Come garantirsi un futuro sicuro a lavoro nell’era dell’AI, secondo l’esperto

Alessandro Nuzzo

8 Luglio 2026 - 21:20

Il mondo del lavoro è sempre più dominato dall’intelligenza artificiale: Ecco tre abitudini per imparare a conviverci senza combatterla.

Come garantirsi un futuro sicuro a lavoro nell’era dell’AI, secondo l’esperto

L’intelligenza artificiale è senza dubbio la creazione più importante dopo quella avvenuta con l’avvento di Internet. È qualcosa che è entrato prepotentemente nelle nostre vite e difficilmente, in futuro, ne uscirà. Il punto è imparare a conviverci e a utilizzare l’intelligenza artificiale come partner e non come sostituto.

Diverse aziende hanno provato ad automatizzare alcuni processi eliminando la componente umana e affidando tutto a strumenti basati sull’intelligenza artificiale, salvo poi fare un passo indietro quando si sono accorte che il controllo umano deve sempre esserci se si vogliono evitare problemi. Non c’è dubbio che in alcuni settori l’intelligenza artificiale sostituirà parte del lavoro umano e sono proprio le persone che lavorano in quei settori che dovranno specializzarsi, allargare le proprie competenze e trovare nuovi spazi.

Nel mondo del lavoro, ormai, quasi tutti fanno uso dell’intelligenza artificiale per farsi aiutare nelle proprie mansioni. Secondo una ricerca condotta su 2.500 dipendenti, il 39% ha dichiarato che l’intelligenza artificiale li sta rendendo meno intelligenti, il 41% ritiene che danneggerà le prospettive di carriera a lungo termine e il 30% ha affermato di non poter più svolgere il proprio lavoro senza di essa.

Da questi dati emerge una forte dipendenza delle persone dall’intelligenza artificiale, ma allo stesso tempo anche una preoccupazione diffusa: l’utilizzo massiccio di questa tecnologia potrebbe rendere meno autonome le persone, perché rischia di ridurre la capacità di ragionare, analizzare e prendere decisioni senza un supporto esterno. Nonostante questa preoccupazione, però, in tanti ammettono di non poterne più fare a meno.

È evidente che ci troviamo ormai davanti a un punto di svolta. L’intelligenza artificiale è entrata con forza nelle nostre vite e difficilmente scomparirà. Combatterla non è una soluzione, così come non lo è affidarle completamente la propria carriera. I lavoratori che avranno successo saranno quelli che impareranno a usare l’intelligenza artificiale come partner e non come sostituto. Questo è un passaggio fondamentale.

Ci sono tre abitudini specifiche che possono aiutare a convivere con l’intelligenza artificiale senza subirla e senza combatterla, ecco quali.

Tre abitudini da svolgere per convivere con l’intelligenza artificiale nel lavoro

La prima cosa da fare è tenere a mente quante volte utilizziamo l’intelligenza artificiale nel corso di una settimana, soprattutto per motivi lavorativi. Uno dei motivi per cui molti lavoratori ritengono che l’intelligenza artificiale stia erodendo le loro competenze è che vengono spinti a utilizzarla a prescindere dal fatto che un compito lo richieda davvero oppure no. Il 60% dei lavoratori intervistati ha dichiarato di sentirsi sotto pressione nell’utilizzare l’AI per aumentare la propria produttività.

Se non controllata, questa pressione può trasformarsi in una cattiva abitudine. Un controllo settimanale può aiutare a interrompere questo circolo vizioso. È importante tenere traccia di ogni attività che si decide di delegare all’intelligenza artificiale e, a fine settimana, dedicare dieci minuti a riflettere su come è stata utilizzata. Bisogna porsi due domande: ha davvero migliorato il risultato? Quell’attività avrei potuto svolgerla da solo?

Invece di eliminare completamente l’intelligenza artificiale, bisogna concentrarsi sull’utilizzarla nelle mansioni in cui può davvero apportare valore e far risparmiare tempo, evitando però di esternalizzare attività che si potrebbero svolgere tranquillamente in autonomia.

La seconda abitudine è svolgere i compiti più difficili in maniera personale. Il 70% degli intervistati ha ammesso di utilizzare l’intelligenza artificiale in modo improprio per attività delicate o ad alto rischio, che richiedono intelligenza emotiva, buon senso, gestione di conversazioni difficili o capacità di prendere decisioni.

Prima di affidare un compito complesso all’intelligenza artificiale, è bene fermarsi un attimo e provare a risolverlo in maniera personale. Scrivere una prima bozza, formulare un’idea, riflettere a fondo. L’intelligenza artificiale può essere usata per testare, correggere o perfezionare quel lavoro, ma non dovrebbe essere incaricata di costruirlo da zero. È importante che l’idea parta sempre dalla persona, che sia l’essere umano a dare l’input all’intelligenza artificiale, e non a delegare tutto il lavoro alla macchina.

La terza abitudine è sviluppare competenze che l’intelligenza artificiale non è in grado di replicare completamente. I dipendenti hanno indicato tra le competenze più importanti in un ambiente di lavoro guidato dall’AI il pensiero creativo e la capacità di giudizio. Sono queste le qualità che distingueranno i lavoratori di successo da quelli destinati a rimanere fermi.

Per questo può essere utile scegliere una di queste aree da sviluppare ogni trimestre. Se si lavora a diretto contatto con i clienti, bisogna mettersi in situazioni che richiedono di interpretare l’atmosfera o di gestire i disaccordi senza un copione predefinito. Se invece si ricopre un ruolo più analitico, è importante esercitarsi a formulare e difendere il proprio punto di vista prima di considerare l’opinione altrui o i suggerimenti di un chatbot basato sull’intelligenza artificiale.

L’obiettivo non è rifiutare l’intelligenza artificiale, ma imparare a usarla senza perdere ciò che rende davvero competitivo il lavoro umano: giudizio, creatività, responsabilità e capacità di scegliere.