Come cambia l’Irpef sulle pensioni dal 2027, guida al calcolo del netto

Nuova Irpef sulla pensione: cosa cambia nel 2027? Guida agli importi e ai vantaggi della legge di Bilancio (che, però, non sono per tutti).

di Simone Micocci 0 Commenta

La legge di Bilancio 2027 interviene sul calcolo della pensione netta dal lordo, anche se va detto che le novità riguardano solamente l’Irpef e interessano un numero ridotto di pensionati.

La manovra, infatti, riduce l’imposta per chi percepisce una pensione superiore a 50.000 euro lordi annui. Gli stessi pensionati devono però fare i conti con il nuovo meccanismo di rivalutazione, che riconosce una quota più bassa dell’aumento previsto per l’adeguamento al costo della vita.

Sul versante fiscale il vantaggio arriva quindi dalle minori trattenute Irpef, applicate direttamente dall’Inps in qualità di sostituto d’imposta. A differenza dei tagli degli ultimi anni, però, questa volta a beneficiarne è una platea molto più ristretta: secondo i dati dell’Osservatorio Inps, soltanto una piccola parte dei pensionati percepisce trattamenti superiori a 50.000 euro lordi annui.

Per tutti gli altri il calcolo resta quello già conosciuto, con le detrazioni che riducono l’imposta dovuta e le addizionali che fanno variare il netto anche in base al luogo in cui si vive.

Come viene tassata la pensione

Partiamo dalla tassazione della pensione, che rispetto allo stipendio ha una differenza da tenere presente: dall’assegno non vengono trattenuti i contributi previdenziali. La distanza tra lordo e netto tende quindi a essere meno marcata, il che aiuta considerando che, di solito, la pensione liquidata dall’Inps è più bassa dell’ultimo stipendio.

Per arrivare alla cifra accreditata sul conto si calcola prima l’Irpef lorda, applicando le aliquote previste alle diverse fasce di reddito. Da questa si sottraggono le detrazioni spettanti, mentre vanno poi considerate le addizionali regionali e comunali.

Queste ultime non vengono trattenute tutte nello stesso momento. Per le addizionali comunali si paga una parte in acconto per l’anno corrente, in 9 rate da marzo a novembre, e il saldo nell’anno successivo, in 11 rate da gennaio a novembre. L’addizionale regionale viene invece recuperata interamente a saldo nell’anno successivo a quello di riferimento, sempre da gennaio a novembre.

Nel cedolino del 2027, quindi, ci saranno le addizionali a saldo per il 2026 insieme all’acconto comunale per il 2027.

La nuova Irpef

La novità prevista dal disegno di legge di Bilancio 2027 riguarda il secondo scaglione Irpef, il cui limite superiore passa da 50.000 a 55.000 euro. Sui 5.000 euro compresi tra la vecchia e la nuova soglia si pagherà quindi il 33% anziché il 43%.

Il calcolo parte comunque dai primi 28.000 euro di reddito, sui quali si applica il 23%. Sulla parte successiva, fino a 55.000 euro, l’aliquota è del 33%, mentre il 43% resta sulla quota che supera quest’ultimo importo.

Prendiamo una pensione di 30.000 euro lordi annui: l’Irpef lorda è di 7.100 euro, perché sui primi 28.000 euro se ne pagano 6.440 e sui restanti 2.000 altri 660. In questo caso la manovra non cambia nulla, come per tutti i redditi che non superano i 50.000 euro.

Il risparmio comincia oltre questa cifra. Con una pensione di 51.000 euro lordi annui è di 100 euro, dal momento che l’aliquota più bassa si applica ai soli 1.000 euro che superano la vecchia soglia. Si passa a 200 euro con 52.000 euro di pensione, a 300 euro con 53.000 e a 400 euro con 54.000.

Arrivati a 55.000 euro, il beneficio raggiunge il massimo di 500 euro annui e non cresce ulteriormente: anche chi percepisce una pensione più alta risparmia la stessa cifra.

Le detrazioni e le addizionali

I 7.100 euro del nostro esempio, però, rappresentano l’imposta lorda. Prima di trattenerla dalla pensione, l’Inps applica le detrazioni spettanti, che riducono l’Irpef in base al reddito complessivo del pensionato.

Chi percepisce soltanto una pensione fino a 8.500 euro annui, per tutto l’anno, ha diritto a una detrazione di 1.955 euro, sufficiente ad azzerare l’imposta. È la cosiddetta no tax area. Superata questa soglia la detrazione si riduce, fino ad annullarsi a 50.000 euro, secondo il calcolo illustrato nel nostro articolo di approfondimento.

Per una pensione di 30.000 euro lordi annui, in assenza di altri redditi, la detrazione è di circa 636 euro: l’Irpef da pagare scende così dai 7.100 euro iniziali a circa 6.464 euro.

A tutto questo si aggiungono poi le addizionali regionali e comunali, che dipendono dal domicilio fiscale del pensionato. Per conoscere il netto bisogna quindi considerare anche le aliquote deliberate dai singoli enti e le eventuali esenzioni: è per questo che due pensionati con lo stesso assegno lordo possono ricevere somme diverse sul conto.

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