Com’è nato il Covid: le origini svelate da un nuovo e (forse) definitivo studio

Giorgia Bonamoneta

26/07/2022

27/07/2022 - 10:26

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In uno studio pubblicato su Science è stato finalmente svelato il mistero dell’origine della pandemia. Ora la ricerca si sposta sulle origini del virus, ben più difficile da comprendere.

Com'è nato il Covid: le origini svelate da un nuovo e (forse) definitivo studio

Conoscere com’è nato il Covid-19, le sue origini e i primi movimenti, può aiutare la comunità scientifica a prevedere e prevenire future pandemie. Questo è uno dei motivi per il quale a distanza di anni si sta ancora cercando la vera origine della pandemia di coronavirus. Ormai sembra non ci siano più molti dubbi: il salto di specie è avvenuto a partire da animali in vendita al mercato di Wuhan, negli ultimi giorni di novembre 2019.

A scartare fughe di laboratorio e manipolazione umane c’è il gruppo di ricercatori dello Scripps Research Institute di La Jolla. Lo studio ha ricostruito geograficamente i primi casi censiti, scoprendo che Sars-CoV-2 ha iniziato circolare proprio a ridosso del mercato di Wuhan. Quindi possiamo affermare sempre con maggiore sicurezza, che il salto di specie è avvenuto al mercato di Wuhan, ma le origini del virus sono molto più incerte. Infatti, al mercato vengono venduti diversi animali vivi come le volpi rosse, i tassi del miele, i cani crocioni comuni, i pangolini e altri: è qui che devono ripartire le ricerche, perché occorre definire cos’è accaduto prima che queste specie arrivassero nel mercato di Wuhan.

Da quanto emerso dallo studio, e da altri che lo hanno preceduto, è chiaro che i mercati come quello di Wuhan sono bacini di possibili virus. Non tutti fanno il salto di specie, ma quando accade può essere davvero pericoloso. In fase di prevenzione da un’epidemia è quanto mai consigliabile non frequentare luoghi di vendita di animali vivi o morti di specie con basso controllo. Le origini del virus rimangono ancora da scoprire.

Cosa dice lo studio sulle origini del Covid-19: com’è nato

Lo studio sulle origini del Covid-19 è stato pubblicato su Science. Nello studio si legge che, in seguito alla missione dell’Oms del 2021 che identificò 174 casi di Covid-19 nel dicembre del 2019, è stato possibile geolocalizzare 155 casi su 174 direttamente collegati al mercato di Wuhan. Fin dall’inizio erano presenti due lignaggi diversi del virus: un lignaggio A e un lignaggio B. È evidente che molti casi, scollegati dai focolai, fossero delle “prove” del salto di specie definitivo che ha portato alla diffusione del coronavirus Sars-CoV-2 nel resto del mondo.

Lo studio riporta precisamente il numero di casi direttamente e non direttamente ricollegati al mercato che vendeva e vende animali vivi. Nei modelli spaziali vengono considerati diversi casi di collegamento: con collegamento diretto con il mercato, con collegamento indiretto (focolaio) e con collegamento abitativo. È emerso che tutti i casi di dicembre, periodo nel quale la pandemia ha incubato prima di esplodere verso l’esterno, erano distribuiti proprio nei punti centrali della mappa presa in esame, quindi nei pressi del mercato di Wuhan.

Da dove ha origine il virus?

Conoscere la zona di partenza della pandemia e quindi i primi contatti è utile per prevenire e diminuire la possibilità che un’altra pandemia emerga con le stesse dinamiche. Eppure, conoscere com’è nata la pandemia è ben diverso dallo scoprire le origini del virus. Al momento si può immaginare che il salto di specie sia avvenuto attraverso animali vivi come il pangolino o i cani procioni, ma non si conosce la specie che ha trasportato il virus. Sono soltanto supposizioni, ma conoscere la vera origine del virus potrebbe essere un modo ulteriore per impedire a futuri virus di circolare. Ad esempio eliminando tale animale dal “menù” di vendita nei mercati di animali vivi cinesi, come successo a Wuhan.

Dopotutto, gli eventi che hanno portato alla pandemia di Covid-19 rispecchiano i focolai di Sars-CoV-1 del 2002-2004, dove l’origine della pandemia venne fatta risalire proprio ad animali infetti nelle province cinesi di Guangdong, Jiangxi, Henan, Hunan e Hube.

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