Come investire in azioni? La guida completa per iniziare

Claudia Cervi

1 Giugno 2026 - 13:44

Investire in azioni conviene ancora nel 2026? Quanto capitale serve, dove aprire un conto, come scegliere i titoli. Tutto quello che devi sapere prima di comprare.

Come investire in azioni? La guida completa per iniziare
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Sui conti correnti italiani ci sono oltre 4,7 trilioni di euro. Una cifra che non ha quasi equivalenti in Europa e che racconta qualcosa di preciso sulla cultura finanziaria del nostro Paese: tenere i soldi fermi fa meno paura che investirli.

Il problema è che quella sensazione di sicurezza ha un costo. Chi ha messo 10.000 euro in un conto corrente dieci anni fa oggi ha ancora 10.000 euro, ma con un potere d’acquisto sensibilmente inferiore. Chi invece ha investito sull’S&P 500 nello stesso periodo, reinvestendo i dividendi, si ritrova con oltre 30.000 euro.

Senza dover cercare il titolo giusto e senza avere migliaia di euro da parte. La parte più difficile, di solito, è capire come iniziare, evitare gli errori più comuni e costruire un metodo.

La nostra guida spiega come farlo, anche partendo da zero.

Cosa significa comprare un’azione

Quando compri un’azione acquisti una quota di una società quotata in Borsa. Per esempio, se compri azioni Apple, diventi a tutti gli effetti socio di Apple. La quota è minuscola, certo, ma reale. Lo stesso vale per STMicroelectronics, Intesa Sanpaolo, Enel o qualsiasi altra società quotata.

Da quel momento la quota in portafoglio si muove insieme all’azienda. Se il mercato pensa che quella società crescerà, aumenterà gli utili o avrà prospettive migliori, il prezzo tenderà a salire. A volte, però, può capitare che un titolo scenda, anche molto rapidamente, senza notizie negative. Anche le aziende più solide possono perdere valore in Borsa se i tassi di interesse salgono, se l’economia rallenta o se gli investitori hanno semplicemente paura.

Ecco il primo errore che commettono i principianti: cercano di comprare basso e vendere alto. È una semplificazione pericolosa. In realtà serve capire perché un’azienda potrebbe valere di più tra cinque o dieci anni.

Chi compra azioni riceve anche una quota dei profitti che l’azienda decide di distribuire agli azionisti.

Dove si comprano le azioni?

Le azioni si comprano tramite intermediari autorizzati chiamati broker, cioè piattaforme che permettono di accedere direttamente ai mercati finanziari.

Oggi quasi tutto passa da smartphone o computer. Nel giro di pochi secondi si può comprare un titolo quotato al Nasdaq, sul FTSE Mib o su un altra Borsa internazionale senza muoversi da casa. Con un solo conto si può investire in banche italiane, colossi tecnologici americani, società energetiche o aziende legate all’intelligenza artificiale.

Non tutti i broker sono uguali e la scelta sbagliata può costare migliaia di euro.

Prima di aprire un conto, conviene verificare che il broker sia autorizzato a operare in Europa e vigilato da autorità come Consob, CySEC o BaFin. Se il broker deve rispettare regole precise sulla gestione dei fondi e sulla trasparenza operativa, c’è maggior tutela e sicurezza. E se il broker fallisce, i tuoi soldi non spariscono.

Per aprire il conto ci vuole poco tempo. Invii un documento d’identità, fai la verifica dei dati, un primo bonifico e il conto è operativo. Da lì in poi comprare un’azione è la parte più semplice: si cerca il titolo, si inserisce l’importo e si invia l’ordine. La difficoltà vera, semmai, è capire cosa comprare e perché.

Come si guadagna con le azioni?

Con le azioni si guadagna in due modi ed è importante capire la differenza perché sono strategie diverse.

Il primo è l’aumento del valore del titolo nel tempo. Compri un’azione a 100 euro e la rivendi quando vale 150, la differenza è il guadagno.

E dai dividendi. Alcune società distribuiscono periodicamente una parte degli utili agli azionisti. In pratica, oltre all’eventuale crescita del titolo, ricevi anche un flusso di denaro diretto sul conto.

Aziende come Eni, Intesa Sanpaolo o Coca-Cola vengono spesso acquistate proprio per la loro capacità di generare dividendi regolari. Magari non raddoppieranno in pochi mesi, ma tendono a generare utili stabili e dividendi regolari nel tempo.

Quanto capitale serve per iniziare?

Molto meno di quanto molti immaginino. Uno dei falsi miti da sfatare è che per investire in Borsa servano grandi patrimoni. In realtà puoi iniziare con poche centinaia di euro al mese, accumulando capitale nel tempo.

Molti tengono ferma la liquidità aspettando di avere una somma importante da investire. Aspettano e nel frattempo l’inflazione mangia una parte dei soldi e i mercati continuano a salire.

Attraverso i PAC (piani di accumulo del capitale) si investe una somma fissa ogni mese indipendentemente da come vanno i mercati. È un modo intelligente per ridurre il rischio di entrare tutto in una volta e scoprire dopo che era il momento peggiore.

Quanto investire inizialmente dipende da tre fattori: il reddito disponibile, l’orizzonte temporale e la tolleranza al rischio. Per chi parte da zero spesso ha più senso iniziare con importi contenuti, capire come reagisce emotivamente alle oscillazioni del mercato e costruire esperienza passo dopo passo. Gli errori fatti con 100 o 200 euro insegnano più di qualsiasi corso online.

Come scegliere un broker: cosa guardare davvero?

La scelta del broker pesa molto più di quanto sembri, soprattutto all’inizio. Molti guardano quasi esclusivamente alle commissioni. In realtà ci sono aspetti che contano molto di più.

Un broker con commissioni bassissime ma con una piattaforma lenta, grafica confusa e dati poco chiari può costarti molto più di uno con commissioni leggermente più alte ma più funzionale.

Un aspetto da verificare sempre è la sicurezza. Un broker autorizzato in Europa deve rispettare regole precise sulla gestione dei fondi dei clienti ed essere vigilato da autorità come CONSOB, CySEC o BaFin. Conviene verificare anche che i fondi dei clienti siano separati da quelli della piattaforma. In caso di problemi finanziari dell’intermediario, questa distinzione diventa fondamentale.

Le commissioni possono variare da broker a broker. Alcuni permettono di comprare azioni USA con costi molto ridotti, altri puntano su PAC gratuiti o canoni quasi azzerati in base ai volumi di trading. Anche se negli ultimi anni i costi si sono abbassati parecchio, possono esserci commissioni di inattività, costi di prelievo o altri oneri nascosti che non vedi finché non le paghi.

Non esiste il miglior broker in assoluto. Dipende da quanto investi, quanto spesso operi, quali titoli scegli. Ma puoi escludere velocemente quelli che hanno cattiva reputazione, scarsa regolamentazione o interfaccia complicata.

Come analizzare un’azione prima di comprarla

Comprare un titolo solo perché ha già guadagnato il 50% in poche settimane è uno degli errori più comuni tra chi inizia a investire. La FOMO (la paura di restare fuori dal rally) spesso porta a entrare troppo tardi, proprio quando il mercato inizia a rallentare.

Prima di investire in azioni conviene capire cosa c’è dietro ai numeri della società. Gli investitori professionali guardano soprattutto crescita del fatturato, utili, margini, debito, generazione di cassa e prospettive future. Un’azienda può anche crescere molto rapidamente, ma bruciare liquidità o avere valutazioni già troppo tirate.

È quello che sta succedendo in parte anche nel settore AI. Molti titoli legati all’intelligenza artificiale trattano su multipli elevatissimi perché il mercato sta già scontando anni di crescita futura. Quando le aspettative diventano troppo aggressive basta poco per innescare prese di profitto violente. Nvidia, ad esempio, nelle ultime settimane ha perso quasi il 10% dai massimi pur avendo pubblicato risultati superiori alle attese.

Per capire se un titolo è caro o economico vengono usati alcuni indicatori come P/E, P/S, EV/EBITDA e dividend yield, spesso confrontati con quelli medi del settore.

Accanto ai fondamentali molti investitori utilizzano anche l’analisi tecnica, che osserva andamento dei prezzi, volumi, trend, supporti e resistenze.

Strategie di investimento in azioni: quale si adatta a te?

Non esiste una strategia valida per tutti. Dipende dagli obiettivi, dal tempo disponibile e anche da come si reagisce quando il portafoglio inizia a perdere valore.

Chi sceglie il buy and hold compra azioni con l’idea di tenerle per anni, a volte per decenni. È l’approccio reso famoso da Warren Buffett: si scelgono società solide e capaci di aumentare gli utili nel tempo e si resta investiti a lungo ignorando la volatilità di breve periodo.

Il value investing cerca invece titoli sottovalutati. Aziende che il mercato sta penalizzando troppo rispetto ai fondamentali reali. Qui il rischio è comprare società che sembrano economiche solo perché stanno entrando in difficoltà strutturale. Per questo molti investitori guardano debito, margini e capacità di generare cassa per capire se si tratta davvero di occasione.

La strategia growth investing ricerca titoli che potrebbero crescere molto nei prossimi anni. Molte società tecnologiche del Nasdaq rientrano in questa categoria. Le valutazioni spesso sono già molto alte, perché il mercato sta anticipando utili futuri molto più elevati. Quando però la crescita rallenta anche solo leggermente, possono arrivare ribassi improvvisi e violenti.

L’investimento da dividendo è l’ideale per chi cerca entrate periodiche. Banche, utility ed energetici vengono spesso scelti da investitori vicini alla pensione o da chi vuole costruire nel tempo un flusso di cassa più stabile.

Il trading ragiona invece sul breve periodo. Richiede tempo, disciplina e gestione del rischio molto rigorosa. Molti principianti sottovalutano la componente emotiva: inseguire il mercato dopo un rally o aumentare le posizioni dopo una perdita sono errori molto più frequenti di quanto si pensi.

I rischi che nessuno ti dice

Quando i mercati salgono sembra tutto facile. I problemi iniziano durante le fasi di forte volatilità, quando il portafoglio perde il 10%, il 20% o anche di più in poche settimane. È in queste situazioni che si misura la reale tolleranza al rischio.

Una delle trappole più comuni è comprare dopo grandi rialzi e vendere nei momenti di panico. Succede continuamente, soprattutto tra i principianti. Ma emotivamente, le perdite pesano molto più dei guadagni e questo porta a prendere decisioni impulsive proprio nei momenti peggiori.

Molti vendono troppo presto i titoli che stanno salendo e restano invece bloccati per mesi o anni su quelli in perdita, nella speranza di tornare almeno in pari.

Investire tutto o quasi su una singola azione può generare grandi guadagni oppure trasformarsi in un problema serio. Negli ultimi anni titoli come Meta, Netflix e Tesla hanno attraversato fasi con ribassi superiori al 50%, pur restando tra le aziende più seguite al mondo.

Un altro rischio, spesso ignorato, riguarda chi investe nelle small cap. Alcuni titoli hanno volumi molto bassi e durante le fasi di tensione può diventare difficile vendere rapidamente senza accettare forti ribassi di prezzo.

Come costruire un portafoglio azionario da zero

Molti iniziano a investire comprando titoli senza una logica. Qualche azione Apple perché il brand piace, azioni Tesla dopo aver visto il titolo salire, magari una small cap trovata sui social o nei forum. Dopo qualche mese il risultato spesso è un portafoglio confuso, poco diversificato e difficile da gestire davvero.

Costruire un portafoglio azionario significa invece decidere prima cosa si vuole comprare, quanto rischio si è disposti ad accettare e quanto tempo si pensa di restare investiti. Qui entra in gioco la diversificazione per evitare che tutto il portafoglio dipenda dallo stesso scenario economico o dallo stesso settore.

Avere cinque titoli tecnologici USA, tre europei e due giapponesi non significa essere davvero diversificati. Se il settore AI rallenta o i tassi salgono, possono scendere quasi tutti insieme. C’è invece diversificazione reale quando il capitale è distribuito tra settori differenti, aree geografiche diverse e aziende con caratteristiche anche molto lontane tra loro: tecnologia, sanità, energia, finanziari, consumi, titoli growth e società più difensive o orientate ai dividendi.

Chi parte da zero spesso utilizza gli ETF come base del portafoglio. Un ETF globale permette di investire contemporaneamente in centinaia di società con una sola operazione, riducendo il rischio legato al singolo titolo. Le azioni individuali vengono poi aggiunte in misura più limitata, soprattutto quando c’è una convinzione forte su alcune aziende.

Per molti investitori retail avere tra 10 e 20 posizioni è già sufficiente. Sopra quella soglia diventa più difficile seguire trimestrali, bilanci e notizie societarie. Con troppo poche azioni, invece, aumenta il rischio di concentrazione.

Una struttura molto usata da chi inizia prevede una quota prevalente di ETF globali, una parte dedicata a grandi società americane e una piccola riserva di liquidità per sfruttare eventuali correzioni del mercato. Le proporzioni però cambiano molto in base all’età, agli obiettivi e alla tolleranza al rischio.

Periodicamente è utile ribilanciare il portafoglio. Una o due volte l’anno molto investitori verificano se il peso delle varie posizioni è ancora coerente con la strategia iniziale.

Investire in azioni nel 2026

Chi investe in azioni nel 2026 si muove in un mercato molto diverso rispetto a quello di uno o due anni fa. Con gli indici globali su livelli record, il mercato è diventato molto più selettivo.

Le aspettative sulle banche centrali continuano a cambiare. La BCE ha già previsto misure restrittive per contenere l’inflazione, con rialzi attesi tra giugno e settembre. La Fed, sotto la nuova guida di Kevin Warsh, potrebbe invece tagliarli entro fine anno.

Questo cambia profondamente il comportamento dei mercati, su cui continuano a pesare anche la geopolitica e le tensioni commerciali.

La grande scommessa resta l’AI. Titoli come NVIDIA, Microsoft, AMD e Broadcom continuano ad attirare capitali, ma dopo anni di rally le valutazioni sono diventate molto più tirate.

Per ridurre il rischio, molti investitori stanno tornando a guardare dividendi europei, utility, infrastrutture energetiche e banche. Segmenti rimasti indietro durante il boom AI ma considerati più stabili in una fase di mercato meno euforica.

Nel 2026 comprare azioni a caso è diventato molto più rischioso rispetto a qualche anno fa. La selezione passa sempre di più dall’analisi dei bilanci e delle valutazioni.

Conviene investire in azioni oggi?

Nel lungo periodo le azioni sono state tra gli investimenti più redditizi. Ma resta la componente di rischio. Chi investe in Borsa deve mettere in conto volatilità, correzioni improvvise e periodi prolungati di crisi. Prima o poi arriva sempre una fase in cui il portafoglio perde il 20% o il 30%. Succede anche ai grandi investitori.

Ma anche restare completamente fuori dai mercati ha un costo invisibile legato all’inflazione che erode il potere d’acquisto.

Per questo sempre più risparmiatori hanno iniziato a guardare con interesse a ETF, azioni e investimenti finanziari, anche partendo da cifre piccole. Non per diventare ricchi in pochi mesi, ma per evitare che il capitale perda valore nel tempo. Chi ha iniziato a investire dieci anni fa, anche sbagliando qualcosa, oggi sta decisamente meglio di chi è rimasto fuori dal mercato.

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