L’ultimo sprint della Cina nella corsa globale al dominio del settore del litio coincide con la recente raffica di lavori completati dalle sue compagnie minerarie in Africa. Nello Zimbabwe aziende cinesi del calibro di Zhejiang Huayou Cobalt, Sinomine Resource Group e Chengxin Lithium Group hanno terminato progetti strategici riguardanti impianti multimilionari per gestire la lavorazione dell’«oro bianco» locale.
Lo Zimbabwe, situato in Africa meridionale, ospita in particolare una delle riserve di litio più grandi del mondo, la stessa che ha attirato le aziende cinesi attive nella ricerca di materie prime per costruire le batterie agli ioni di litio, necessarie per alimentare una vasta gamma di prodotti, dai veicoli elettrici ai pannelli solari. “La Cina sta acquistando tutto il litio che riesce a trovare. C’è un’assoluta frenesia alimentare”, ha dichiarato all’Economist un insider dell’industria locale, dove si trova tra l’altro Arcadia, la più grande miniera di litio del continente, aperta nel 2023 dalla citata Zhejiang Huayou Cobalt.
Grazie a questo e altri investimenti chiave, Pechino oggi controlla l’industria globale delle preziosissime batterie agli ioni di litio, e domina pure gran parte della lavorazione dello stesso minerale. Per accumulare le materie prime di cui ha bisogno, inoltre, la Cina ha rafforzato le proprie relazioni diplomatiche con Paesi africani, del Sud-est asiatico e dell’America Latina. Lo ha fatto prima, e soprattutto in maniera più convincente, rispetto agli Stati Uniti. Che adesso, insieme all’Occidente intero, si interrogano sugli effetti di una simile situazione. Tanto più nel caso in cui dovessero inasprirsi le tensioni internazionali.
Le relazioni strategiche tra la Cina e lo Zimbabwe
Benchmark Mineral Intelligence ha stimato che la dimensione totale del mercato delle materie prime di litio sarà di quasi 1,2 milioni di tonnellate di carbonato di litio equivalente (LCE) nel 2024, e che lo Zimbabwe rappresenterà il 6% di questa cifra. Entro la fine del decennio, l’Africa contribuirà con una quota del 14% alla fornitura globale di materie prime di litio, rispetto al 4% dello scorso anno. Considerando che il Dragone è in prima fila nel continente africano, non stupisce che il Paese sia riuscito a dominare l’intero settore del litio e di altre risorse minerarie.
Il South China Morning Post ha citato alcuni passaggi emblematici riguardanti proprio lo Zimbabwe. Sinomine Resource Group ha speso 300 milioni di dollari per la costruzione di svariati impianti; nel giugno 2022, ha pagato 180 milioni per acquistare la miniera di Bikita, che detiene il più grande giacimento di litio conosciuto al mondo (circa 11 milioni di tonnellate).
Prospect Lithium Zimbabwe, un’unità facente parte del gigante minerario cinese Zhejiang Huayou Cobalt, ha commissionato un impianto di lavorazione del litio da 300 milioni di dollari presso la miniera di litio di roccia dura Arcadia, nella città di Goromonzi. Stiamo parlando di una struttura dotata di una capacità di lavorazione di 4,5 milioni di tonnellate di litio duro, che si traduce in circa 400.000 tonnellate di concentrato all’anno per l’esportazione, successivamente finita nelle mani di Huayou Cobalt per 422 milioni di dollari.
La Chengxin Lithium Group ha invece commissionato un concentratore di litio da 300.000 tonnellate all’anno nella miniera Sabi Star, nello Zimbabwe orientale. Nel 2021, la stessa società ha speso 77 milioni di dollari per un accordo che includeva i diritti minerari nella medesima miniera, in gran parte inesplorata, e investito altri 130 milioni di dollari per costruire il suo impianto di lavorazione del litio.
Pechino ha fame di litio
Secondo il Carnegie Endowment for International Peace, nel 2022 il valore delle importazioni cinesi di minerali ed energia è stato il doppio di quello di America e Ue messe insieme. Nel 2025, inoltre, secondo Rystad Energy la quota africana della produzione globale di litio sarà pari al 10,6%, in crescita rispetto allo 0,1% del 2019, con lo Zimbabwe che rappresenterà la maggior parte dell’aumento. Nel complesso, più del 90% della fornitura africana in questo decennio proverrà da entità almeno in parte possedute da aziende cinesi, ha concluso ancora Benchmark Mineral Intelligence.
Il Dragone, al momento, possiede l’8% delle riserve globali di litio, ma ne raffina il 60-70%. In gioco non c’è però solo il litio. Il blocco occidentale è preoccupato per la posizione dominante consolidata dal gigante asiatico in molti dei settori riguardanti minerali cruciali per la transizione energetica, tra cui il cobalto e i metalli appartenenti alla famiglia delle cosiddette terre rare. Non sarà facile, per l’Occidente, recuperare il ritardo accumulato con la Cina.