Da fabbrica del mondo a potenza globale. Nell’arco di due decenni la Cina ha voltato pagina, archiviando la fase della crescita basata sull’esportazione di manufatti a basso costo per entrare in un’era caratterizzata da uno sviluppo di alta qualità. Uno sviluppo basato su settori strategici e strettamente ancorato al mercato interno.
Tutto questo si è concretizzato, tra luci, ombre e molteplici tensioni geopolitiche, sotto la presidenza di Xi Jinping, salito in sella al Dragone nel 2012 e oggi più saldo che mai in cabina di regia.
I prossimi obiettivi di Pechino, dopo aver – sostiene la leadership del Partito Comunista Cinese – sradicato la povertà assoluta e disinnescato crisi potenzialmente letali (settore immobiliare in primis), sono tre: garantire una crescita del pil nazionale per il 2024 intorno al 5%, tenere d’occhio la deflazione e far sì di scongiurare la fuga degli investitori stranieri dal Paese. Investitori prima preoccupati dalle rigide misure pandemiche, poi dalle recenti misure di sicurezza adottate dal governo.
“È imperativo sostenere lo sviluppo di alta qualità come principio inflessibile della nuova era, attuare fedelmente la nuova filosofia di sviluppo su tutti i fronti e migliorare efficacemente la qualità della nostra economia e promuoverne la crescita entro un range ragionevole”, dichiarava Xi in persona nel dicembre 2023.
La trasformazione dell’economia cinese
L’economia cinese sta rallentando. Anzi: ha già rallentato. Una prolungata crisi immobiliare, aggravata da anni di severi controlli anti Covid, hainoltre intaccato la fiducia dei consumatori. La debole domanda globale, l’invecchiamento della popolazione e il calo dei prezzi, hanno fatto il resto.
Tutto ciò, ha scritto Bloomberg, ha fatto sorgere una domanda: la Cina riuscirà a superare gli Stati Uniti come più grande economia del mondo (qualcosa che era ampiamente previsto solo pochi anni fa)? Non sembra essere questa una prerogativa di Pechino, molto più interessato ad esplorare nuovi paradigmi di crescita economica. Il più importante di tutti: sostituire la quantità con la qualità.
La parola d’ordine di Xi, del resto, è “sviluppo di alta qualità”. Significa che la Cina dovrà dare priorità alla crescita sostenibile delle industrie innovative ad alta tecnologia rispetto ad un’espansione guidata dal debito (la stessa che ha spinto il Dragone negli ultimi anni).
Sia chiaro: l’economia cinese - da 18mila miliardi di dollari - punta ancora all’espansione, e la nazione asiatica è sulla buona strada per diventare un Paese “ad alto reddito” entro il 2025.
Accorgimenti, traguardi e nuovi settori di crescita
L’economia cinese ha registrato una forte crescita negli ultimi anni, con un aumento medio del prodotto interno lordo annuo di quasi il 7% dal 2013 al 2019. In tempi recenti Pechino ha cercato di ridurre i rischi finanziari sposando la cosiddetta politica delle «tre linee rosse».
Introdotto nel 2020, questo accorgimento ha fermato la speculazione immobiliare e reso più accessibile l’acquisto di case. Dall’altro ha però spinto molti colossi del settore in un vortice finanziario, contribuendo a un calo della domanda. Di pari passo le autorità locali - che una volta dipendevano dalla vendita dei terreni - devono adesso contrarre prestiti o trovare flussi di entrate alternativi.
Nel frattempo i redditi a livello individuale sono cresciuti. La citata deflazione ha rafforzato l’effetto reale, e dunque i consumatori cinesi non si trovano ad affrontare la crisi del costo della vita che ha colpito molte economie avanzate nel post pandemia. Certo, con un mercato del lavoro difficile e una fiducia indebolita, le persone sono tuttavia riluttanti a spendere.
Altro aspetto da evidenziare: i marchi cinesi sono diventati leader mondiali nel settore dei veicoli elettrici, rappresentando circa la metà di tutti gli EV venduti a livello globale nel 2022. La nazione asiatica ha inoltre installato nel 2023 più pannelli solari di qualsiasi altro Paese ne abbia costruiti in totale, e ha aggiunto una quantità record di energia eolica. Insieme, questi sono i “nuovi tre” settori su cui Pechino ripone grandi speranze per sostituire il vuoto lasciato dal settore immobiliare come motore della crescita. E rimodellare un ordine globale che il gigante asiatico considera essere dominato dall’Occidente.