Come e a quanto si attesteranno i rendimenti sul comparto del tasso fisso nel 2026? Sono in tanti a chiederselo ma nessuno ha certezze. Al solito si procede per stime e congetture, che perdono di forza man mano le proiezioni sono tanto distanti dall’oggi. Le uniche certezze riguardano allora il presente e il panel di rendimenti già presenti sul mercato. Tra i tanti, ecco un 7,25% annuo cumulativo per 16 anni sull’obbligazione in dollari di questa banca.
La dual tranche di banca Barclays
Il 4 dicembre la nota banca universale Barclays ha emesso una dual tranche con l‘ideazione di Websim by Intermonte. Due obbligazioni con macrostrutture molto similari ma divergenti nei tassi nominali annui e nella valuta di definizione. Abbiamo già visto quella denominata in euro (link di accesso nel riquadro superiore) senza rischio di cambio, per cui ora ci soffermeremo su quella in dollari statunitensi.
Ha identificativo ISIN XS3189138202 ed è negoziata sull’EuroTLX di Borsa Italiana con taglio minimo è di 1.000 USD, che al cambio attuale EUR/USD di 1,1777 fanno 849,11 € a titolo. A questa cifra andrà aggiunto il rateo pro tempore già maturato e le spese di commissione alla banca, per un totale grosso modo intorno a 860 €.
La scadenza è fissata per il 04/12/2041, tra 16 anni, ma l’emittente si è riservata la possibilità di richiamo già a partire dalla fine del 1°, sempre ai primi di dicembre. In concreto l’obbligazione potrebbe rivelarsi fruttifera per soli 12 mesi o molti di più, tutto dipenderà da Barclays. È evidente che il richiamo avverrebbe solo in un contesto di convenienza al debitore, cioè di marcata e perdurante discesa dei tassi di mercato.
Rischio call e cedola cumulativa per l’obbligazione Barclays
Il rischio call (meglio: rischio di reinvestimento) si somma alla natura cumulativa della cedola, aspetto di cui l’investitore deve tenere a mente in principio. Ad ogni 4 di dicembre la banca inglese non pagherà alcuna cedola del 7,25% (il 5,365% al netto del 26% di ritenuta fiscale) fino a data scadenza o di richiamo. L’investimento partorirà un maxicedolone una sola volta e stop, insieme al rimborso definitivo del capitale nominale sottoscritto.
In verità l’alternativa all’attesa dei “comodi della banca” al rimborso del capitale ci sarebbe, ossia rivendere il bond sul mercato secondario. Qui vanno dette più cose, di cui la prima è che la certezza del rimborso a 100 è solo al tempo di estinzione del prestito (salvo default emittente). Prima di tale data i corsi fletteranno sull’EuroTLX, per cui la rivendita potrebbe dar luogo a una plusvalenza o minusvalenza in conto capitale.
Tutto dipenderà dalla differenza tra il proprio prezzo di carico e di scarico del titolo, che a casata si ripercuoterà sul ritorno. La seconda è che al tempo della liquidazione il neo acquirente riconoscerà, cioè pagherà, gli interessi fino ad allora maturati (rateo pro-rata temporis) dal venditore. Ancora, occhio al rischio di liquidità, ossia all’entità degli spread bid/ask, dato che in genere queste emissioni non vivono di grossi scambi sul secondario. Pertanto l’eventuale uscita anticipata da parte dell’investitore andrebbe opportunamente programmata.
Volatilità dei corsi dell’obbligazione sul mercato secondario
Di fondo l’obbligazione in USD di Barclays conserva un buon ritorno effettivo a scadenza anche se il maxicedolone dovesse arrivare tra 16 anni. Il TIR al 2041, ossia il tasso interno di rendimento calcolato in origine e considerando la mancata opportunità di reinvestimento annuale degli interessi fino ad allora, scende al 4,93% annuo lordo. Giusto a titolo di raffronto, l’effettivo a scadenza del T-Bond Tf 4,75% Fb41 USD è del 4,64% alla luce dei corsi attuali a 101,73 USD.
Se invece la call dovesse arrivare prima del 2041 l’effettivo ne risulterebbe più ricco rispetto al pari durata ma cedola periodica. Inoltre va detto che la probabilità di riuscire a sottoscrivere simili obbligazioni sotto la parità nei loro primi mesi/anni di vita non è esigua. Un eventuale prezzo di ingresso a sconto significherebbe donare altro boost all’investimento.
Di contro c’è che le obbligazioni di tipo callable difficilmente si apprezzano di tanto e per tanto sopra cento, anche quando hanno un ricco tasso nominale annuo. Il motivo è semplice. Per far apprezzare di tanto i corsi serve un crollo consistente degli yield, il che porterebbe l’emittente ad estinguere il prestito. Il crollo degli yield, infatti, significherebbe reindebitarsi (per Barclays) a tassi più vantaggiosi. Bene, dato che il rimborso avverrebbe a 100 il mercato poco sarebbe disposto a comprare tanto sopra cento un bond ad elevato rischio richiamo.
7,25% annuo cumulativo per 16 anni sull’obbligazione in dollari di questa banca
Infine vi sono altre tre considerazioni da fare su questo callable e cumulative bond in USD. Una riguarda il rischio di credito, ossia lo stato di salute dell’emittente, oggi molto buono (cioè basso rischio credito) considerato il rating A+ di S&P e Fitch, ed A1 per Moody’s.
Poi c’è che la lunga durata del titolo significherà elevata duration modificata, cioè apprezzabile escursione dei prezzi sul mercato da qui a scadenza. I futuri andamenti del costo del denaro influenzeranno le valutazioni del titolo. Sempre per avere un minimo di raffronti, la duration del T-Bond Tf 4,75% Fb41 USD è a 10,34. Inoltre va detto che la cedola cumulative rende più volatili i corsi rispetto a quelli di un bond a stacco periodico.
Infine occhio al rischio di cambio, dato che il capitale a scadenza o a data rivendita, e la maxi cedola finale (o il rateo al tempo della liquidazione), saranno corrisposti in $ USA. Tra 5 o 10 o 16 anni il cross €&$ potrebbe trovarsi ad esempio a 0,8 come a 1,5, a beneficio nel 1° caso, e a danno dell’investimento nel 2°.
Un prodotto semplice e complesso allo stesso tempo, dunque, sicuramente non adatto a tutti malgrado il taglio retail. Lo strumento presuppone buona propensione a rischio che capacità di comprensione degli aspetti che lo connotano, oltre che di gestione in corso d’opera.