In un tempo in cui la liquidità costa tantissimo e i rendimenti sul reddito fisso sono tornati a salire, restare con le mani in mano è divenuto un lusso da ricchi. Un capitale di qualche decina di migliaia di euro può essere al contempo un porto sicuro per le emergenze e una fonte di entrate sia pur modeste. Come fare? In primis puntando sulla formazione, il miglior investimento si potesse mai fare. Poi affidandosi a un consulente finanziario, molto meglio se è a parcella, per imbastire con lui le migliori strategie possibili per il proprio patrimonio. Ora, tra le centinaia di potenziali soluzioni vediamo come gestire 35.000 € liberi sul conto corrente per guadagnare qualche interesse.
Gestire tutto con il conto corrente? No, grazie
Erroneamente si potrebbe pensare al c/c come a una possibile opzione, ma il saldo nel tempo di un capitale di 35mila € sarebbe devastante. Tra tasse allo Stato e canoni di tenuta conto siamo grosso modo tra i 60 e 130 €/annui di spese certe. Il salasso deriverebbe tuttavia dall’inflazione, attualmente intorno al 3%. Anche a stimarla in area 2,5% nei prossimi 2-3 anni stiamo parlando di 8-900 € di potere d’acquisto perso ogni 12 mesi su 35mila €. Cumulando le spese vive con le perdite “invisibili”, comunque impattanti, volano via mille euro annui, un vero disastro finanziario.
Il c/c nasce per gestire i flussi di pagamento in entrata e in uscita e stop. Al più potrebbe fare da contenitore per il cuscino di liquidità, cioè per quella scorta di cash prontamente utilizzabile in caso di necessità. Per gli esperti potrebbero bastare 2-3 mensilità, modellabili a seconda dei casi. A voler fornire una cifra, 5mila € su ipotetici 35mila disponibili sul conto.
Il parente stretto del c/c: il conto deposito
Il resto andrebbe valorizzato visto il rialzo dei rendimenti sul mercato da un lato e la cifra disponibile non proprio irrisoria dall’altro. Una potenziale alternativa potrebbe essere il conto deposito bancario (CD), libero o vincolato in base alle preferenze. I secondi sono più abbondanti sul mercato e rendono di più, ma bloccano il capitale fino al termine.
I payout variano da banca a banca, ma su un orizzonte di 24-36 mesi si spazia dal 2,00% al 3,50%.
Immaginando un tasso più o meno mediano tra i due estremi al 3%, stiamo parlando di un 1.820 € netti in 3 anni su 30mila € depositati. Il guadagno totale sarebbe sui 2.770 €, da cui poi sottrarre 700 € di tasse e 180 € di bollo, tutto allo Stato. Tuttavia, il limite del prodotto starebbe nell’indisponibilità del capitale prima del termine contrattuale.
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Il fondo monetario passivo
Un’altra alternativa potrebbe passare per l’ETF monetario, specie se la Mifid e il conto titoli sono già attivi. In tal caso l’incombenza e la spesa sarebbero già stati assolti per altri prodotti presenti in portafoglio.
Si tratta di fondi indicizzati e progettati per il parcheggio della liquidità sul breve e medio termine. Hanno livelli di rischio davvero irrisori mentre i loro ritorni sono allineati ai tassi d’interesse della banca centrale. Nell’Eurozona, quindi, replicano principalmente il tasso €STR, cioè l’Euro Short-Term Rate. Essendo quotati, il valore di mercato delle loro quote cresce linearmente su base daily, e sono liquidabili in ogni momento a mercati aperti. Inoltre se il fondo investe soprattutto su bond sovrani la tassazione è al 12,50% e non al 26%. Infine godono di un irrisorio rischio di credito dato che investono in molti strumenti rispetto al CD che espone al rischio fallimento del singolo emittente.
Rispetto al CD risulta difficile calcolare a priori i potenziali guadagni attesi. Il rendimento è variabile dato che segue istantaneamente le variazioni dei tassi BCE. Se, ad esempio, sul timeframe a 3 anni i tassi dovessero scendere, ne risentirebbe anche il rendimento. Ipotizzando un tasso medio annuo a 36 mesi del 2,25%, su 30mila € il netto totale composto potrebbe aggirarsi sui 1.500 €. Quanto ai costi di gestione del fondo, immaginando un TER dello 0,10% stiamo parlando all’incirca di un 30 € annui.
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Come gestire 35.000 € liberi sul conto corrente per guadagnare qualche interesse?
L’ultima opzione che qui consideriamo è quella che mixa cash e BTP Short Term quale alternativa al CD e all’ETF monetario. Il 26 agosto il Tesoro ha emesso il nuovo biennale (ISIN IT0005729733) in scadenza il 30/10/’28 e rendimento esitato al 3,02% (tasso nominale annuo: 3%). Non solo, ma oggi sul MOT prezza a sconto a 99,66 per un effettivo a scadenza ancora più interessante.
Nella misura in cui si dispone già di un dossier titoli l’alternativa del bond sovrano non sarebbe male, oltretutto tassato al 12,50%. Inoltre lo strumento è sempre liquidabile dal lunedì al venerdì negli orari di contrattazione di Borsa, sia in tutto che in parte (minimo 1.000 € nominali e multipli di mille). La rivendita avviene ai prezzi di mercato, vero, e tra 1, 2 o 4 mesi potrebbe capitare di vederlo a prezzi inferiori a quelli di carico. Tuttavia, data l’esigua durata del titolo è difficile immaginare prezzi così tanto inferiori agli attuali. Fermo restando che a scadenza il MEF lo rimborserà a 100, alla pari, salvo default come per tutti gli altri casi.