca Centrale Europea, ma non è così. Non garantisce i BTP, ma aiuta a mantenere stabile il sistema: accetta i titoli come garanzia dalle banche e, nei momenti critici, può intervenire per evitare tensioni troppo forti. È una rete di sicurezza importante, ma non è una protezione totale. Un altro punto chiave è che il debito non viene mai davvero “ripagato” tutto insieme. Viene continuamente rinnovato. Ogni anno circa 400 miliardi di euro di titoli in scadenza vengono sostituiti con nuovi. Finché c’è qualcuno disposto a comprarli, tutto funziona. Ma questo equilibrio dipende da una variabile fondamentale: i tassi di interesse. [...]
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