La nuova normalità: come sono cambiati i mercati dopo la crisi

Ecco come i mercati sono cambiati dopo la crisi finanziaria - Parte 1

La nuova normalità: come sono cambiati i mercati dopo la crisi

La crisi finanziaria globale nel 2008 fu innescata dallo scoppio della bolla immobiliare negli Stati Uniti e culminò con il declino della Lehman Brothers.

Da allora molto è stato scritto ed è stato addirittura girato un film su quegli avvenimenti. Da quel momento molte cose sono cambiate per investitori e trader. Nella prima parte della nostra serie di articoli entreremo nel merito dei singoli cambiamenti. Nella seconda parte tratteremo le conseguenze per i trader.

L’approfondimento è a cura di Traders’ Magazine Italia

È probabile che il concetto di crisi finanziaria globale sia noto a tutti - compresi coloro che hanno iniziato solo di recente ad affrontare il mondo del trading o gli sviluppi dei mercati finanziari globali. Acronimi quali QE, ZIRP o NIRP, in precedenza utilizzati e compresi solo dagli economisti, sono ora parte del gergo di tutti i giorni e sono animatamente discussi nei media.

Cos’è il QE?

QE è l’abbreviazione di Quantitative Easing. Nel caso della Germania, la banca centrale si riferisce anche a titoli pubblici e privati a lungo termine - prevalentemente titoli di stato - nei confronti delle banche commerciali.

Dopo la crisi finanziaria, le banche centrali come la FED, la BoJ giapponese e la BCE sono state costrette a tagliare artificialmente i tassi di interesse e rilanciare gli investimenti e l’inflazione attraverso l’acquisizione di titoli e l’espansione dei loro rispettivi depositi presso le banche centrali.

I loro metodi tradizionali, in primis la riduzione dei tassi ufficiali, non funzionano più. Purtroppo, ad oggi questi obiettivi sono stati raggiunti solo parzialmente. La crisi del settore dell’energia e il forte calo dell’economia cinese non aumentano l’inflazione, in particolare nell’UE. Allo stesso tempo, le obbligazioni di cassa delle banche sono disponibili nell’economia reale, mentre bolle dei prezzi si stanno formando sui titoli azionari, obbligazionari o sul mercato immobiliare.

Le conseguenze della politica monetaria lassista


L’apertura dei rubinetti del denaro, iniziata nel 2008 e 2009 a livello globale, abbatte i rendimenti delle obbligazioni e porta una politica di tassi d’interesse zero (ZIRP-Zero Interest Rate Policy), o addirittura ad un’assurda politica di tassi d’interesse negativi (NIRP-Negative Interest Rate Policy).

Questo provoca molti problemi. Economie come Spagna e Italia, oltre a tassi di disoccupazione giovanile superiori al 40 per cento, sono anche alle prese con tassi di interesse a dieci anni dell’uno per cento. Tuttavia, questi paesi non hanno l’incentivo ad iniziare riforme strutturali e di politica fiscale, e sono completamente dipendenti dalla politica monetaria della BCE. Allo stesso tempo, i livelli di debito di questi paesi stanno esplodendo e sono in grado di pagare solo grazie a tassi di interesse bassi o nulli.

Inoltre, anche investitori conservatori, nella ricerca di rendimenti, sono spesso costretti ad assumersi rischi quasi impensabili 15 o 20 anni fa. Al giorno d’oggi è difficile immaginare un portafoglio diversificato e dal rendimento promettente se non inserendo in portafoglio, come diversificazione quando non totalmente, investimenti in titoli di debito di mercati emergenti, che dieci anni fa erano caratterizzati dal basso merito di credito di questi paesi. Pertanto, non è sorprendente che, secondo il Wall Street Journal, il portafoglio degli investimenti azionari è ora più del 50% in un portafoglio ben diversificato.

Un’analisi della rivista finanziaria Wall Street Journal ha affrontato la questione di come sia dovuto cambiare il comportamento d’investimento di un investitore negli ultimi 20 anni per continuare a guadagnare circa il 7,5 per cento all’anno attraverso i suoi investimenti. La figura 1 illustra come un semplice investimento in 100% obbligazioni, come nel 1995, non dà più oggi lo stesso rendimento. Inoltre, gli investitori devono affrontare oggi una volatilità marcatamente maggiore.


La figura 1 mostra come ha dovuto cambiare il comportamento d’investimento di un investitore, negli ultimi 20 anni per poter guadagnare circa il 7,5 per cento all’anno con i suoi investimenti. Si noti inoltre che il mix dell’investimento ha una sempre maggiore volatilità. Fonte: Wall Street Journal

La figura 1 illustra lo sviluppo negli USA. In Europa e Germania, più aggressiva ed espansiva è la politica a tasso zero e a interesse negativo della BCE, più improbabile è ottenere questo rendimento.

Il fatto è che le compagnie di assicurazione hanno l’obbligo legale di acquistare titoli di stato, nonostante tassi di interesse zero e negativi.

Disincentivi

Tutto questo potrebbe sembrare assurdo nell’economia globale - chi dà soldi ad un altro per poi doverlo pagare - ma è realtà. Queste operazioni sono le conseguenze di acquisti di indebitamento da parte di assicuratori e emittenti di obbligazioni bancarie, che, come un’aspirapolvere, assorbono di tutto per raggiungere i loro obiettivi mensili di indebitamento (nel caso della BCE, per esempio, obbligazioni per un valore di 80 miliardi al mese fino a novembre 2016).

Il fatto è che i tempi in cui il tasso di interesse per un investimento veniva visto come un premio per il rischio, che dipende dalla solvibilità del debitore, sono finiti dal 2008.

Infatti, molti progetti di investimento di cattivi creditori rimangono troppo a lungo sul mercato e viene data liquidità sufficiente per sopravvivere ad aziende non redditizie. Non è solo il caso degli investimenti obbligazionari. Questa manipolazione del mercato da parte delle banche centrali ha anche influenzato il settore azionario.

Il mercato azionario ha subito un costante rumore di fondo, fin dal momento che la tempesta fu scatenata dalla crisi finanziaria del 2008. Per esempio, il mercato azionario statunitense ha toccato nuove punte record e anche il DAX ha raggiunto un massimo storico di oltre 12.000 punti nel 2015.

Di conseguenza, molti operatori di borsa particolarmente orientati sul lungo periodo sono stati in grado di trarre vantaggio dalla politica espansiva della banca centrale della Fed o della BCE dal 2008 e fino ai giorni d’oggi. Sembra anche chiaro che le azioni sono un’alternativa all’attuale contesto di mercato.

La loro quota importante in un portafoglio ampiamente diversificato non è un caso.
È davvero giustificato questo aumento nel mercato azionario? O non è piuttosto una combinazione di eccedenze di liquidità rese disponibili dalle banche centrali, massicci programmi di riacquisto di azioni da parte di molte aziende, e, talvolta, acquisti diretti di liquidità da parte della banca stessa?

E soprattutto, quanto è sano un tale sviluppo da una prospettiva fondamentale di lungo termine - o quanto può essere sostenibile un focus su azioni rispetto a enti pensionistici orientati al lungo periodo?

È chiaro che le aziende sono responsabili di una quota della domanda di loro azioni, anche attraverso massicci programmi di riacquisto di azioni, e stanno così influenzando i prezzi (Fig. 2).

E se i prezzi fossero esageratamente distaccati dal reale sviluppo economico e dalla situazione degli ordini? Quanto è sostenibile tutto ciò nel lungo termine?

Conseguenze per i trader

I trader che gestiscono il loro portafoglio devono trarre le proprie conclusioni. Per esempio, il metodo CANSLIM, reso noto da William O’Neill, che si basa su una combinazione di valore, crescita e aspetti fondamentali per la valutazione di un’azienda, è diventato praticamente inutile per i trader.

Alla fine, per un investitore, probabilmente, la speranza e l’unica possibilità è di entrare nel mercato al momento giusto (che pare oggi molto ottimista dopo il grande rialzo del mercato azionario negli ultimi anni). Se l’obiettivo è quello di raggiungere la redditività a lungo termine nel trading e negli investimenti, la seguente soluzione potrebbe essere appropriata: investire in una buona e solida formazione di trading o considerare un investimento attivato in un conto di trading.

Il fatto è che i massicci interventi di politica monetaria hanno portato ad un livello di moral hazard (“rischio morale”) senza precedenti nei mercati finanziari, che potrebbero portare o meno ad un cattivo risveglio, prima o poi.

Il Moral Hazard

Come descritto in precedenza, Moral Hazard significa che i partecipanti al mercato entrano in investimenti che sarebbero stati identificati come a rischio in tempi antecedenti la crisi finanziaria, ma che allo stesso tempo, presentano un rischio minore. Nel peggiore dei casi, le banche centrali mondiali saranno in grado di stabilizzare i mercati o, sempre nel peggiore dei casi, addirittura di acquistare nuovamente i titoli, lasciando gli “azzardatori” fuori dalle loro posizioni.

Come risultato, i premi di rischio per gli investimenti in tutte le classi di attività sono crollati e la volatilità è diminuita in tutto il mercato. Quello che a prima vista appare come un paradiso assoluto per qualsiasi investitore che sogna un contesto di mercato in cui si possono fare soldi senza rischio, si è rivelato assai diverso negli ultimi anni. Se da un lato investire in attività più rischiose aumenta la possibilità di un maggiore rendimento, dall’altro c’è il rischio che si verifichino perdite di capitale almeno a breve termine.

Maggiore è la posizione che si sceglie in una negoziazione, maggiore è il guadagno in caso di andamento positivo. Ma, allo stesso modo, la perdita sarà molto più significativa se la negoziazione si rivela sbagliata.

Conclusione

Innanzitutto si può affermare che gli sviluppi successivi alla crisi finanziaria del 2008 e le parziali forti escursioni e esagerazioni di prezzo, per esempio i flash crash, hanno mostrato chiaramente quanto siano importanti specialmente per l’investitore privato e il trader un’adeguata gestione del rischio e del denaro, una chiara riduzione della leva, e l’uso costante di stop-loss nelle negoziazioni giornaliere.

Nella seconda parte vi mostreremo come neppure i professionisti vengono risparmiati dalle conseguenze della crisi ed esamineremo un esempio pratico

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