Come e perché è fallita la controffensiva ucraina?

Redazione Money Premium

19 Agosto 2023 - 08:15

Gli americani avevano previsto che, se gli ucraini avessero avuto successo, ci sarebbero volute da 1 a 3 settimane per portare a termine la controffensiva.

Come e perché è fallita la controffensiva ucraina?

La controffensiva ucraina, più volte annunciata dal mainstream occidentale, si è dimostrata un buco dell’acqua. Contrariamente a quanti possano pensare, alcuni obiettivi sono stati raggiunti, ma alla fine conta come è andata. In poche parole, è stata una catastrofe.

La prima ragione del fallimento è stata la portata smisurata, al di sopra delle forze ucraine disponibili. Il primo obiettivo dell’Ucraina era quello di mettere alla prova le forze russe, per poi ottenere successo aprendosi la strada nei territori occupati dai russi. Questo è iniziato seriamente con tre sforzi di supporto militare: incursioni a Belgorod, attacchi sui fianchi a Bakhmut e raid sul Dnieper.
Ora, questo sarebbe stato fattibile se l’Ucraina fosse stata in grado di radunare 1.000 carri armati, 3.000 unità di Infantry Fighting Vehicle (IFV) di supporto e migliaia di altri veicoli, ma non è questo il caso. Sono stati comunque in grado di ottenere centinaia di carri armati IFV e un paio di migliaia di altri veicoli, ma non è stato sufficiente per avere la meglio sulla potenza delle forze russe.

Un alto motivo è la capacità di resistenza dei russi.
I primi due attacchi ucraini erano destinati a sfondare fino a Tokmak e Bilmak, nella regione di Zaporizhzhia, entro un paio di settimane.
Invece, due città attaccate il primo giorno, Novodonetskoye e Robotino, sono ancora sotto il controllo russo dopo oltre 10 settimane. Hanno attaccato con alcune unità e mezzi che non avevano senso, come gli AMX-10 francesi che non erano in grado di guidare un assalto meccanizzato.
Gli ucraini della 47a brigata sono stati almeno abbastanza intelligenti da spostare i loro M-55, ma ciò li ha lasciati senza carri armati, dovendo fare affidamento sui Leopard e T-72 della 22a e 33a unità.
Dopo che i loro assalti iniziali sono stati completamente distrutti, hanno cambiato tattica per avanzare gradualmente. In parte ha funzionato ma con elevate perdite di uomini e mezzi.
Successivamente gli ucraini hanno tentato un nuovo assalto, probabilmente dopo una chiamata da Washington il 26 luglio. Gli americani avevano previsto che, se avessero avuto successo, ci sarebbero volute da 1 a 3 settimane per portare a termine il lavoro. Le previsioni ancora una volta sono state errate.

Ora, non importa davvero cosa succeda. L’offensiva è fallita: gli ucraini hanno perso la metà dei Bradley americani assegnati per l’attacco e il 75% dei Leopard 2a6 tedeschi che dovevano ribaltare l’esito del conflitto.
Guardando avanti, l’Ucraina non è completamente priva di risorse militari da spendere in ulteriori attacchi. Hanno ancora brigate inutilizzate e ne stanno formando di nuove ma riscontreranno un periodo di ridimensionamento sul territorio.
Ancor peggio, non saranno in grado di contrastare una eventuale nuova mobilitazione in Russia in autunno.
L’evidente incapacità di contrastare la Russia ha smorzato il sostegno occidentale all’Ucraina, ha indebolito l’organizzazione militare, ma tutte le dinamiche sono ancora intatte, anche se indebolite. Ora l’esito del conflitto è nelle mani della Russia. Fermeranno la linea del fronte, cercando una vittoria totale nel Donbass o lanceranno un attacco su larga scala in tutta l’Ucraina questo inverno?
Impossibile dirlo ad oggi, quel che è certo è la completa miopia dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, travolti da una propaganda che si è dimostrata totalmente opposta alla realtà del fronte ucraino.

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