Commercio, influenza, infrastrutture: cosa vuole la Cina a Panama

Federico Giuliani

3 Febbraio 2025 - 07:57

La presenza cinese a Panama è forte ma solo in chiave commerciale. Trump è tuttavia infastidito dagli accordi del Dragone. E per questo ha minacciato di volersi riprendere il Canale.

Commercio, influenza, infrastrutture: cosa vuole la Cina a Panama

Da qualche settimana Panama è finita sotto i riflettori dell’opinione pubblica globale. Colpa di Donald Trump che, prima in campagna elettorale poi in occasione della cerimonia d’insediamento, ha “minacciato” di volersi riprendere il Canale di Panama: non un’infrastruttura qualunque ma un Canale, appunto, che consente alle navi di passare dall’Oceano Pacifico all’Atlantico senza circumnavigare il continente americano.

La storia dice che l’opera fu progettata, costruita e finanziata dagli Stati Uniti, che la controllarono fino al 1999, e cioè fino a quando gli stessi Usa non cedettero il sito a Panama, rinunciando al suo controllo e a quello delle aree circostanti. Da quel momento in poi il vuoto panamense sarebbe stato gradualmente coperto da una nuova potenza: la Cina. Nei due decenni a venire, e in concomitanza con la crescita della sua influenza in America Latina e Centrale, Pechino intravide infatti un’occasione commerciale d’oro da sfruttare proprio nel Canale di Panama. Accordo dopo accordo, investimento dopo investimento, il Dragone sarebbe presto riuscito a mettere radici nel “cortile di casa” di Washington, Panama compreso.

Quello che oggi infastidisce l’amministrazione Trump è che, per esempio, ai due estremi del Canale - un corso d’acqua artificiale di 82 chilometri - troviamo strutture portuali gestite da Hutchison Whampoa, un gigantesco operatore portuale di Hong Kong, bollato alla stregua di una minaccia alla sicurezza nazionale degli Usa. Ci sono poi tanti altri progetti sostenuti dalla Repubblica Popolare Cinese a Panama tra i quali un ponte sul Canale, una nuova linea della metropolitana nel Paese, un terminal per navi da crociera, un centro congressi e persino un parco eolico.

Ebbene, tutto questo per Trump equivale ad una violazione dello scopo e dello spirito dei trattati tra Stati Uniti e Panama, che richiedevano che il canale rimanesse neutrale.

Una paura ingiustificata?

“Il Canale è e rimarrà panamense e la sua gestione continuerà a essere sotto il controllo di Panama nel rispetto della sua neutralità permanente”, ha tuonato il presidente panamense José Raúl Mulino. Non solo: come hanno spiegato funzionari panamensi, oltre a diversi ex ufficiali militari statunitensi, le strutture cinesi non rappresenterebbero una minaccia militare per gli Usa, non violerebbero la neutralità del Canale, né tanto meno dimostrerebbero che Panama stia cadendo sotto l’influenza di Pechino. Anche perché, ha ben sottolineato il Wall Street Journal, questo piccolo Paese incastonato nell’America Centrale ama il baseball, utilizza il dollaro Usa come moneta ed è la nazione più filo Washington della regione.

Il Canale di Panama è un asset globale rilevante, visto che circa il 4% del commercio globale passa da qui. E ancora: oltre il 70% del traffico è diretto o proveniente dagli Stati Uniti, con le petroliere e le gasiere americane che trasportano carburante verso il Pacifico, e le navi cariche di prodotti agroalimentari sudamericani che lo attraversano in lungo le due estremità.

I dati ufficiali ci dicono però che il carico cinese che transita lungo questa via d’acqua è al secondo posto dopo quello degli Stati Uniti, e che rappresenta meno del 22% delle merci che transitano in loco. Nel 2023, inoltre, gli investimenti statunitensi a Panama ammontavano a quasi 13 miliardi di dollari, facendo impallidire i 515 milioni di dollari cinesi.

La Cina a Panama

Numeri alla mano, la fobia di Trump per l’influenza cinese a Panama potrebbe sembrare sconsiderata. Probabilmente lo è, ma sarebbe un errore ignorare la presenza di Pechino nel Paese, il primo dell’America Latina ad aderire alla Belt and Road Initiative, nel 2018, nonché quello che ospita una diaspora cinese di circa 200.000 persone, la più grande comunità nella regione.

Nel 2017 la Cina ha ottenuto una grande vittoria diplomatica quando Panama ha deciso di tagliare i legami diplomatici con Taiwan. Come diretta conseguenza, Pechino propose al partner di costruire una linea ferroviaria ad alta velocità di 250 miglia da Panama City, la capitale, verso il confine occidentale con la Costa Rica, e una nuova linea della metropolitana, sempre a Panama City. Un consorzio di aziende cinesi, guidato dal conglomerato Landbridge, ha quindi avviato i lavori per sviluppare un porto per container nel Canale, mentre una società statale cinese si sarebbe aggiudicata anche un contratto da 1,4 miliardi di dollari per costruire un quarto ponte all’interno del corso d’acqua.

Nel 2018 Xi Jinping in persona è diventato il primo leader cinese a visitare Panama, ennesimo segnale dell’importanza strategica del Paese per gli interessi geopolitici del Dragone. Molti dei progetti citati, tuttavia, sono stati congelati, altri sono invece ripartiti con l’attuale presidenza panamense. Tanto basta per infastidire Trump.